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contributo inviato da verduccifrancesco il 29 ottobre 2012
Berlusconi ha deciso; lascia la direzione del PDL MA NON ILLUDIAMOCI: NON E’ LA SUA FINE.
L’ira del cavaliere errante (c.e.) dopo la condanna a 4 anni di carcere - di cui tre già condonati - in fondo non è altro che la dimostrazione del fallimento del suo tentativo egemonico in Italia.
Dopo 19 anni di tentativi arroganti di egemonizzare la società italiana tutta attaccando duramente quanti si oppongono al suo credo e quanti s’ostinano a credere che la sua entrata in politica sia servita solo a mascherare le sue malefatte e dopo svariate leggi atte a metterlo al riparo da condanne nei processi intentati contro di lui, ecco che un uomo coraggioso decide il suo futuro condannandolo nel giudizio di primo grado per aver commesso un reato.
Questo signfica che la società civile sta raccogliendo i primi frutti della protesta durata anni contro la politica populista e illiberale dell’errante cavaliere che, di fronte all’evidenza dei fatti, ha dimostrato per l’ennesima volta la sua arroganza definendo la giustizia italiana, L’ITALIA STESSA E IL SUO POPOLO, BARBARA.

L’ira del c.e. oltre ad essere rivolta ai giudici, lo è anche contro l’attuale governo e al suo leader.
L’attuale premier, dopo essere stato elogiato: Il presidente del Consiglio e i suoi collaboratori hanno fatto quel che hanno potuto, cioè molto, nella situazione istituzionale, parlamentare e politica interna, e nelle condizioni europee e mondiali in cui la nostra economia e la nostra società hanno dovuto affrontare la grande crisi finanziaria da debito, viene ora descritto come colui che: ha introdotto misure che portano l'economia in una spirale recessiva spingendo oltre modo la pressione fiscale - ovviamente si riferisce a quelle misure fiscali, per altro minime, che colpiscono i redditi alti (si veda la tassa sui redditi oltre i 300mila euro) e non le misure tipo il blocco dell’adeguamento delle pensioni oltre i 1450 euro, la riforma dell’articolo 118 dello statuto dei lavoratori e i tagli all’welfare, vera causa del disagio popolare, tanto per citarne qualcuna.

Sembra chiara la confusione in cui versa il c.e.. Confusione che emerge dalle sue dichiarazioni degli ultimi giorni. Una persona che dopo essere stata messa alle strette, prima dalle critiche spietate della società civile, poi dal fallimento della sua politica anticrisi - che peraltro non riteneva grave per l’Italia - e ora dalla condanna, sembra impossibilitato a trovare l’equilibrio necessario per poter valutare la situazione in cui si trova.

Le critiche più o meno velate, più o meno chiare, interne, che denotano la volontà del popolo pidiellino di affrancarsi dalla guida verticale del partito a favore di una gestione più democratica attraverso le primarie - ciò significa che il pdl sente la necessità di adeguarsi a quegli schemi di democrazia predicati dallo stesso c.e. -, hanno contribuito a creare quel clima di confusione che lo ha spinto, prima a dare le dimissioni da leader del partito e a ritirarsi dalle primarie e, subito dopo la sentenza, a riproporsi per la paura delle conseguenze che il ritiro comportava; questo anche a causa del diminuito appoggio incondizionato alla sua persona da parte di molti esponenti del partito.

D’altra parte, l’arroganza che lo ha distinto sin dall’inizio e che lo ha portato a credere di essere indispensabile, gli impedisce ora di vedere la fine della sua leadership all’interno del partito stesso e del suo essere politico nella società italiana.
A metterlo in crisi anche Il fatto che il populismo decrepito da lui proposto e fatto passare per moderno sistema di governo democratico sia ormai rifiutato anche dai sui stessi sostenitori.  

Concludendo, la disfatta del c.e. e il possibile cambio di rotta del pdl non ci deve trarre in inganno sulla futura politica socio/economica futura del partito poiché non è tanto il partito ad essere decrepito ma il suo fondatore. Le primarie, pur essendo un sintomo di insofferenza verso un metodo di gestione verticale, non sono la prova concreta di una politica più UMANA.
Inoltre, come scrivevo nell’articolo precedente, questo non implica la sua scomparsa dalla scena politica perché nel partito rimarranno sempre vivi i principi fondanti del partito e, pertanto. anche il nostro c.e. rimarrà come simbolo di un certo modo di fare politica.
TAG:  BERLUSCONI  POLITICA  PDL  DIMISSIONI 

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