.
contributo inviato da Giovanna D'Arbitrio il 30 ottobre 2012
           

 Mentre sullo schermo scorrevano le immagini del film di Bertolucci, “Io e Te”, mi è venuto in mente ciò che ha scritto Jalbert nel suo libro “I Ragazzi dello Scantinato”:-“Giù in cantina c’è un ragazzo che tenta di vivere la sua vita in pace. Ma un giorno dovrà unirsi al mondo di sopra e non ce la farà a sopravvivere: occhi incollati alla TV, orecchie sigillate dalle cuffie, lasciato a se stesso, un estraneo in casa sua-.

 

 Il  film racconta la storia di Lorenzo, un adolescente dei nostri tempi, che si sente estraneo al mondo in cui vive, un mondo impegnato in mille faccende, ma non più focalizzato sui giovani, sulle loro esigenze più profonde. Né i genitori, né uno psicologo riescono ad aiutare il ragazzo e così un bel giorno egli decide di rifugiarsi in cantina con una scorta di cibi, bibite, libri, cd, un  computer, e…un formicaio: finge di partire per la settimana bianca con la sua  classe, per isolarsi dalla rumorosa realtà esterna alla ricerca di un po’ di pace. 

 

Ed ecco irrompere nel suo solitario rifugio la sorellastra che egli non vede da lungo tempo: ella lo coinvolge nei suoi problemi e lo scuote dall’ apatia. Anche Olivia è una persona “diversa”, tossicodipendente e sensibile fotografa, che mal si adegua ad una omologante società-formicaio dove gli esseri umani sono ridotti a formiche senza identità,  ma a differenza del fratello prova almeno a reagire, cerca di disintossicarsi, spera di costruirsi una vita diversa. Olivia nel film simbolicamente rappresenta un tema caro a Bertolucci: l’ irruzione di un elemento esterno che costringe a modificare una situazione, a cambiare, a rivedere.

 

Lorenzo ed Olivia, fragili ed indifesi, pian piano arrivano a riscoprirsi, a conoscersi più a fondo ed in qualche modo ad aiutarsi: commovente la scena in cui ballano abbracciati sulle note di “Space Oddity” di David Bowie, trasformata da Mogol “In Ragazzo Solo, Ragazza Sola”, in cui l’affetto e l’empatia tra due esseri umani riescono a trasformare anche lo squallore di una cantina, oltrepassandone i limitati confini che all’improvviso si aprono ad una dimensione spirituale, lontana dalle bassezze umane.

 

Il film, tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti (che ha anche collaborato alla sceneggiatura), presenta qualche variante rispetto al testo, ma nel complesso non delude chi ha amato il libro e quindi apprezza nel film anche il  finale diverso che lascia la porta aperta ad una possibile soluzione positiva per il futuro dei due giovani.

 

Bravissimi gli attori, Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco, entrambi esordienti, che hanno saputo ben interpretare i personaggi del romanzo facendoli rivivere sullo schermo, un’operazione che non sempre riesce in tutti i film tratti da libri.

 

Un plauso va anche a Bertolucci, regista indimenticabiledi tanti film di qualità (Ultimo tango a Parigi, Novecento, l’Ultimo Imperatore, Il Tè nel Deserto, Piccolo Budda, Io ballo da sola, The Dreamers ecc.):

 benché settantenne e costretto dalla malattia su una sedia a rotelle, è stato capace di regalarci un altro bel film.

 

In un’intervista egli ha dichiarato: -Il cinema è la mia vita. Poter ricominciare a girare per me è la più grande terapia: come ricominciare a vivere. Avevo nostalgia di tornare a fare quello che è il mio più grande piacere: stare sul set -.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAG:  I PROBLEMI DEI GIOVANI  SOLITUDINE  DIVERSITÀ  AFFETTO ED EMPATIA INDISPENSABILI PER VIVERE 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
3 maggio 2008
attivita' nel PDnetwork