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contributo inviato da PdVigatto il 10 ottobre 2012

Cominciamo dall’incontro con Arturo Parisi. E’ andato bene, almeno secondo me. Numerose e varie presenze, toni differenti dalla maggior parte degli incontri politici. Più voglia di capire che propaganda. Parisi ha accesso tante connessioni, leggendo gli ultimi anni e il presente. Ha aperto domande: era il mio obiettivo con questo primo appuntamento dei “Gettoni di Partecipazione”.

Tra le considerazioni che ha mosso in me, sottolineo questa, molto legata al titolo della serata “Democrazia dei cittadini: ultima chiamata?”. Mai come in questo tempo le persone esprimono competenze e voglia di partecipazione. Mai come in questo tempo i partiti non riescono a rispondere a questa domanda, malati di autoreferenzialità e spartizione. Eppure sarebbero proprio i cittadini la cura a questa malattia. Ma se i partiti continueranno a pensarsi coincidenti con la democrazia, le persone troveranno altre strade per vivere il loro protagonismo, fuori dai partiti se non contro i partiti.

Le primarie dovrebbero essere una cessione di sovranità ai cittadini da parte dei partiti, per arrivare a una scelta più vasta e vincente del candidato presidente del consiglio. Sono i cittadini e i candidati i protagonisti: lo abbiamo vissuto nel 2005, con quasi 4 milioni e mezzo di persone che votarono scegliendo Prodi come candidato. Invece rischiamo che queste primarie diventino uno scontro tra partiti, anzi dentro il Partito Democratico. Speriamo che l’assemblea nazionale del Pd di sabato e la candidatura di Vendola segnino un passaggio positivo e che ora si parli a tutti gli elettori del centrosinistra E si parli dell’Italia. Rimane la questione delle questioni, la legge elettorale: si è parlato anche di questo, ma non posso dilungarmi oltre.

Veniamo a Parma e al consiglio comunale. A proposito: ricordo che venerdì 12 ottobre alle 21, all’Auditorium Toscanini di via Cuneo, la segreteria cittadina del PD ha organizzato un incontro tra il gruppo consiliare e i cittadini. In allegato il volantino. Spero possa essere una bella occasione di dialogo.

 

Logistica di terza… de-generazione

Il consiglio comunale di martedì ha avuto come filo conduttore il destino (e i debiti!) delle società partecipate. Tre sotto i riflettori: Cal, Stt e Stu Pasubio, su cui mi soffermerò di più.

Il Cal (Centro agro-alimentare e logistica) in viale dei Mercati, in cui il Comune ha una quota del 53,60%, ha un debito di 10 milioni, con una perdita di 250mila euro l’anno solo per la logistica. La delibera in discussione prevedeva la cessione in affitto per cinque anni di questo settore, al prezzo complessivo di 120mila euro, per fermare l’emorragia in attesa di capire che fare. Intanto i debiti saranno pagati con la vendita di immobili della società. Così finisce la logistica di terza generazione tanto sbandierata da Vignali. In effetti non ho mai capito cosa fosse né quali fossero le altre due generazioni… Diversi dubbi su singoli punti, ma alla fine voto d’astensione di tutta l’opposizione.

 

Statuti e coltelli

Su Stt (Società per la trasformazione del territorio), come già scritto nell’ultima lettera, non si parlava di azioni di risanamento, ma di cambiamento dello statuto per introdurre la possibilità dell’amministratore unico o di un consiglio di amministrazione composto da un amministratore delegato esterno e due dipendenti comunali. Sullo sfondo (anzi, in primo piano) i contrasti tra l’assessore al bilancio capelli e l’ad di Stt Piermarioli.

Ho avuto modo di leggere il verbale dell’ultimo cda di Stt, svolto davanti a un notaio (già la dice lunga sul clima…). Il cda mette agli atti che Capelli lo ha scavalcato, modificando con le banche creditrici il concordato preventivo di Spip, società in liquidazione. con l’obiettivo di erogare da parte di Stt un nuovo contributo alla stessa Spip. Il cda considera non opportuna un’operazione del genere verso una società che ha un capitale di 72 milioni e un debito di 90, segnalando altre priorità che Stt deve affrontare, prime fra tutte la Stazione e la Scuola europea. E infatti, proprio durante il dibattito in consiglio, è arrivata la notizia della sospensione del cantiere della Scuola europea per il mancato rispetto dei pagamenti da parte del Comune. La coperta, tirata da un parte, ne lascia scoperta un’altra.

Sulla necessità di concludere i lavori per la Scuola europea daremo battaglia (c’è stata anche una conferenza stampa successiva al consiglio). Sul merito del cambiamento dello statuto, come gruppo Pd ci siamo astenuti, facendo inserire un emendamento che vincola il compenso massimo dell’amministratore delegato a quello di un assessore e il gettone di presenza dei consiglieri a quello dei consiglieri comunali.

 

Variante di coscienza

E infine c’è Stu Pasubio, società di trasformazione urbana con il compito di riqualificare l’area tra via Palermo e via Pasubio. Qualche dato: un capitale di 88 milioni (costituito in particolare dai 120 appartamenti, di cui uno solo venduto), un debito di 86, un investimento in opere di urbanizzazione di circa 16 milioni, una perdita d’esercizio nei primi sei mesi del 2012 di 500mila euro. La quota del Comune è del 52%. Il 21 maggio, giorno del ballottaggio, il commissario Ciclosi ha deliberato con i poteri del consiglio la vendita delle quote a un privato da selezionare con gara. La nuova giunta ha confermato delibera e contratto, solo spostando al 4 ottobre il termine per la presentazione delle offerte di interesse (in questi giorni è stato ulteriormente posticipato).

Che cosa prevede lo schema di contratto? Il Comune cede le sue quote in Stu Pasubio (valore di più di 40mila euro), liberandosi naturalmente anche dei debiti, per 4 milioni. 180mila euro è la base d’asta, mentre i rimanenti 3 milioni e 800mila saranno versati dal privato solo in caso di approvazione, entro il 9 luglio 2013, di una variante urbanistica che cambi da pubblica a privata la destinazione di due edifici della zona. Si tratta dello Shedep dove ha sede il Lenz Teatro, e dell’ex Csac che doveva diventare la Casa della Cultura (vedere il sito Stu Pasubio). Con la nuova variante ospiteranno spazi commerciali, direzionali e abitativi.

I 5 stelle hanno dunque sposato appieno la logica di Ciclosi. Due le principali obiezioni che ci hanno portato a un convinto voto contrario.

La prima: si chiude con una logica liquidatoria un progetto su una zona fortemente bisognosa di riqualificazione, perdendo così gli investimenti fatti e i contributi pubblici ricevuti, ad esempio dalla Regione. A questo porta l’insipienza amministrativa della giunta Vignali e la mancanza di capacità innovativa del duo Ciclosi-Pizzarotti. State applicando una logica ragionieristica sul risanamento del debito, è stato detto. E’ vero e ne siamo fieri, hanno sostanzialmente risposto il sindaco e l’assessore al bilancio Capelli, colui che sta di fatto guidando le scelte dell’amministrazione in questa fase.

E poi c’è il fatto grave della variante. Il capogruppo 5 stelle Bosi ha detto: non è un obbligo, è una possibilità data al consiglio che potrà non approvare la variante. Fatto sta che la maggioranza avrebbe potuto stralciare questo aspetto dal contratto di vendita predisposto da Ciclosi, mettendo così in sicurezza la destinazione pubblica dei due edifici. Invece ha lasciato la possibilità di questa scelta amministrativa, di fatto quantificata in 3 milioni e 800mila euro. E il mio timore è che, con la logica ragionieristica di cui sopra (con massimo rispetto dei ragionieri di questa mailing list!), quando si tratterà di decidere la maggioranza voterà a favore di questa variante – “contro i propri principi, ma per senso di responsabilità” – proprio come ha fatto con l’approvazione della Decathlon di San Pancrazio. E avremo un centro commerciale in più e una casa della cultura in meno.

Purtroppo siamo passati da un commissario straordinario a un liquidatore senza incappare in un politico.

 

Giuseppe Bizzi

 

8 ottobre 2012

www.giuseppebizzi.it

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