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contributo inviato da salernorosario il 7 ottobre 2012
           

Anno 2012 N° 41 del 07-10-2012.

IL MEGAFONO.

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE.

La striscia rossa del 2 ottobre 2012.

Il sostegno più grande dell’Europa è l’istinto di sopravvivenza, perché senza Europa nessun singolo Stato sopravvive. Gli Stati Uniti d’Europa sono l’approdo inevitabile.

Romano prodi

1-Il convitato di pietra al tavolo del dopo-voto 

(di EUGENIO SCALFARI 7 ottobre 2012).

La legge elettorale ancora non c'è anche se se ne comincia a intravedere una possibile soluzione. Le primarie del Pd non sono ancora state effettuate e l'esito dello scontro tra Bersani, Renzi e Vendola è ancora incerto. Le sorti del Pdl sono appese al filo delle decisioni di Berlusconi; potrà rappresentare ancora un 15 per cento dei voti o implodere dissolvendosi come nebbia al sole. Il centro moderato per il quale lavora Casini è un'ipotesi che fatica a tradursi in realtà

In un quadro così agitato aleggia l'immagine di Mario Monti, una sorta di convitato di pietra la cui figura è variamente interpretata dai protagonisti della scena politica e mediatica. Per alcuni è un salvatore della patria, per altri un demiurgo, per altri ancora un tecnocrate che ruberà il posto ai politici e per i più pessimisti un moderno Cesare che affonderà per sempre la democrazia parlamentare come fin qui l'abbiamo conosciuta

A tutti questi elementi d'incertezza aggiungiamone un altro non da poco: al momento della scelta del nuovo governo e della nomina del futuro presidente del Consiglio non solo ci sarà un nuovo Parlamento ma anche un nuovo presidente della Repubblica. Napolitano finirà in maggio il suo settennato; chi ci sarà al suo posto?.

Queste domande non preoccupano soltanto noi italiani ma anche  -  e forse ancora di più  -  i nostri alleati europei e tengono in fibrillazione i mercati

L'Italia, con la sua buona o cattiva salute economica e politica, rappresenta un elemento determinante per la solidità della moneta comune e per l'evoluzione di tutto il continente dalla attuale confederazione alla federazione, cioè alla nascita di un vero e proprio Stato europeo

Un'Italia risanata è indispensabile e preliminare ad un'Europa federale, un'Italia perennemente ammalata blocca invece qualunque speranza di futuro europeo

Ho la sensazione che questo nostro peso sull'evoluzione politica del continente non sia ben chiaro ai cittadini che andranno alle urne nell'aprile del 2013; soprattutto che non sia ben chiaro alle forze politiche, preoccupate soltanto o principalmente delle loro fortune elettorali

In realtà il senso del voto che il corpo elettorale sarà chiamato ad esprimere sarà in primo luogo a favore o contro l'Europa unita, a favore o contro della moneta europea, a favore o contro la cessione di sovranità dagli Stati nazionali al nascituro Stato federale europeo

Naturalmente ci sono anche altri elementi che caratterizzeranno quel voto e riguardano il colore politico che assumerà la futura democrazia europea: se sarà più orientata verso l'equità e la socialità oppure verso il liberismo; se sarà riformatrice o conservatrice; se privilegerà l'eguaglianza nella libertà o la libertà senza l'eguaglianza. Questioni certamente della massima importanza, ma destinate ad alternarsi come sempre avviene nelle democrazie funzionanti. La prima e fondamentale questione da decidere però riguarda il futuro dell'Europa e il contributo che l'Italia può e deve dare alla costruzione di quel futuro. Le forze politiche e i cittadini elettori debbono farsi carico del fatto che questa scelta precede tutte le altre e che sarà questa la domanda numero uno alla quale le urne dovranno fornire la risposta.

* * *.

Mario Monti è ben consapevole della necessità di questa scelta ed è per questo, per rassicurare i governi europei e i mercati, che si è dichiarato disponibile a servire il suo (il nostro) paese se questo sarà necessario e nel ruolo che sarà ritenuto opportuno. Le forze politiche hanno già dato le loro prime risposte, gli elettori le daranno tra sei mesi.

Noto tra parentesi che molti dicono e scrivono che bisogna sottrarsi all'influenza dei mercati. Dicono una banalità priva di senso. I mercati determinano il tasso di interesse oltre a molte altre grandezze. Il tasso dell'interesse è il regolatore del nostro andamento economico. Quindi liberarsi dal peso dei mercati è parlare a vuoto non conoscendo la realtà. Chiudo la parentesi

Alcune forze politiche sono decisamente contrarie sia all'Europa sia alla moneta comune. Grillo è contrario al 100 per cento, Di Pietro all'80 per cento, la Lega al 50 per cento

Berlusconi va a corrente alternata: alcuni giorni parla contro l'euro, altre volte si esprime come Mario Draghi; oscilla tra Storace e Frattini; a volte vagheggia di andare in vacanza permanente ai Caraibi e altre volte di sedersi al Quirinale al posto di Napolitano. Insomma, è una carta coperta non per segreti calcoli ma per mutamenti di umore

Casini e il centro moderato da lui vagheggiato sono favorevoli all'euro e all'Europa federata; il Pd anche, ma sia l'uno che l'altro danno grande importanza ai contenuti politici: Casini ritiene incompatibile il suo apporto ad un'Europa socialista, il Pd si ritiene incompatibile con un'Europa conservatrice

Forse non hanno ancora messo a fuoco che nel corso dei prossimi cinquant'anni l'Europa potrà essere a volte guidata dai conservatori a volte dai liberali a volte dai socialisti, ma queste alternative avranno un senso se l'Europa esisterà come Stato. Altrimenti i singoli paesi (Germania in testa e figuriamoci noi) precipiteranno nella più totale irrilevanza. Di fronte alla competizione tra continenti gli staterelli europei non avranno alcuna voce in capitolo per quanto riguarda le scelte di fondo sui problemi della divisione internazionale del lavoro, delle politiche climatiche, dell'uso delle fonti di energia, dell'immigrazione, della bioetica, del commercio internazionale, delle politiche monetarie e valutarie

Decideranno gli altri: gli Usa, la Cina, l'India, il Brasile, i paesi emergenti. Gli staterelli europei sono paesi di antica opulenza ma in declino; declino demografico anzitutto, ma presi isolatamente non avranno più la massa critica per discutere alla pari con le superpotenze e con le multinazionali. Saranno ammessi in anticamera ma non nella sala delle decisioni

Queste verità vorrei che fossero capite, ma non mi faccio molte illusioni in merito

* * *.

Il nostro convitato di pietra può esser "richiamato in servizio" in vari ruoli se la nuova maggioranza emersa dalle elezioni lo vorrà. Potrebbe essere eletto al Quirinale oppure gli potrebbe essere affidata la presidenza del Consiglio in un governo di ministri politici e tecnici, o infine gli potrebbe essere offerto il ministero dell'Economia e degli Affari europei. Sempre che dalle elezioni future emerga una nuova maggioranza. Per esempio Pd-Centro. Questa sarebbe la maggioranza ideale per proseguire il percorso verso la messa in sicurezza dell'euro e verso un'Europa federata

Se una maggioranza del genere fosse numericamente insufficiente, bisognerebbe estenderla a quanto resterà del Pdl, ma questa estensione è del tutto improbabile. Personalmente la ritengo addirittura impossibile per il Pd: la "strana maggioranza" ha avuto un senso e continuerà ad averlo fino alla prossima scadenza elettorale, ma dopo non più, sarebbe considerata un tradimento per gli elettori del Pd e non posso immaginare che i dirigenti di quel partito abbiano nella mente e nel cuore (sì, in certi casi c'entra anche il cuore) di commetterlo

Quanto al ruolo da offrire al convitato di pietra, la mia sensazione (posso certamente sbagliare ed essere smentito dall'andamento dei fatti) è che Monti rifiuterebbe sia la scelta del Quirinale, che comunque dipende dal voto del plenum parlamentare, sia quella del superministero economico. In realtà non resta che Palazzo Chigi da offrire all'attuale inquilino

Ha scritto Carlo Galli su Repubblica di giovedì scorso: "Il montismo rappresenta l'archetipo della politica come autorità, non come potere. L'idea cioè che la politica sia affare serio che dev'essere gestito da persone autorevoli per competenza e saggezza; un'idea certamente elitaria ma non antidemocratica solo se per democrazia non si intenda la politica che asseconda o provoca la sguaiataggine e la devastazione del costume e del discorso pubblico. Il montismo è il contrario del politico populista e carismatico, è la rivoluzionaria restaurazione dell'immagine della politica da tempo perduta, dell'idea che è bene essere governati da uno migliore di noi piuttosto che da uno come noi o peggiore di noi"

Non saprei dir meglio di Galli e perciò condivido quest'immagine del montismo, comprendo la difficoltà che la politica professionale la faccia propria, ma auspico che sappia superare i suoi pregiudizi e i suoi limitati interessi. Il suo vero rinnovamento sarebbe proprio questo.

La striscia rossa del 4 ottobre 2012.

Il nostro tempo è limitato, non sprechiamolo vivendo la vita di qualcun altro. E, cosa più importante, seguiamo il cuore e l’intuito: loro sanno cosa vogliamo realmente diventare.

Steve Jobs.

2-I rottami dell’eleganza.

(di Marco Bracconi Repubblica.it 6 ott 2012).

Renzi ha fatto la sua parte, Bersani pure. E grazie ad entrambi, malgrado i toni accesi degli ultimi giorni, il Pd ha evitato una rottura che avrebbe fatto male non solo a se stesso, ma anche al Paese e alla politica.

Onore al merito dei due sfidanti, allora

Ma l’eroe della giornata  è uno dei rottamandi per eccellenza, il canuto Franco Marini. Che malgrado la sua orribile e disgustosa senescenza ha avuto il coraggio di dire dal palco cosa pensa dell’assenza del sindaco di Firenze all’assemblea del partito che di fatto gli consente, cambiando lo statuto, di partecipare alla contesa.

“Una cosa inaccettabile, e qui mi fermo perché sono troppo vecchio per criticare i giovani”

Il sindaco di Firenze, da lontano,  farà certamente spallucce. Del resto sono parole di un vecchio arnese del sindacato e della politica. Uno troppo poco pop per il raffinato conformismo dell’estetica renziana . Uno che tanto anche lui finirà presto ai giardinetti a badare ai nipotini

Eppure Renzi – che pure è intelligente – sottovaluta un particolare. Nel suo format a metà strada tra Blair e una session di Mtv tutto si può fare. Portare frigoriferi vintage sul palco, indossare camicie bianche sapientemente stazzonate, sostituire il logo Apple a quello del partito

Ma l’eleganza no. Quella non la puoi rottamare. Soprattutto quando non ce l’hai

(In risposta ad alcuni commenti: Matteo Renzi non ha diritto di voto ma è invitato permamente all’assemblea del partito. Andare o non andare è stata una scelta politica, non un obbligo).

La striscia rossa del 29 settembre 2012.

La classe media è stata presa in giro con il messaggio: «In America tutti possono farcela». Ma non è cosi. A loro le banche hanno preso la casa, hanno preso il lavoro. Hanno preso tutto.

Michael Moore.

3-Tassare chi specula.

(Di Cinzia Zambrano l'Unità.it 6 ottobre 2010).

 L’idea: quella di tassare chi gioca con la speculazione. L’obiettivo: quello di produrre una somma di denaro tale da: 1) ridurre il debito pubblico dei Paesi Ue; 2) finanziare le politiche sociali e di cooperazione allo sviluppo; 3) scoraggiare le speculazioni-lampo; 4) contribuire a una maggiore stabilità dei mercati finanziari.

Stiamo parlando della Ftt (Tobin tax) , Financial Transaction Tax (Tobin tax - la tassa sulle transazioni finanziarie-), quello 0,05% che tanto preoccupa apparati di lobbying, giganti finanziari come Stati Uniti e Gran Bretagna. Eppure l’imposta, definita “ridicola” dal nostro premier Silvio Berlusconi, e propagandisticamente caldeggiata invece dal suo amico d’Oltralpe Nicolas Sarkozy in sede Onu, potrebbe rappresentare una risorsa importante per dare ossigeno alle casse statali e superare gli effetti di crisi economica mondiale che ancora ci attanaglia.

Campagna.

 Ne è convinto il Pse, che a Bruxelles si è fatto promotore di una campagna che fa capo alla piattaforma Europeans for financial reform, coordinata dal presidente del Pse Poul Nyrup Rasmussen.

Le ragioni? Ecco alcuni numeri. Secondo l’Austrian Institute for Economic Research, se la tassa venisse applicata a livello globale allo 0,05%, il gettito raccolto potrebbe attestarsi fra i 500 e i 1000 miliardi di dollari l’anno. Applicata nei soli Paesi dell’Unione europea la Ftt (Tobin tax) “frutterebbe” circa 200 miliardi di euro.

Una somma notevole, la cui destinazione potrebbe essere dal risanamento delle finanze pubbliche, per esempio, all’innovazione, all’istruzione, agli Obiettivi del Millennio, o ancora per mantenere in salute il welfare europeo sempre più “tagliuzzato”.

Leggendo le cifre, verrebbe da dire: facciamola subito. Ma la strada appare, per ora, tutt’altro che in discesa. Pochi giorni fa il Pse ha fatto il punto. Alla riunione ha preso parte anche l’europarlamentare Pd Leonardo Domenici. Che in una lettera aperta ai vertici del Partito democratico, ha chiesto a Bersani di «non perdere l’occasione e farsi promotore in Italia di un disegno di legge» sulla Ftt (Tobin tax) .

«Una delle decisioni prese - ci conferma infatti Domenici- è quella di fare, a cura dei gruppi democratici, progressisti e socialisti, una presentazione coordinata di proposte di legge per l’istituzione della tassa sulle transazioni nei parlamenti nazionali dei paesi membri dell'Unione europea». Un primo passo, concreto, per smuovere le acque e canalizzare l’attenzione sulla tassa.

Vantaggi.

 Per i promotori, i vantaggi sarebbero tutt’altro che insignificanti. Se la Ftt (Tobin tax) fosse introdotta in un primo momento a livello dei singoli paesi, le rispettive autorità nazionali ne controllerebbero ogni aspetto e deciderebbero autonomamente quanto e dove utilizzare il gettito raccolto: debito pubblico, sostegno all’occupazione, aiuti sociali.

In maniera ancora più generale, parte del gettito potrebbe essere utilizzata anche per il finanziamento dei Beni Pubblici Globali. Parliamo di quei beni - dalla biodiversità alla tutela del clima fino alla stessa stabilità finanziaria - che interessano l’insieme dell’umanità e che nessun governo è in grado di assicurare autonomamente.

Parigi e Berlino si sono espressi già a favore della tassa. Così come il premier spagnolo Zapatero. Ha detto sì anche il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Durao Barroso, secondo cui «è ora che le banche restituiscano quanto hanno ricevuto e tornino al servizio dei cittadini e delle imprese».

Detrattori.

 Ma i detrattori non mancano. Dalle grandi banche d’affari internazionali salvate dalla crisi con i fondi pubblici incassando profitti enormi, ai capi di governo. Tra questi anche il premier Berlusconi che definisce la tassa “ridicola”. Gli fa eco il ministro Giulio Tremonti, secondo cui è “un’idea affascinante sul piano politico ed etico, ma o nel G20 la fanno tutti o diventa un suicidio, torna indietro come un boomerang”. Una delle ragioni addotte per contrastarla è infatti la temibile fuga di capitali su altri mercati. Il presidente della Bce Trichet lo ha detto chiaramente al Parlamento Ue: «Una simile tassa non è consigliabile ed è molto difficile da mettere in pratica», oltretutto «porterebbe al dislocamento delle transazioni in altri luoghi».

Ma i promotori replicano: la tassa (dallo 0,001 allo 0,05%) che sia applicherebbe a tutti i movimenti finanziari superiori a 200mila euro, non avrebbe nessun effetto sui movimenti di capitale a scopo produttivo, ma rappresenterebbe invece un fortissimo freno ai rapidi spostamenti di capitale e titoli a scopo speculativo. Di più. Secondo Domenici, «è uno strumento concreto per riportare la finanza al servizio dell’economia reale, per trovare le risorse necessarie allo sviluppo e per favorire la trasparenza dei mercati finanziari. Bisogna uscire da questa crisi risanando i conti ma non facendo pagare il prezzo ai lavoratori ed ai contribuenti o cancellando il welfare. In un momento come questo le misure di austerità vanno a colpire solo i più deboli, è necessario invece recuperare risorse per costruire un nuovo e più efficace welfare e per fare nuovi investimenti».

La mobilitazione è già partita. In America il dibattito è stato aperto dagli economisti Paul Krugman e da Joseph Stiglitz, ma il presidente Obama finora non è riuscito a riformare Wall Street, frenato anche dalle imminenti (a novembre) Mid Term. In Europa numerose associazioni, organizzazioni sindacali e singoli cittadini si stanno muovendo per “rompere il silenzio”.

A Bruxelles i socialdemocratici tedeschi e austriaci hanno lanciato l’idea di raccogliere un milione di firme in base a quanto previsto dall'Art. 11 del Trattato di Lisbona per invitare la Commissione europea a presentare una proposta. L’obiettivo è chiaro: chiedere al prossimo G20, previsto a novembre Seul, l’introduzione di Ftt (Tobin tax) .

La striscia rossa del 6 ottobre 2012.

È sempre più forte il bisogno di reinvestire la politica di pensieri lunghi, di progetti. Serve il coraggio di una utopia per migliorare la vita degli uomini e guidare i processi economici e politici

Enrico Berlinguer.

4-Primarie Pd: ok albo e doppio turno. Scontro finito, o solo rinviato?.

(di Claudio Sardo l'Unità.it 7 ottobre 2012).

«È un piccolo capolavoro politico del segretario», dice Andrea Cozzolino giusto qualche minuto dopo che Pier Luigi Bersani va via dall’Ergife parlando dell’Assemblea nazionale come di un «capolavoro di democrazia». L’europarlamentare del Pd ha vissuto sulla propria pelle cosa significhino primarie senza regole, sa quanto sia insidioso il rischio di infiltrazioni da parte di elettori del centrodestra e quanto sia facile con contestazioni del giorno dopo far saltare tutto per aria. È successo a Napoli, l’anno scorso. E Bersani vuole non succeda anche il mese prossimo, per primarie che dovranno scegliere il candidato premier del centrosinistra.

Per questo il leader del Pd ieri ha giocato la partita evitando da un lato di provocare una spaccatura interna al partito, ma assicurandosi dall’altro lato la possibilità di definire insieme alle altre forze della coalizione regole che mettano la sfida ai gazebo al riparo da infiltrazioni e contestazioni. Come? Prevedendo, come Bersani dirà agli altri partiti del centrosinistra, «meccanismi che distinguono il voto dalla registrazione» e che «salvo casi eccezionali» potrà votare al secondo turno soltanto chi si è iscritto (cioè ha firmato il manifesto pubblico a sostegno del centrosinistra) entro il giorno del primo turno.

Questo può voler dire che lo scontro con Renzi sulle norme è solo rinviato alla prossima settimana, quando Bersani per il Pd, Vendola per Sel e Nencini per il Psi sigleranno un accordo sulle regole per le primarie. Ma è un prezzo che il leader democratico è pronto a pagare, pur di garantire alla sfida ai gazebo la necessaria trasparenza e impedire l’incursione di “Batman” vari (riferimento al «campione di preferenze Fiorito»). Il primo passo c’è stato, altri seguiranno.

Ieri l’Assemblea nazionale del Pd ha dato il via libera all’albo pubblico degli elettori (ci si potrà registrare da 21 giorni prima del voto fino al giorno stesso della consultazione) e al doppio turno (nel caso nessun candidato ottenga il 50% dei voti il 25 novembre si andrà al ballottaggio tra i primi due la domenica successiva).

«E' pacifico che voterà al secondo turno solo chi si sarà registrato fino al giorno del primo turno».

Idem per la norma che prevede la separazione tra il luogo in cui ci si registra e quello in cui si vota. «È una questione organizzativa e come tale sarà demandata al tavolo degli alleati. Ma il principio mi sembra chiarissimo: se vogliamo permettere alle persone di partecipare, è molto meglio registrarsi e votare in due luoghi diversi, visto che così le code saranno meno lunghe». Anche Stumpo, che nei giorni scorsi ha discusso la questione con Reggi, spiega che le iscrizioni saranno possibili fino alla domenica del primo turno e che per garantire la massima trasparenza si farà come per le normali elezioni: «Registrazione e voto saranno due operazioni distinte le cui modalità organizzative verranno decise dalla coalizione ».E i renziani che dicono diversamente? «Il documento presentato da Letta e votato all’unanimità dice questo».

2 Ottobre 2012

Oggi l’Italia, per non cedere alle sirene, ha bisogno di segnali di discontinuità inequivocabili: i soli capaci di arginare la melassa demagogica dei rottamatori di professione e dei guru

Marco Bracconi

5-Il Calderoli bis.

(di Marco Bracconi Repubblica.it 2 Ottobre 2012).

Magari sarà la legge elettorale migliore di sempre, la campionessa olimpica delle leggi elettorali, quella che ogni democrazia ci invidierà nei secoli nei secoli e che nei secoli finalmente ci darà rappresentanza e governabilità.

Per ora l’effetto comico è irresistibile.

Questa incapacità di saltare un giro, esercitando un minimo di pudore istituzionale, è il segno grottesco di una incapacità più grave e profonda. Quella di comprendere il Paese dove si vive e si vuole (pretende di) fare politica. Perché oggi l’Italia, anche quella non necessariamente anti-sistema, è insofferente e disillusa. E per non cedere alle sirene ha bisogno di segnali di discontinuità inequivocabili, i soli capaci di arginare la melassa demagogica dei rottamatori di professione e dei guru 2.0.

E invece no. All’opinione pubblica si continuano a dare in pasto gli stessi nomi e le stesse liturgie. Fino al paradosso. Quello di trovare una alternativa alla unanimemente schifata legge Calderoli affidando la mediazione appunto a Calderoli.

Un po’ come portare in aula il ddl corruzione, tra enfatiche promesse e corsie preferenziali. E nominare relatore Franco Fiorito.

 

TAG:  IL CONVITATO DI PIETRA AL TAVOLO DEL DOPO-VOTO 

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