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contributo inviato da MarcoBorciani il 4 novembre 2012

Indipendentemente dalla connotazione positiva o negativa, è innegabile che negli ultimi mesi il sistema politico italiano stia subendo un’enorme serie di cambiamenti e trasformazioni. In questo senso credo che, pur indirettamente, il discrimine sia la presenza del Governo Tecnico a Palazzo Chigi. È come se l’aver demandato ai Tecnici la responsabilità di gestione del Paese, stesse concedendo alla politica (intesa come insieme dei Partiti) il tempo di una rigenerazione e di un ripensamento. Certo, la contingenza dei tanti, decisamente troppi, scandali che hanno costellato negli ultimi mesi lo scenario politico nell’intero Paese, ha impresso una brusca e ardua accelerazione e una conseguentemente brusca e ardua reazione. Insomma, contingenze esterne più o meno volute e più o meno negative,stanno facendo sì che all’inizio della prossima Legislatura il Paese ci arrivi respirando un’aria politica nuova.

O meglio, come si diceva un paio di sere fa a margine di un incontro al Circolo PD, il contesto attuale di forte cambiamento offre anche alla politica numerosi spunti per una trasformazione profonda: in un certo senso, siamo nella transizione verso una “nuova era politica” che, quasi certamente, non può essere agita e interpretata secondo i canoni classici, ma comunque è (o sarà)nuova politica. Purtroppo, però, questa trasformazione, questa evoluzione verso il nuovo non sono percepiti dalla maggioranza dei cittadini: è come se questa fosse una percezione di pochi, pochissimi addetti ai lavori. Questo, ovviamente,è un problema enorme nella misura in cui il sentimento comune tra la gente verso la politica (in senso partitico ampio) sta diventando sempre più di fastidio e repulsione.

A questo proposito, la tornata elettorale siciliana della scorsa domenica ha suonato un campanello d’allarme fortissimo: il 52% abbondante di astenuti è un segnale gravissimo della disaffezione dei cittadini verso le Politica. Di fronte a questo dato, ancorché partiticamente giustificabili, a poco valgono le esultanze dei vincitori: la giusta soddisfazione di PD e UDC deve comunque farei conti con un consenso, è proprio il caso di dirlo, dimezzato. Si impone,dunque, anche per i vincitori una profonda riflessione e autocritica sia per capire le proprie responsabilità di questa disaffezione, sia per capire quali azioni si rendano necessarie per intercettare quei cittadini e il loro voto.
Questo vale tanto per l’elettorato siciliano che, soprattutto, per l’intero elettorato nazionale: sono mesi che i sondaggi circolanti segnalano che l’astensionismo e l’indecisione sono “partiti” ad altissima adesione nell’elettorato: quelle persone, quei voti, quei “sentimenti” vanno intercettati e carpiti. Nessun vincitore potrebbe dirsi tale se le percentuali di astenuti e indecisi dovessero rivelarsi significative (diciamo superiori al 10%).

Torno,dunque, alla mia tesi iniziale: è in atto un percorso di progresso ed evoluzione dei partiti politici che, ognuno nel suo campo e alla sua maniera,stanno veleggiando verso un nuovo assetto, sia interno che esterno. È evidente,però, che questo è in forte contrasto con la sfiducia maturata presso i cittadini: è una contraddizione? In un certo senso sì. Perché se davvero, come credo, i partiti stanno cercando una via nuova di essere attori politici, non è ragionevole il dato di astensione siciliano e non solo. Qual è, allora il passaggio intermedio tra questi due elementi?
Beh, il sentimento di disaffezione elettorale ha radici profondissime, viene da anni di politica malversante e volgarmente poco credibile; mentre il cambiamento è un “atto dovuto” di questi ultimi mesi, un cammino intrapreso da troppo poco tempo. In sostanza, il discrimine è perlopiù un fattore temporale:i cittadini che sono distanti dalla politica, lo sono da tempo e, anche se non è corretto dirla così, hanno trovato scandalo dopo scandalo seguaci sempre più numerosi. Urge, quindi, trovare il punto di raccordo: i pochi, pochissimi –come detto – che hanno contezza della trasformazione che è in atto all’interno dei partiti hanno “l’obbligo morale” di darne conto a quante più persone possibili,rendendo evidentemente perlomeno lo sforzo di cambiamento.

Ora,mi si potrebbe chiedere, giustamente, quali siano questi cambiamenti in atto. Beh,a destra eclatante, se andasse in porto, è la tornata di primarie interne al PDL per la determinazione del candidato premier: sarebbe la prima volta che nel partito padronale della destra italiana, i figli muovono passi in autonomia rispetto alle despotiche volontà del fondatore-padrone. Questo, di per sé, è un ottimo segnale di democrazia, un buon segnale di una crescita e maturazione indispensabili, se quel partito (o rensemblement di politicanti) vuole sopravvivere al suo stesso “creatore”.  Sul fronte centrista,poi, pare sia stato aperto un laboratorio politico nuovo, per la formazione di una lista civica nazionale che funga da spalla all’UDC, portandole in dote voti“vergini” rispetto ai posizionamenti politici fin qui tenuti dai casiniani. Infine,il centrosinistra con le sue Primarie di coalizione sta cercando di approdare ad una ridefinizione sia del campo politico d’azione sia dei programmi sia delle figure politiche cui demandarli.

Troppo poco per dire che sta cambiando il vento? Personalmente non lo credo, affatto.
TAG:  GOVERNO TECNICO  CAMBIAMENTI  ELEZIONI SICILIANE  ASTENSIONISMO  NUOVA ERA POLITICA 
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