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contributo inviato da Achille_Passoni il 17 ottobre 2012


Il bollettino della Banca d’Italia conferma che la crisi continua a non dare tregua al nostro Paese. In particolare, pesano la debolezza della domanda interna, gli effetti delle manovre di bilancio sul reddito disponibile dei lavoratori, la bassa fiducia di famiglie e imprese. Tuttavia, dei segnali positivi si incominciano a intravedere.

Fa ben sperare ad esempio l'andamento delle esportazioni, che è stato relativamente favorevole soprattutto per quanto riguarda le vendita al di fuori dell'Unione Europea. Così come continuano a migliorare i conti pubblici - nel 2012 il deficit si dovrebbe portare al di sotto del 3 per cento del PIL, mentre per il 2013 si programma il pareggio di bilancio in termini strutturali - e la situazione dei mercati finanziari: nel terzo trimestre del 2012 i rendimenti dei titoli di Stato sono diminuiti su tutte le scadenze, con una discesa che si è consolidata in settembre.

La Banca d’Italia sottolinea inoltre che a un più rapido ritorno alla crescita può contribuire “un miglioramento delle condizioni del credito e del clima di fiducia” e “procedere con decisione e tempestività nell'attuazione delle misure già adottate” per quanto riguarda il miglioramento dell’efficienza della Pubblica amministrazione e lo sviluppo di imprese innovative.

Il nodo maggiormente critico resta tuttavia il quadro occupazionale: la disoccupazione è al di sopra del 10%, le retribuzioni continuano a ridursi e la precarietà dilaga. Secondo i dati emersi da un'indagine del centro studi Datagiovani per Repubblica infatti, negli ultimi otto anni l'incidenza del precariato tra i ragazzi sotto i 35 anni è pressoché raddoppiata, passando dal 20% del 2004 al 39% del 2011, mentre nel primo trimestre 2012 si sarebbe già sfondato il muro del 40%. Tra gli under 24, un giovane su due è precario, circa il 23% tra i 25 e i 34 anni, contro percentuali pressoché dimezzate per le classi d'età più avanzate.

Un boom dei contratti a termine che penalizza dunque soprattutto i più giovani, e che continua a bloccare il Paese in un pantano di bassa produttività, salari bassi e impossibilità di progettare un futuro.Una situazione che rappresenta la vera emergenza italiana su cui bisogna intervenire al più presto.
TAG:  CRISI  ECONOMIA  DEBITO PUBBLICO  FINANZA  RIFORME  LAVORO  DISOCCUPAZIONE  PRECARI  GIOVANI 

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