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contributo inviato da Achille_Passoni il 30 ottobre 2012


Il risultato elettorale della Sicilia premia il Pd, la scelta del candidato e delle alleanze che abbiamo compiuto in una situazione locale difficilissima, a valle di una scelta di sostegno all'esecutivo Lombardo assai discutibile e senza dimenticare il quadro politico nazionale, tutt'altro che definito, nel mezzo di una crisi della politica e di un diffuso populismo pernicioso. È un risultato importante anche per gli effetti che, speriamo, potrà produrre a livello nazionale nel nostro campo, dal punto di vista dello schieramento da costruire per governare l'Italia.

Detto questo, e sottolineata ancora la soddisfazione per il risultato di Crocetta e il buon auspicio che porta con se per un'alleanza tra progressisti e moderati in grado di vincere anche le prossime elezioni nazionali, è mastodontico il giudizio che i siciliani hanno riservato complessivamente alla politica-partitica, che si materializza in quel 60% fra astensioni e voti alla lista di Grillo. Un giudizio che non può essere definito in altro modo che assai allarmante. Altro che crisi della politica e dilagare del populismo: qui siamo oggettivamente oltre. E questo al netto delle questioni locali che naturalmente avranno pur pesato.

Qui mi riferisco in particolare ai risvolti nazionali che quel dato ci consegna, e ai problemi che la politica dovrà fronteggiare. Dovremo riflettere e molto, anche nel nostro partito: è questo un compito che attiene alla nostra responsabilità nazionale. Ma tutta la politica dovrà misurarsi con questo tema, perchè non può assolutamente essere solo il Pd a fronteggiare una situazione così grave.

Noi, per la verità, stiamo facendo la nostra parte, o almeno ci proviamo seriamente - e la scelta del Segretario di fare primarie aperte, di sollecitare una grande partecipazione al voto, non può essere certo considerata marginale - ma non possiamo essere da soli. E allora, quel che accade nel centrodestra con la continua altalena berlusconiana e lo spappolamento del Popolo delle Libertà, sancito anche elettoralmente nella ex roccaforte siciliana, non può essere derubricato a questione "interna" a quel partito, a quello schieramento.

Non sto buttando la palla nell'altro campo, o addirittura in tribuna. Ho già detto, infatti, che il problema di quei sei elettori su dieci interroga anche noi. Ma è innegabile che il disastro che abbiamo di fronte nasce soprattutto da anni e anni di berlusconismo e di governo sciagurato del paese, o no? E anche le scene di dissolvimento e di lacerazione che il Pdl ci riserva in questi ultimi giorni, mi par difficile che possano essere considerate in modo neutro. Per non parlare di quella vera e propria conferma che arriva in queste ore dell'assoluta irresponsabilità di Berlusconi verso il Paese tutto, e non solo nei confronti dei suoi elettori.

Ma credo che il risultato elettorale della Sicilia debba interrogare anche chi si colloca alla nostra sinistra, e pensava - vorrei evitare di usare questo verbo al presente - di occupare, lucrando, uno spazio politico con la bandiera della protesta (vedi il referendum sull’articolo 18, i giudizi sommari sull’operato del governo Monti e sul nostro appoggio al governo stesso). Così, semplicemente....vanno a perdere, non fosse altro per il fatto che le copie non si preferiscono mai all'originale. Ma soprattutto, in questo modo all'appuntamento di aprile per andare a governare l'Italia si rischia di perdere tutti.
TAG:  SICILIA  ELEZIONI  PD  PDL  BERLUSCONI  MONTI  PROGRESSISTI  MODERATI  GOVERNO 

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