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contributo inviato da salernorosario il 28 ottobre 2012
           

Anno 2012 N° 44 del 28-10-2012

IL MEGAFONO.

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE.

La striscia rossa del 23 ottobre 2012

Adesso dobbiamo cercare di fare pulizia, mandar via i corrotti dal Parlamento. Certo, più che mandarli via sarebbe bello non farli entrare, ma abbiamo tutto il tempo.

Roberto Benigni

1-L' AMACA.

(MICHELE SERRA La Repubblica.it 26 ottobre 2012).

Santanchè, Galan, Alfano sono i tre nomi correnti per le probabili primarie del centrodestra. Con tutto il rispetto per il terzetto, davvero il centrodestra, dopo una lunga egemonia politica, può contare su una leadership così precaria?.

I media di quell' area, ancora dipendenti (in tutti i sensi) da Berlusconi, ne elogiano il "passo indietro" come una nobile, generosa rinuncia, nascondendo prima di tutto a se stessi che a quel passo il vecchio leader è costretto dalla disfatta politica e dai sondaggi umilianti. Ma soprattutto evitano di mettere a fuoco il penoso bilancio del ventennio populista.

Il legame ducesco tra Capo e Popolo, svuotando di quasi ogni ruolo e funzione i partiti, abolendo i congressi e ogni simulacro di dibattito, ha indebolito l' attività politica fino a ridurla a puro tifo ("per fortuna che Silvio c' è"). Ma con i cori scemi e le convention servili non si fa crescere una classe dirigente.

E il peggio è che, in sede di bilancio, il vuoto che Berlusconi lascia sul terreno verrà imputato alla mediocrità di chi gli succede e non alla sua incapacità di formare, oltre a una claque, anche una leva politica

26 ottobre 2012

«ruolo di direzione e di ideatore fin dai primordi del gruppo di un'attività delittuosa tesa ad una scientifica e sistematica evasione di portata eccezionale». «Va poi considerata - si legge in un altro passaggio - la particolare capacità a delinquere»

Dalla sentenza di condanna di Silvio Berlusconi

2-Berlusconi condannato: 'Dobbiamo far qualcosa'.

(l'Unità 26 ottobre 2012).

Silvio Berlusconi condannato a quattro anni di reclusione e interdetto dai pubblici uffici per cinque anni per frode fiscale nell'ambito del processo Mediaset sui diritti tv. Confalonieri invece è stato prosciolto. All'indomani del ritiro del Cavaliere dalla corsa a premier, arriva la sentenza del tribunale di Milano su un processo in corso da sei anni

L'interdizione dai pubblici uffici non è comunque esecutiva visto che si tratta ancora di una sentenza di primo grado

Il collegio della prima sezione penale del Tribunale, nella parte delle motivazioni relativa al trattamento sanzionatorio, sottolinea di  Berlusconi il «ruolo di direzione e di ideatore fin dai primordi del gruppo di un'attività delittuosa tesa ad una scientifica e sistematica evasione di portata eccezionale». «Va poi considerata - si legge in un altro passaggio - la particolare capacità a delinquere dimostrata  nell'esecuzione del disegno, consistito nell'architettare un complesso meccanismo fraudolento ramificato in infiniti paradisi fiscali, con miriadi di società satelliti e conti correnti costituiti esclusivamente in funzione del disegno delittuoso». Non si può trascurare poi, per i giudici, «che dalla suddetta attività è conseguita per l'imputato un'immensa disponibilità economica all'estero, in danno non solo dello Stato, ma anche di Mediaset e, in termini di concorrenza sleale, delle altre società del settore». Considerazioni che portano i giudici a non concedere le attenuanti generiche e a definire come equa la pena a quattro anni di reclusione. .

Silvio Berlusconi ha beneficiato della legge 241 del 2006, quella  sull'indulto, e si vede quindi condonati tre dei quattro anni di  reclusione cui è stato condannato.

RISARCIMENTO: BERLUSCONI DOVRÀ RISARCIRE 10 MLN .

Berlusconi insieme ad altri condannati dovrà risarcire 10 milioni di euro all'Agenzia delle entrate, in solido insieme agli altri condannati tra cui Frank Agrama.

GIUDICI, FU EVASIONE NOTEVOLISSIMA.

 Con il sistema dei costi gonfiati nella compravendita di diritti tv, è stata realizzata «una evasione notevolissima». Lo scrivono i giudici di Milano che hanno condannato, tra gli altri, Silvio Berlusconi a 4 anni e che stanno leggendo in aula le motivazioni.

CONFALONIERI PROSCIOLTO PER PRESCRIZIONE.

 Il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri è stato prosciolto per prescrizione. Il pm aveva chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi ma i giudici hanno deciso di non procedere.

Condannato a tre anni di reclusione Frank Agrama. l'intermediario cinematografico indicato dalla procura di Milano come il «socio occulto» del Cavaliere nella compravendita dei diritti televisivi e cinematografici all'estero.

Attesa la sentenza della prima sezione penale del tribunale di Milano sul processo Mediaset che vede Silvio Berlusconi tra gli imputati.

Il processo è durato quasi sei anni. Riguarda presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv Mediaset che vede tra gli imputati l'ex premier, poi Fedele Confalonieri, il fondatore di Arner Bank Paolo Del Bue e il produttore statunitense Frank Agrama. Il processo con la sentenza taglia il traguardo del primo grado di giudizio. Ieri, nel processo 'gemello', quello sul caso Mediatrade dal quale l'ex premier e Confalonieri sono usciti con un proscioglimento in udienza preliminare, ha testimoniato Paolo Berlusconi.

Quello atteso è il terzo verdetto emesso in un anno dai giudici milanesi nei confronti dell'ex presidente del Consiglio. Al centro del procedimento, non molto lontano dalla prescrizione, c'è l'acquisto dei diritti televisivi e cinematografici dalle case di produzione statunitensi per 470 milioni di euro che sarebbe stata effettuata tra il 1994 e il 1999 da Fininvest non direttamente ma attraverso due società off-shore, la Principal Network Communication e la Principal Network, e anche tramite altri intermediari-distributori tra cui Agrama, definito dall'accusa il «socio occulto» dell'ex presidente del Consiglio.

L'ACCUSA: FRODE FISCALE E RICICLAGGIO.

 Secondo la ricostruzione dei pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro questo sistema avrebbe permesso a Mediaset, a cui i diritti sono poi stati ceduti, di 'gonfiare' i costi permettendo di creare fondi neri e di aggirare il fisco italiano. Le accuse sono frode fiscale (quasi 14 milioni per il 2001, 2002 e 2003, mentre il reato relativo al 2000 è caduto in prescrizione) e riciclaggio. E di frode rispondono Berlusconi e Confalonieri: nei loro confronti i pm hanno chiesto tre anni e otto mesi e tre anni e quattro mesi di carcere.

La striscia rossa del 18 ottobre 2012

Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.

Antonio Gramsci

3-Contrordine, Berlusconi resta in campo.

 (Politica Italia l'Unità.it 27 ottobre  2012).

«A Roma la Cassazione mi ha assolto con formula piena sulla stessa materia. Come mai non si è tenuto conto di questo? Forse giudice è molto prevenuto contro di me. O forse in tutto questo si devono trovare delle spiegazioni di natura politica». Lo lo ha detto Silvio Berlusconi parlando al Tg5. «Delle conseguenze ci saranno. Mi sento obbligato a restare in campo per riformare il pianeta giustizia perché ad altri cittadini non capiti ciò che è capitato a me».

«Io non sono mai stato socio occulto di Agrama, visto che questo è stato provato da tutte le carte e documenti. E ci sono due prove inoppugnabili». Così Silvio Berlusconi al Tg5. «Se fossi stato socio occulto di Agrama sarebbe bastata una mia telefonata a Mediaset per determinare l'acquisto di diritti che Agrama voleva vendere senza bisogno di pagare tangenti. Soprattutto - continua - se fossi stato scio di Agrama sarei venuto subito a conoscenza di pagamenti di una tangente ai responsabili dell'ufficio acquisti di Mediaset e non avrei potuto che provvedere all'immediato licenziamento. Nessun imprenditore - conclude - si sarebbe potuto comportare in modo diverso consentendo ai suoi dipendenti di rubare a danno suo e della sua azienda».

FINI, CHISSÀ CHE DIRÀ DOMANI.

«La dichiarazione di oggi è diversa da quella di ieri. Aspettiamo di vedere quale sarà la dichiarazione di domani». Così il presidente della Camera Gianfranco Fini ha commentato l'annuncio di Silvio Berlusconi di voler restare in campo.

BERLUSCONI IN CAMPO CON MARINA E I SUOI FRATELLI?.

Marina Berlusconi al fianco del padre. È questa, secondo quanto apprende la Dire da fonti parlamentari del Pdl, una delle mosse 'scenografiche che il Cavaliere sta studiando in queste ore per la conferenza stampa convocata questo pomeriggio alle 17 a Villa Gernetto. Secondo quanto spiega una fonte molto vicina all'ex premier, Berlusconi vorrebbe con sè durante l'incontro con i media i figli. Marina, presidente di Fininvest e del gruppo Mondadori; Piersilvio, vicepresidente Mediaset e presidente e ad di Rti; Barbara, membro dei cda Fininvest e del Milan; Eleonora e Luigi. Tutti, o alcuni di loro, potrebbero oggi essere a Lesmo accanto al padre. All'incontro con la stampa mancano poco meno di quattro ore e i preparativi sono in corso.

SANTANCHÈ: È IN PRIMA LINEA, POPOLO PDL È CON LUI.

Quelli che pensavano che Silvio Berlusconi fosse fuori scena «hanno stappato lo champagne troppo presto». Dopo quello che ha detto oggi «non credo che sia dietro le quinte, credo sia in prima linea a combattere una battaglia per la giustizia». Lo ha detto Daniela Santanchè, intervistata a Sky Tg24 sull'annuncio del Cavaliere di voler 'restare in campò per riformare la giustizia. «Il popolo del Pdl è con lui - ha aggiunto - faccia o meno le primarie, anche se non le fa sceglierà un altro modo. La gente resta con lui».

L'IRA DELL'ANM.

 Intanto, dopo le critiche di ieri da parte di Berlusconi, l'Anm replica: «Respingiamo con fermezza attacchi e offese: non si può assolutamente parlare di sentenza politica e barbarie», dice il presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli, esprimendo «solidarietà» ai magistrati di Milano.

«Esprimo solidarietà ai magistrati di Milano, destinatari ancora una volta di offese di fronte alle quali hanno sempre reagito con compostezza», ha aggiunto Sabelli poco prima del Comitato direttivo dell' Anm. E rispetto alle critiche arrivate in questi giorni anche su altre sentenze come quella sul terremoto dell'Aquila, «Il problema - ha detto - non sono le critiche, che sono sempre consentite, ma devono essere critiche composte». Sabelli ha detto inoltre che di questo tema «discuteremo oggi nel Comitato direttivo».

La striscia rossa del 21 ottobre 2012

Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa, anche se assume pose gladatorie e smania per la grandezza

Antonio Gramsci

4-La mala rottamazione.

(BARBARA SPINELLI La Repubblica.it 24 ottobre 2012).

ROTTAMAZIONE, dice il vocabolario, è l' azione che si compie quando si demoliscono oggetti fuori uso: specie automobili. Vengono triturati, per riutilizzare le parti metalliche. A volte, ottieni sconti sulla nuova vettura.

Applicata alle persone e al ricambio di dirigenti politici, è una delle parole più maleducate e violente che esistano oggi in Italia. I rottamatori sono fieri di chiamarsi così, e quando l' operazione riesce esibiscono le spoglie del vinto: «La rottamazione comincia a produrre i primi frutti», ripeteva Matteo Renzi, domenica in un' intervista in tv. La lotta per l' avvicendamento ai vertici della politica ha sue ragioni, e lo stile brutale risponde a un' ansia, enorme e autentica, di cambiamento: si vorrebbe azzerare l' esistente, e come nella poesia di Rimbaud ci si professa «assolutamente moderni».

È un conflitto legittimo, anche necessario: che va portato alla luce perché nell' ombra degenera o ammutolisce. È il grande merito del sindaco di Firenze, come di Grillo. Impressionante è la campagna di quest' ultimo in Sicilia: lunga, martellante, è rifiuto del mutismo. Da due settimane è nell' isola; nessuno s' era messo per tanto tempo in ascolto delle sue collere. Ma la parola rottamazione, anche se Renzi intende cambiamento, resta ustionante e parecchi la prendono alla lettera. L' avversario-rivale è trattato alla stregua di arnese metallico. Se l' idea della rottamazione non avesse alle spalle una storia lunga, di degradazione della persona a oggetto servibile, non susciterebbe tanto disagio. Non sveglierebbe fantasie di uomini «di troppo», di rottami.

Forse chi la usa (non solo il sindaco di Firenze) non se ne rende conto, ma il termine alligna nelle terre della pubblicità ed è lessico della generazione Berlusconi. È nato con lui, con le sue disinvolture verbali. Non ingentilisce ma corrompe il discorso pubblico. È figlio della rivoluzione non solo politica ma linguistica, di stile, che Berlusconi inaugurò nel ' 94. Fu una rivoluzione della noncuranza, del «tutto è permesso»: non badava alle conseguenze di quel che veniva detto, ai tabù infranti.

È una parola del tutto anomala, inoltre. In Europa o America, nessun politico che magnifichi il Nuovo oserebbe condurre una campagna in cui gli anziani, i seniores, vengano definiti ferrivecchi. Nell' aprile 2002, quando il socialista Jospin alluse all' età del rivale Chirac, i sondaggi lo punirono, screditandolo. Aveva avuto l' impudenzae l' imprudenza di dire che il Presidente era «affaticato, invecchiato, vittima dell' usura». Gli elettori non amavano Chirac, ma la mancanza di gentile rispetto dell' anzianità, in Jospin, fu ritenuta intollerabile.

Una cosa è attaccare la linea dell' avversario: soffermandosi su di essa, senza censure. Altra cosa è assalire la persona. Se rottamazione scomparisse dal vocabolario giornalistico e politico non sarebbe male. Conterebbe più la sostanza: l' errore di Veltroni, quando affondò l' ultimo governo Prodi annunciando che il Pd, rompendo le catene della sinistra radicale, sarebbe «corso da solo» (come se non fosse stato il centro a silurare Prodi). O si potrebbe raccontare D' Alema: il suo rapporto sprezzante con giornalisti e magistrati, i piaceri che fece a Berlusconi, i dispiaceri che procurò a Prodi, l' influenza eccessiva esercitata su Bersani.

Ci dedicheremmo a quel che Renzi vuol dire, e alla fiducia che riscuote in persone di prestigio come Pietro Ichino. Rottamazione è un cartello stradale che depista: non dice quel che promette, né sull' Europa né sulla corruzione né sulla ' ndrangheta che ci assilla. Vale la pena ripercorrere la storia di questo vocabolo, tanto più cruento in un paese fragile: dopo la Germania, siamo il popolo che più invecchia in Europa. Vale la pena tener viva la memoria, perché lo sgarbo non è episodico ma ha radici in una sistematica denigrazione dei più anziani: nei luoghi di lavoro e nella politica.

Il Parlamento si era appena insediato, nel ' 94, e fu subito offensiva contro un senior come Norberto Bobbio. Eletto alla Camera alta, Franco Zeffirelli giubilò: la Seconda repubblica aveva spazzato via «la triste sfilata dei senatoria vita, uno più cadaverico dell' altro, una vecchia Italia che non vogliamo più e che si è seppellita da sola». Facendogli eco, Maurizio Gasparri diceva di Indro Montanelli: «Quello è arrivato al tramonto della vita e anche delle capacità intellettuali del suo cervello» L' offensiva rottamatrice proseguì, più feroce, nel 2006-2008. Ricordiamo gli improperi riversati su Rita Levi Montalcini, e sulla sua tenace presenza in Senato per sostenere il governo di centro sinistra.

Sul Giornale del 14-7-07, Paolo Guzzanti parlò di vecchi «scongelati, inchiavardati allo scranno e costretti a pigiare col ditino il pulsante guidato da una senatrice badante». Storace promise «un bel paio di stampelle da consegnare a domicilio. Si comincia dalla senatrice a vita Levi Montalcini». Su Libero, diretto da Vittorio Feltri, apparve il titolo d' apertura: «La dittatura dei pannoloni». Siamo dunque lontani dal vero, quando scriviamo che Berlusconi è finito, e con lui il lessico d' insulti della Lega.

Il loro modo d' essere e di dire sgocciola come da una flebo nelle vene di un' intera generazione. È il suo marchio, così come le parole del ' 68 intrisero due generazioni. I francesi faticano ancor oggi a uscire dalla generazione Mitterrand. Faticheremo anche noi, più di quel che si dica. Il cambiamento è altra cosa. È la crisi non come decadenza ma trasformazione: un desiderio che Renzi intuisce, e vuol incarnare. È un conflitto ineluttabile: fra ieri, oggi, domani. È un progetto diverso di crescita, non nuovo tra l' altro, se già nel 1987 il rapporto Brundtland scriveva: «Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni».

È un orizzonte dato a giovani cui non si può dire, come il ministro Fornero: «Siete troppo choosy!» («schizzinosi» è mal tradotto, cancella il furto della scelta). E che volto devono avere le nostre città, i nostri pubblici spazi e servizi? Come congegnare pensioni che non tramutino gli anziani in gente bandita o - abbondano anche qui truci aggettivi - in esuberi o esodati? Dai tempi dei Viceré e del Gattopardo sappiamo che cambiar facce non basta alle Grandi Trasformazioni.

Rottamazione oltre che parola brutta è diseducativa, non prepara alcunché. Alla sua insegna non può svolgersi dibattito fra candidati alla guida del Paese. Eppure di discussioni dirette c' è bisogno: per districarsi da soli, senza mediatori nei giornali o in Tv. Nelle primarie americane e francesi è la norma, sebbene scabrosa. Il rottamatore di professione, presente ovunque nei partiti, ti fruga, alla ricerca degli istinti più bassi, delle passioni più tristi. Viene in mente il Viaggio agli inferni del secolo di Buzzati: nei sotterranei milanesi, sotto la metro, c' è un mondo parallelo in cui i vecchi, inservibili, sono scaraventati dalle finestre nei marciapiedi

 Entrümpelung, parola che Buzzati prende dal lessico nazista, significa repulisti, sgombero: è una variante dell' igienica rottamazione. Anche quel repulisti viene celebrato come «festa della giovinezza, della rinascita, della speranza», del Mondo Nuovo. Accade così che il diverso appaia come uomo di troppo: povero o vecchio, esodato o immigrato. Sono i disastri del moderno, non del barbarico. Una volta che te la prendi con classi d' età, quindi con la biologia, entri nella logica del capro espiatorio, dell' innocente che paga per il collettivo. Il ritoè la ripetizione di un primo linciaggio spontaneo, secondo René Girard, che riporta ordine in seno alla comunità. Nel linciaggio, la violenza di tutti contro tutti sfocia in violenza di tutti contro uno. Sarebbe bello se a dirlo, con voce non bassa, fossero anche i giovani.

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