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contributo inviato da salernorosario il 21 ottobre 2012
           

Anno 2012 N° 43 del 21-10-2012.

IL MEGAFONO.

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE.

La striscia rossa del 17 ottobre 2012.

Non devono più esistere un Parlamento, un Consiglio regionale, una Provincia nei quali nuotino squali: politici navigati e novizi, anziani e giovani, uomini di partito o d'affari, che si arricchiscono togliendo soldi a un'Italia impoverita. Che addirittura, come a Milano, negoziano con la 'ndrangheta prebende, voti, posti, spartendo con lei i beni e il dominio della pòlis

B. Spinelli.

1-Una legge vera contro i corrotti.

(di BARBARA SPINELLI La Repubblica.it 17 ottobre 2012).

SE il ministro Severino davvero pensa che siamo davanti a una seconda Tangentopoli, e a crimini ancora più devastanti perché "lucrare sul denaro pubblico mentre ai cittadini vengono chiesti sacrifici è di una gravità inaudita", allora bisogna che subito, senza dar tempo al tempo, il governo metta ai voti una legge contro la corruzione: una legge che impedisca questo delinquere che imperversa sfacciatamente, e che non è una seconda Tangentopoli ma un'unica storia criminale, che indisturbata persiste da vent'anni e perfino cresce

Se gravità inaudita vuol dire qualcosa  -  inaudito è ciò di cui prima non s'era udito parlare, mai esistito  -  serve un'azione che sia all'altezza del responso: anch'essa inaudita, ha da essere un farmaco senza precedenti. Non devono più esistere un Parlamento, un Consiglio regionale, una Provincia nei quali nuotino squali: politici navigati e novizi, anziani e giovani, uomini di partito o d'affari, che si arricchiscono togliendo soldi a un'Italia impoverita. Che addirittura, come a Milano, negoziano con la 'ndrangheta prebende, voti, posti, spartendo con lei i beni e il dominio della pòlis

Paola Severino ha detto, giorni fa: "Ce lo chiede l'Europa". È una frase che non andrebbe neanche pronunciata, perché questo sì è perdere sovranità e massima umiliazione. Possiamo delegare all'Europa parte della politica economica; non la nostra coscienza, la capacità di distinguere tra bene e male, lecito e illecito. È come se dicessimo che, bambini senz'ancora uso della ragione, non capiamo bene cosa sia il Decalogo (settimo comandamento compreso) e lo depositiamo nel grembo dell'Europa-genitore. A chi tentenna in Parlamento, e mercanteggia per salvare brandelli di impunità, il governo dovrebbe dire che sono gli italiani a esigere quel che già Eraclito riteneva imperativo: combattere per la legge come per le mura della città.

Se il governo avesse dimenticato cosa pensano gli italiani, guardi ai 300.000 cittadini che hanno firmato la petizione di Repubblica, perché giustizia sia fatta: hanno firmato non per una legge abborracciata ma per un nuovo inizio, per una scossa autentica. Osi riconoscere che questa non è Tangentopoli-2. È Tangentopoli mai interrotta; sta travolgendo istituzioni cruciali; è sfociata, a Nord, in un patto fra organi di Stato e mafie che non è più un episodio passato indagato dai giudici, ma un presente che ci avviluppa e uccide lo Stato

Non è chiaro se l'esecutivo dei tecnici sia consapevole di questa domanda che sale dal basso. Se si renda conto dell'urgenza di una questione morale divenuta nel frattempo antropologica, economica, politica: biografia di una nazione, nauseante per tanti. L'impressione che dà è strana, più ancora della maggioranza che lo sorregge. Da settimane i governanti avanzano, indietreggiano, ogni tanto alzando la voce ma non la mano che intima l'altolà della sentinella. Sono puntigliosamente determinati quando parlano di conti, tasse. Paiono animati da una sorta di divina indifferenza all'immoralità che regna nella cosa pubblica, a una cultura dell'illegalità che in Lombardia secerne antichi connubi fra borghesia imprenditoriale, Stato, poteri pseudoreligiosi come Comunione e Liberazione.

Poteri assecondati da una Chiesa che solo in apparenza ha smesso l'ingerenza politica dopo il crollo della Dc; che tollera o sostiene certi affarismi della Compagnia delle opere e certi patteggiamenti con le cooperative rosse. Che tace sull'infiltrazione, nel connubio, della criminalità organizzata. La vera sovranità da resuscitare è questa: lo Stato che riconquisti il territorio, e non permetta che gli sfuggano di mano roccaforti decisive (Lazio, Sicilia, Lombardia). È un secondo Risorgimento e una seconda Liberazione di cui abbiamo bisogno

Già è stato troppo accontentato, il partito nato come Forza Italia non per superare Tangentopoli, ma per poterla più perfettamente perpetuare. La legge non reintroduce il falso in bilancio, svuotato da Berlusconi nel 2002: eppure il crac del San Raffaele cominciò proprio così. Non contempla un reato essenziale, l'autoriciclaggio: punito in gran parte d'Europa; reclamato, prima che da Bruxelles, dalla Banca d'Italia. Pietro Grasso, Procuratore nazionale antimafia, lo ripete dal 2010: la non punibilità dell'autoriciclaggio "frena le indagini, non consente di indagare su quanti, avendo commesso un reato, utilizzano i proventi del denaro sporco per investirlo in attività lecite e turbare l'economia". Punirlo è "necessità assoluta", ma  -  ha detto nel settembre scorso  -  "di tale necessità non riusciamo a convincere il legislatore"

Lo stesso dicasi per il voto di scambio: nella legge è punibile se il politico lo paga in denaro, non se lo compra con assunzioni, appalti favori. Sul Corriere, Luigi Ferrarella ne deduce che Domenico Zambetti, l'assessore della Regione Lombardia arrestato con l'accusa di aver comprato 4000 voti dalla 'ndrangheta, "non sarebbe neppure indagato per voto di scambio, se non avesse pagato in denaro"

Troppe omissioni, nella legge presente, troppi favori: non è la muraglia di Eraclito. Sono elencati crimini punibili solo in teoria  -  traffico di influenze, concussione  -  visto che i trasgressori rischiano pene talmente ridotte che prestissimo otterranno la prescrizione. C'è poi il divieto di candidarsi, se sei condannato per corruzione con sentenza definitiva. Ma non si sa se il divieto scatti subito, e l'idea stessa della sentenza definitiva ha qualcosa di scandaloso. Perché resti candidabile dopo la prima, la seconda condanna? Un deputato, un assessore, un governatore, un sottosegretario sono presunti innocenti sino al terzo grado di giudizio, come ogni cittadino. Ma non sono cittadini qualsiasi. Dovendo dare l'esempio, hanno più obblighi: lo Stato non può esser affidato a onesti presunti

La nomina di Monti voleva rappresentare una rottura anche morale, rispetto ai predecessori. Accennando alla lotta anticorruzione, il Presidente del consiglio ha denunciato "l'inerzia, comprensibile ma non scusabile, di alcune parti politiche". Perché comprensibile? Perché questa deferenza verso parti politiche che non ci si azzarda nemmeno a nominare? Il rischio è che così facendo, l'esecutivo faccia il notaio delle stesse inerzie che critica. Che non trovi il coraggio di forzare il varo di una legge seria. Chi non è d'accordo va messo davanti all'opinione pubblica: dica a voce alta che vuole una storia italiana fondata su corruzione e mafie in espansione

Non basta più essere esperti di spread, davanti a quel che accade. Non basta presentare l'evasione come nuovo discrimine di civiltà, se castigati sono i piccoli negozianti e non gli squali. Occorre lo sguardo tragico e lungo dello storico, non solo sugli ultimi vent'anni. Occorre rileggere quel che Pietro Calamandrei scrisse fin dal 1946, appena un anno dopo la Liberazione: lo spirito della Resistenza già era deperito, se per resistenza s'intende "la ribellione di ciascuno contro la propria cieca e dissennata assenza", e "la sete di verità, di presenza, di fede nell'uomo"

Già allora s'intuiva il disfacimento, e il pericolo non era "nel ritorno del fascismo: era in noi". Era nella rinascita del disgusto della politica che aveva dato le ali a Mussolini; nel "desiderio di appartarsi, di lasciare la politica ai politicanti". Oggi come ieri, è nell'attrazione esercitata da capipopolo dai nomi esoterici: Belzebù, Cavaliere, Celeste, e chissà come designeremo i prossimi. Calamandrei chiamò questo disgusto desistenza, contrapponendola alla tuttora necessaria resistenza. Non più eroica, ma pur sempre resistenza: "resistenza in prosa". È tardi per simile resistenza? Non è tardi mai per divenire adulti, e sovrani nella coscienza. Per difendere le mura della legge e le sue sentinelle, come si difendono le mura della città

La striscia rossa del 16 ottobre 2012.

Messa in croce dai furbetti del rinnovamento, la politica italiana si lamenta. Ma è stata lei a riempire gli arsenali dei Renzi, dei Grillo e dei Travagli. Togliendo il futuro oltre che a sè stessa, anche a tutti noi

Marco Bracconi.

2-Le mummie e i giovanotti.

(di Marco Bracconi Repubblica.it 16 ott 2012).

Mummie, babbioni, maggiorenti, sepolcri imbiancati, vecchi, rottamandi, zombie, morti viventi. Il dibattito sul ricambio delle classi dirigenti produce ogni giorno il suo speciale florilegio linguistico

In tanti dicono che le parole non contano, e va di gran moda il lodo: si pensi alla sostanza e non alle parole.

C’è invece una esigua minoranza che si ostina a pensare che un cambiamento che nasce da parole tanto strumentali e demagogiche non porterà comunque niente di buono. Che bisognava arrivare al ricambio con parole e argomenti migliori

La minoranza, come spesso succede, ha ragione da vendere. E se le classi dirigenti di questo paese non fossero state tanto e tanto a lungo ottuse, oggi questa minoranza sarebbe maggioranza

Messa in croce dai furbetti del rinnovamento, la politica si lamenta. Ma è stata lei a riempire gli arsenali dei Renzi, dei Grillo e dei Travagli. Togliendo il futuro oltre che a sè stessa, anche a tutti noi

La striscia rossa del 20 ottobre 2012.

Don Minzoni è stato ucciso dall’ignoranza e dalla barbarie fascista, che voleva negargli la libertà di dare forma a un pluralismo sociale con delle idee incompatibili sia con i regimi autoritari che con il servilismo alle ideologie dominanti.

Chi si ferma in silenzio e in preghiera davanti alla tomba di don Minzoni non può che combattere per avere più libertà, non può avere paura delle differenze e del valore democratico del confronto e del dissenso

Claudio Sardo.

3-In difesa de l’Unità.

(di Claudio Sardo l'Unità 20 ottobre 2012).

Ora Matteo Renzi vuole chiudere l’unità perché l’Unità dà conto della battaglia delle primarie senza edulcorare i termini della competizione politica nel Pd. Non gli fa onore, perché un leader democratico che si candida a guidare il Paese dovrebbe sempre avere una cura speciale della libertà di stampa e coltivare il pluralismo come una ricchezza, anche quando esso risulta scomodo. Il casus belli è un articolo di Michele Prospero in cui si definisce «fascistoide» la parola rottamazione

L’Unità, i lettori lo sanno bene, non ha mai sostenuto che Renzi è un «fascistoide». L’intervento di Prospero contestava la cultura della rottamazione, attribuendo ad essa una matrice violenta e autoritaria. Ma quello scritto era opposto nello stesso numero del giornale ad uno di Roberto Weber, che sosteneva invece la necessità vitale di «facce nuove», pena l’esaurimento del progetto del Pd.

[...]  Ieri Renzi ha reso omaggio alla tomba di don Giovanni Minzoni, martire di un fascismo che stava sradicando con la violenza la fragile democrazia italiana. Eravamo con lui, siamo con lui. Se il nostro scontro è servito a regalare al sindaco di Firenze e a tutti noi quella pausa di riflessione sulla tomba del parroco di Argenta, cattolico interventista, appassionato, democratico, penso che sia un bel segno. Don Minzoni è stato ucciso dall’ignoranza e dalla barbarie di un gerarca, o di un comitato fascista, che voleva negargli la libertà di costituire un gruppo scout, di educare i giovani secondo valori diversi da quelli del regime nascente, di dare forma insomma a quel pluralismo sociale e delle idee che è incompatibile sia con i regimi autoritari che con il servilismo alle ideologie dominanti

 Ma tornando alla disputa di oggi, Renzi dice che non ha senso destinare i fondi pubblici dell’editoria a un giornale come il nostro, che poi li usa «per insultare qualcuno che non la pensa come te». Ecco, viene da dubitare che a questo punto il sindaco di Firenze sia stato davvero cosciente dell’enormità di questa affermazione. La questione non è l’insulto (che a mio giudizio non c’è stato ma che assumo come la percezione di un’offesa e come tale mi dispiace e mi ferisce). La questione è condizionare un fondo pubblico per l’editoria a un determinato comportamento o gradimento politico. Se fosse così saremmo pericolosamente fuori da un canone accettabile di libertà. Sono parole gravi, che l’ira può spiegare ma non giustificare

 Tanti avversari de l’Unità hanno nel tempo sperato che l’Unità chiudesse. Oggi le distorsioni del mercato editoriale e la crisi generale costituiscono purtroppo una gravissima minaccia per i giornali di idee e per i quotidiani di medie dimensioni a diffusione nazionale. Il fondo dell’editoria non è una mancia. Deve servire per favorire un risanamento aziendale e un adeguamento strutturale alle nuove condizioni del mercato, senza però disperdere quel patrimonio di pluralismo e di libertà che esprimono i giornali di chi «non la pensa come te». Il  fondo pe l'editoria, ahinoi, oggi è minacciato dalla contrazione del bilancio pubblico e dalla pigrizia politica e intellettuale di certi benpensanti, ai quali non dispiacerebbe un taglio alla libertà di stampa.

Noi ci opporremo con tutte le nostre forze a chi vuole ridurre gli spazi di libertà. E speriamo, anzi siamo convinti, che Renzi sarà dalla nostra parte sia che vinca le primarie del centrosinistra, sia che le perda

Quanto all’invettiva di ieri contro l’Unità, forse è giusto considerarla come la rabbia di un momento. Chi si ferma in silenzio e in preghiera davanti alla tomba di don Minzoni non può che combattere per avere più libertà, non può avere paura delle differenze e del valore democratico del confronto e del dissenso

La striscia rossa del 20 ottobre 2012

Ora sappiamo che il governo esercitato dalla finanza organizzata è altrettanto pericoloso del governo della malavita organizzata

Franklin D. Roosevelt

4-Cosa di sono detti Renzi e i finanzieri?.

(Emilio Barucci Blog l'Unità: 2012-10-21).

Il problema non è che Renzi abbia incontrato i finanzieri quanto capire cosa si siano detti

La politica e la finanza sono centri di potere multiformi destinati a confrontarsi tra di loro, a volte scontrandosi e a volte collaborando. E’ naturale dunque che si parlino. Il momento è però particolare, non c’è dubbio che la crisi finanziaria e quella dell’euro stiano facendo voltare pagina a questa storia e che ci sia bisogno di un nuovo inizio. Quindi, occorre capire bene il messaggio che la politica – e un candidato alla premiership in questo caso – intende recapitare al mondo della finanza.

Bisogna partire dal fatto che le cause della crisi finanziaria e i rimedi per risolverla sono tutt’altro che condivisi. Nella opinione pubblica è passata l’idea che la finanza sia ‘‘cattiva’’, che le banche e i fondi di investimento, mettendo in circolo i famosi titoli tossici, abbiano appestato il sistema finanziario finendo per danneggiare l’economia reale e per appesantire oltre misura i bilanci pubblici. Secondo questa interpretazione, la finanza ha bisogno di una bella ‘‘lezione’’ in quanto la regolazione e la supervisione non hanno funzionato a dovere. E’ questa la linea che l’amministrazione Obama ha sposato e che l’UE con ritardo sta portando avanti: unione bancaria, proposta Barnier di separazione tra attività di investment banking e retail, Tobin tax

Molti nella finanza e alcuni fautori del libero mercato sostengono invece che la politica sia stata all’origine del tutto favorendo la bolla immobiliare con l’amministrazione Bush e il propagarsi della stessa con i dispendiosi salvataggi bancari. Il lettore ricorderà che non sono mancati i sostenitori del fallimento di Lehman Brothers e dell’uscita della Grecia dall’euro. Può sembrare un’idea peregrina, ma c’è chi lo pensa. Questa posizione è popolare tra tutti gli operatori finanziari che mal sopportano l’ingerenza del pubblico nella loro attività (lo Stato azionista ha portato ad una calmierazione dei bonus) o che non hanno tratto alcun beneficio dall’intervento pubblico (i piccoli intermediari e quelli non regolamentati). Tra questi abbiamo gli hedge funds come quello che ha organizzato l’incontro con Renzi.

Una tesi che curiosamente trova assonanze con le posizioni ‘‘anti sistema’’ di coloro che si battono contro i salvataggi bancari con i fondi pubblici. La loro richiesta è sostanzialmente di essere lasciati liberi di fare quello che vogliono, in cambio garantiscono di non chiedere aiuti pubblici

Questa parte del mondo della finanza guarda con insofferenza alle mosse della politica e non ha nulla da guadagnare da un nuovo inizio, vorrebbe continuare sulla strada della deregolamentazione e tornare al più presto al business as usual limitando i danni

In questo clima la politica deve mandare messaggi chiari al mondo finanziario. Spazzando via spauracchi, come l’ipotesi di nazionalizzazione, e demonizzazioni che non aiutano certo a risolvere i problemi, la politica deve aprire una nuova stagione della regolamentazione tenendo conto delle istanze del mondo finanziario ma senza farsi dettare la  linea. La lezione da apprendere dalla crisi finanziaria è che i mercati finanziari sono talmente estesi e pervasivi che possono mettere a rischio la stabilità di un sistema economico. Poiché la stabilità e il benessere dell’economia non rientrano tra gli obiettivi che il privato intende perseguire, deve essere la politica ad occuparsene. Questo punto deve passare in modo chiaro nelle comunicazioni

La linea da tenere è quella proposta dal commissario Barnier: separare attività creditizie di pubblico servizio (mutui, conto corrente, prestiti alle imprese) da quelle speculative. Le prime devono essere sottoposte a stretta regolazione con la garanzia pubblica che l’intermediario non potrà fallire, le seconde devono essere alleggerite da vincoli operativi ma non devono godere di alcuna forma di garanzia pubblica. Il problema è come separare questi due mondi in modo efficace: occorre garantire che i piccoli risparmiatori non siano il parco buoi della finanza gestita in un’ottica puramente privata e che un eventuale fallimento della stessa non crei un dissesto a livello di sistema a spese dei fondi pubblici.

Si tratta di proposte che non faranno di sicuro piacere al mondo della finanza. La riregolamentazione porterà ad una segmentazione dei mercati e dell’attività finanziaria con profitti sicuramente inferiori rispetto al passato. Non è dato sapere cosa Renzi abbia sostenuto nel famoso incontro, speriamo abbia fatto la voce grossa, di sicuro nel suo programma (punto 2.a) c’è spazio per l’unione bancaria ma non c’è traccia di proposte di questo tipo.

 

TAG:  COSA DI SONO DETTI RENZI E I FINANZIERI? 

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