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contributo inviato da salernorosario il 4 novembre 2012
           

Anno 2012 N° 45 del 04-11-2012.

IL MEGAFONO.

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE.

La striscia rossa del 27 ottobre 2012.

Bisogna stare sempre con gli occhi aperti. La Costituzione è l'ultimo baluardo e se cade la democrazia va a farsi benedire. Per questo il male peggiore è stare solo a guardare.

Oscar Luigi Scalfaro.

1-L' AMACA [il diritto di voto e l'astensione (ndr)].

(MICHELE SERRA La Repubblica.it 30 ottobre 2012 ).

La maggioranza dei siciliani non è andata a votare, ma sarà ugualmente governata. Da un governo di altri, eletto da altri. Se il proposito di chi non vota è tirare una bordata alla politica, depotenziarla, dequalificarla, il risultato è (sempre) l' esatto contrario: nei suoi nuovi confini, più ristretti, la politica può ugualmente sommare i voti che le restano dentro il cerchio magico del cento per cento. Chi è andato a votare, per quanto minoranza, pesa come una totalità.

E chi non ha votato, per quanto maggioranza assoluta, pesa meno della più insignificante delle listerelle del nostro comicissimo paese (per fare solo tre nomi Popolo dei Forconi, Piazza Pulita e Sturzo Presidente). Di peggio, nel bilancio di chi non vota, si può aggiungere questo: che grazie all' astensione di massa, per vincere e per governare bastano meno voti, sempre meno voti. Lo stesso numero di voti che non erano sufficienti, pochi anni fa, per arrivare secondi o terzi, oggi bastano per vincere.

Ovviamente chi non va a votare ha le sue rispettabili ragioni, e il diritto di non farlo. Ma perde il diritto di lamentarsi per quanto accadrà, e acquisisce il dovere di tacere e subire, perché ha taciuto e subito nel giorno delle elezioni

La striscia rossa del 28 ottobre 2012.

La ricerca del consenso mediatico è uno dei più diffusi e sottili mali delle democrazie: è l’apparire che diventa meglio dell’essere. Questa autoesaltazione può pericolosamente coinvolgere le istituzioni.

Guido Rossi.

2-L'aternativa Grillo, catastrofe annunciata.

(di EUGENIO SCALFARI La Repubblica.it 04 novembre 2012).

BEPPE Grillo e la televisione: questo è il vero fenomeno che va studiato con attenzione perché è da qui che il Movimento 5 Stelle diventa un problema politico del quale le elezioni siciliane hanno dato il primo segnale

La sera di giovedì scorso Michele Santoro ha dato inizio al suo "Servizio Pubblico" trasmettendo l'attraversamento dello Stretto di Messina del comico leader del populismo e dell'antipolitica dopo due ore di nuoto. Il "Servizio Pubblico" ha dedicato alla nuotata e al comizio effettuato appena toccata terra parecchi minuti e altrettanti e forse più al comizio successivo infarcito di parolacce ("cazzo", "coglioni" e "vaffa" punteggiavano quasi ogni frase)

L'ascolto ha avuto il 10,37 di share pari a 2 milioni e quattrocentomila spettatori; poi lo share è salito al 18 per cento restando tuttavia al terzo posto dopo Canale 5 e RaiUno. Non è moltissimo ma sono comunque cifre significative. Il fenomeno consiste nel fatto che Grillo non vuole a nessun patto andare in tv e rimbrotta, anzi scomunica, i pochi tra i suoi seguaci che trasgrediscono a quell'ordine

Non vuole andare in tv perché sarebbe costretto a confrontarsi e a rispondere a domande che non vuole. Vuole soltanto monologare e se un giornalista lo insegue lo copre di contumelie. Quindi fugge dalla televisione ma le televisioni lo inseguono, lo riprendono, lo trasmettono. La Rete è gremita di video sul Grillo comiziante e monologante registrando milioni e milioni di contatti

Conclusione: Beppe Grillo gode d'una posizione mediatica incomparabilmente superiore a quella di qualunque altro leader politico di oggi e di ieri. Una posizione che non gli costa nulla, neppure un centesimo, e gli garantisce un ascolto che si ripete fino al prossimo comizio del quale sarà lui a decidere il giorno, l'ora e il luogo. In Sicilia il suo candidato ha avuto il 18 per cento dei voti e il suo Movimento il 14. I sondaggi successivi al voto siciliano lo collocano attorno al 22 per cento. Quale sia il programma del M5S resta un mistero salvo che vuole mandare tutti i politici di qualunque partito a casa o meglio ancora in galera perché "cazzo, hanno rubato tutti, sono tutti ladri". Monti "è un rompicoglioni che affama il popolo". E "Napolitano gli tiene bordone". Sul suo "blog" uno dei suoi seguaci ha già costruito la futura architettura politica: al Quirinale Di Pietro, capo del governo e ministro dell'Economia Beppe in persona, De Magistris all'Interno, Ingroia alla Giustizia, Saviano all'Istruzione.

Quest'ultimo nome sarebbe una buona idea ma penso che il nostro amico non accetterebbe quella compagnia. Per gli altri c'è da rabbrividire e chi può farebbe bene ad espatriare. Resta da capire perché mai alcune emittenti televisive si siano trasformate in amplificatori di questo populismo eversivo. Resta la domanda: perché lo fanno?.

* * *.

La risposta l'ha data una persona che ha un suo ruolo nella cultura italiana anche se ha sempre dato prova di notevole bizzarria (uso un eufemismo) intellettuale: Paolo Flores d'Arcais in un articolo sul Fatto quotidiano di qualche giorno fa intitolato "Matteo Renzi è pessimo ma io lo voterò" racconta le sue intenzioni delle prossime settimane. Nella prima metà dell'articolo dimostra, citando fatti, dichiarazioni e testi, perché Renzi a suo giudizio è quanto di peggio e di più lontano da una sinistra radicale e riformista

Fornita questa dimostrazione Flores dice che proprio questa è la ragione per cui darà il suo voto nelle primarie del prossimo 25 novembre a Matteo Renzi: perché se Renzi vincerà il Pd si sfascerà e questo è l'obiettivo desiderato da Flores, il quale alle elezioni (così prosegue il suo articolo) voterà per Grillo. Ma perché? Perché Grillo sfascerà tutto e manderà tutti a casa o in galera, da Napolitano a Bersani ad Alfano a Casini, da Berlusconi a D'Alema a Bossi, fino a Monti, Passera, Fornero, Montezemolo... insomma tutti. La palingenesi? Esattamente, la palingenesi. E poi? Poi verrà finalmente il partito d'azione, quello vagheggiato dai fratelli Rosselli e da pochi altri. Verrà e sarà un partito di massa. Guidato da lui? Questo Flores non lo dice. E con chi? Ma naturalmente con Travaglio, con Santoro e con tanti altri che hanno in testa disegni così ardimentosi

A me sembrano alquanto disturbati o bizzarri che dir si voglia, altro non dico

* * *.

Resta ancora in piedi il problema di Mario Monti e della sua cosiddetta agenda. Le Cancellerie europee e Obama (con un fervido "in bocca al lupo" per lui) lo vorrebbero ancora alla guida del futuro governo, ma la volontà degli elettori italiani non può esser condizionata da governi stranieri sia pure strettamente a noi alleati. Sulla sua credibilità l'attuale classe dirigente è interamente d'accordo, ma sulla sua agenda ci sono molte riserve. Quanto a Grillo la sua opposizione a Monti è totale. Faccio in proposito le seguenti riflessioni

1. La credibilità di Monti è strettamente legata alla sua agenda, in parte già attuata in parte non ancora. Se il futuro governo dovesse smantellare la politica economica di Monti la credibilità dell'Italia crollerebbe con tutte le conseguenze che ne deriverebbero. Un esempio per tutti: se futuri investimenti dovranno essere finanziati con un deficit di bilancio e quindi con un ulteriore aumento del debito pubblico, i mercati porterebbero lo spread ad altezze vertiginose con effetti devastanti sul valore del nostro debito, sulla solidità del nostro sistema bancario e sui tassi d'interesse

2. Il fallimento della Grecia può essere sopportato sia pure con molte difficoltà dall'Europa ma l'eventuale default dell'Italia no, perché porterebbe con sé il fallimento dell'intera Unione. Quindi metterebbe in moto un vero e proprio commissariamento del nostro Paese o la nascita di un euro a doppia velocità nel quale noi saremmo relegati nel girone di serie B. Un disastro di proporzioni enormi, come o peggio d'una guerra perduta

3. Lo Stato italiano ha assunto una fitta rete di impegni con l'Unione europea e li ha recepiti nella nostra Costituzione. Il mancato rispetto di quegli impegni sconvolgerebbe dunque non solo l'economia ma anche il nostro assetto giuridico e costituzionale

Ce n'è abbastanza per concludere: in gioco non c'è Monti ma l'Italia. Esistono ovviamente margini di discrezionalità per accelerare il bilancio economico e l'equità sociale, ma il solo modo per renderli compatibili con la situazione esistente è di operare sulla crescita della produttività, su una ridistribuzione importante del reddito e della vendita di una parte del patrimonio pubblico. Non vedo altre vie per il semplice fatto che non esistono

Occorre però che il futuro governo abbia il suo asse nel Centro e nella Sinistra democratica. Si chiama appunto centro sinistra, che unisca in unico disegno riformisti e moderati liberali. A Casini riesce ancora difficile congiungere la parola liberale con quella di moderato, ma bisogna che lo faccia intendendo per liberali non quelli di Oscar Giannino ma i liberal

Ho sentito pochi giorni fa che Vendola dichiara come punto di riferimento per lui la politica del Roosevelt del 1933. Se questo è vero, il punto di riferimento italiano sarebbe Ugo La Malfa e quello francese Mendés France. Se così stanno le cose Vendola entri nel Pd, quello che nacque cinque anni fa al Lingotto di Torino e che Bersani attualmente rappresenta: un partito che, nel rispetto degli impegni europei, vuole costruire un Paese più produttivo, più equo e che abbia il lavoro come sua prima priorità. L'alternativa, se questo disegno fosse sconfitto, è chiara: ritorno alla lira, discesa del reddito reale a livelli ancora più bassi, disoccupazione endemica, mafie e lobby onnipotenti, democrazia puramente nominale. La scelta la farà il popolo sovrano e speriamo sia quella giusta

La striscia rossa del 29 ottobre 2012.

Vi è una Sicilia «babba», cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia «sperta», cioè furba. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica... Tante Sicilie, perché? Soffre, la Sicilia, di un eccesso d’identità, né so se sia un bene o sia un male

Gesualdo Bufalino.

3-O si cambia o si muore.

(di Claudio Sardo l'Unità.it 30 ottobre 2012).

È una vittoria storica per la sinistra siciliana. Un successo mai neppure sfiorato dal Pd o dall’Ulivo negli anni di Berlusconi. Eppure non c’è da esultare. Più della metà degli elettori ha disertato le urne

Quello di Grillo è diventato il primo partito. L’esplosione del centrodestra non ha portato consensi al centrosinistra. La crisi politica unita a quella sociale spinge al ribellismo anziché alla ricostruzione. Lo scenario è pieno di macerie. E Rosario Crocetta, segno di rottura e di legalità, non dispone di una maggioranza precostituita che gli assicuri una navigazione sicura

Sarà un’impresa difficile. L’allarme è già suonato. La sfiducia verso i partiti rischia di diventare sfiducia nella democrazia. È suonato l’allarme anche per il Pd, il solo «partito» rimasto in campo. Non c’è più tempo. Il cambiamento va messo in campo ora. Non ci sono tatticismi che tengano. Vale per Crocetta, che deve costruire il suo governo con coraggio, sfidando l’Assemblea regionale.

Vale per Bersani, che deve prendere il testimone di Monti dimostrando che i tecnici non sono stati una parentesi, ma neppure sono una condanna

In Sicilia ha vinto un’alleanza di progressisti e moderati. È l’orizzonte di una riscossa civica, costituzionale, sociale. Ma serve ancora apertura, umiltà, rinnovamento. Guai a chiudere le porte. Bisogna includere per dare speranza, per progettare sviluppo. Chi a sinistra pensava di trarre una rendita di posizione dalla protesta è stato sconfitto. Il ribellismo è carburante solo per Grillo. Chi non si mette in gioco e non è disposto a rischiare, ha già perso

La striscia rossa del 1 novembre 2012.

L’uragano Sandy è stato un segnale preoccupante delle cose che ci aspetteranno. Dobbiamo agire velocemente per risolvere la crisi climatica: l’energia sporca rende il clima sporco

Al Gore.

4-L'onda anomala.

(di Massimo Giannini La Repubblica.it 30 ottobre 2012).

Prima dell'uragano di New York, arriva lo tsunami di Sicilia. Basta che Beppe Grillo attraversi a nuoto lo Stretto di Messina, e l'onda anomala investe l'isola. Devasta quasi tutto, a partire dalle vecchie "casematte" del potere di centrodestra. Tra le macerie si erge un'alleanza di centrosinistra, fragile e non autosufficiente. E si staglia un Movimento 5 Stelle, agile e destabilizzante. Se questo esito del voto siciliano si proiettasse su scala nazionale, ne verrebbe fuori un quadro politico indecifrabile. E un Parlamento ingovernabile

Sul piano locale, queste elezioni regionali offrono tre spunti di riflessione. La prima evidenza, la più inquietante, è il combinato disposto tra la corsa dell'anti-politica e la fuga dalla politica. Tutti immaginavano che il comico genovese, in trasferta in una terra a lui incognita, avrebbe ottenuto un buon risultato. Ma non era affatto scontato che, con poco più di una settimana di comizi nelle piazze e nelle valli sicule, Grillo riuscisse a diventare il primo partito in quasi tutte le città, con percentuali che oscillano intorno al 18%.

Non contano le proposte programmatiche sull'isola formulate dal leader dell'M5S. Conta la voglia di cambiamento purchessia di chi lo ha votato, che fa premio su tutto. Se a questo dato aggiungiamo il record di un'affluenza alle urne che per la prima volta nella storia repubblicana resta sotto la soglia psicologica del 50%, l'abisso che separa gli elettori dagli eletti (per disincanto populista o per disinteresse astensionista) diventa davvero pauroso.

2 novembre 2012.

Grillo «Non vuole l’Idv, vuole Di Pietro. Mi pare evidente» … «Non so cos’hanno in mente e non me ne frega nulla. Siamo davanti a Mr Hyde che ha ucciso Dottor Jekyll, il Di Pietro di oggi è una persona che non riconosco più e a cui nulla più mi lega.

Massimo Donadi:nell’intervista di Andrea Carugati.

5-Donadi a l'Unità: «Con Tonino rottura definitiva».

(Di Andrea Carugati l'Unità.it 2 novembre 2012).

«Siamo stati due giorni chiusi a discutere sul futuro dell’Idv e intanto Di Pietro si stava muovendo in direzione contraria. Con noi parlava di rilancio del partito, di date del congresso, poi va al Fatto quotidiano e dichiara sciolto il partito. È come Berlusconi, io con lui ho rotto definitivamente».

Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, stavolta ha perso davvero le staffe. I toni prudenti e moderati con cui da mesi cercava di allontanare il partito dalla deriva grillina sono svaniti.

Donadi, cosa sta succedendo?.

«Che invece di ragionare con noi su come rinnovare il partito, Di Pietro stava lavorando da tempo a un percorso di avvicinamento con Grillo, che oggi si è perfezionato dopo un lungo lavorio sotterraneo. La sua uscita sul Fatto, in cui dichiara morta l’Idv, e la pronta risposta di Grillo che lo lancia addirittura al Quirinale, non sono il frutto del caso, ma di una strategia che ha avuto mediatori importanti»

Chi sarebbero i mediatori? Casaleggio?.

«Sicuramente lui è uno di questi»

Non eravamo rimasti che Grillo non voleva saperne di un’alleanza con voi?.

«Non vuole l’Idv, vuole Di Pietro. Mi pare evidente. Quello che mi colpisce in Antonio è il cinismo sconvolgente: come fa a dire che il partito è morto dopo la puntata di Report? Sta cercando di scaricare il fango sul partito, chiamandosene fuori, come se il problema fosse l’Idv e che lui, una volta libero dal peso, sia libero per fare il duro e puro con Grillo. Ma quella trasmissione ha chiamato in causa Di Pietro, non l’Idv»

Grillo vuole candidarlo a premier?.

«Non so cos’hanno in mente e non me ne frega nulla. Siamo davanti a Mr Hyde che ha ucciso Dottor Jekyll, il Di Pietro di oggi è una persona che non riconosco più e a cui nulla più mi lega. Uno che arriva a indicare nell’inchiesta di Report un killeraggio politico contro Idv per aver attaccato i poteri forti, come se Monti e Napolitano potessero aver ordito un complotto.

Rasentiamo il delirio. Su tutto prevale una desolante tristezza. E un tragico parallelo con Berlusconi: due leader che cambiano idea in poche ore senza rendere conto a nessuno, che pensano di sciogliere i partiti con un’intervista. La verità è che il tempo dei partiti personali sta finendo. E loro sembrano due Dorian Gray che pensano di poter scaricare questi vent’anni sullo specchio, che è il partito, illudendosi di ritrovare una giovinezza perduta. La verità è che entrambi quello che avevano da dare l’hanno già dato»

Secondo lei cosa vuole fare Di Pietro? Una lista alleata a Grillo?.

«Non lo so e non mi interessa. A me preme capire se le decine di migliaia di iscritti Idv avranno ancora un partito in cui poter credere»

E ora voi che fate? Un nuovo partito?.

«In queste ore sto organizzando un’autoconvocazione dell’esecutivo nazionale che prenda atto che Di Pietro ha scelto un’altra strada e prosegua con chi ci sta.  Vorremmo portare a Roma migliaia di militanti»

Le sembra possibile? Ha sentito altri dirigenti?.

«Ho ricevuto centinaia di telefonate, solo uno non è d’accordo con me, l’onorevole Zazzera. Tutti gli altri che ho sentito danno la mia stessa valutazione.

Farete un congresso?.

«Questa è la sfida»

Di Pietro vi lascerà fare?.

«Questo lo vedremo»

Lei sta promuovendo una scissione?.

«Quando un segretario sulla stampa scrive il necrologio del suo partito gli altri cosa dovrebbero fare? Lui faccia la cosa nuova e Idv va avanti per la sua strada».

Però tutti sembravate d’accordo sull’idea di un profondo rinnovamento.

«Durante la lunghissima riunione dell’ufficio di presidenza di martedì e mercoledì in effetti Di Pietro a un certo punto ha proposto di sciogliere il partito in un nuovo soggetto. Lì dentro eravamo in dieci, in nove ci siamo opposti strenuamente. E infatti è stata ritirata. Salvo poi leggerla sul Fatto»

Vi sentite una “bad company” come il Pdl abbandonato dal Cavaliere?.

«Io mi sento truffato e tradito».

Parliamoci chiaro. Di Pietro ha in mano tutte le chiavi del partito. Non sarà che volete entrare nel Pd? In fondo questa è un’accusa che le hanno mosso

«Io sono qui a battermi per difendere l’Idv, e lo farò finché sarà possibile. Se poi il partito deciderà di suicidarsi obbedendo al necrologio scritto da Tonino, ognuno sarà libero»

Non è che poi vi ritrovate tutti a votare all’unanimità un documento con Di Pietro e passa la buriana?.

«Da qui in poi io non farò più niente con Di Pietro, per il resto della mia vita. E, a differenza sua, non ho l’abitudine di cambiare idea»

La vostra nuova Idv, se nascerà, rientrerà nel centrosinistra?.

«Se ci sarà una nuova Idv senza Di Pietro sarà saldamente ancorata al centrosinistra e leale alle istituzioni, a partire dal Quirinale»

De Magistris l’ha sentito? È con voi?.

«Non ci siamo sentiti»

 

TAG:  L'ATERNATIVA GRILLO  CATASTROFE ANNUNCIATA 

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