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contributo inviato da Claudia Castaldini il 4 ottobre 2012

Secondo quanto si legge in questi ultimi giorni, la Strategia Energetica Nazionale di cui il governo parla da tempo e di cui esisterebbe una bozza sarebbe basata su almeno tre punti importanti:  sviluppo delle estrazioni di petrolio e gas nazionali, ruolo dell’Italia come hub europeo del gas, e incremento delle rinnovabili elettriche. Questi obiettivi richiederebbero modifiche alla normativa esistente per quanto riguarda le regole per le trivellazioni, a terra e in mare, semplificazioni delle procedure autorizzative, compresa la proposta, nel caso del gas, che la  realizzazione di infrastrutture strategiche abbia garanzia di copertura dei costi di investimento "a carico del sistema", vale a dire a carico dei contribuenti nel caso non ce la facciano i privati.
Chiaramente, la proposta fa notizia nel momento in cui si vuole aprire all'estrazione di idrocarburi casalinghi passando dall'attuale 7% ad un 12-14%:  un punto importante da analizzare nel contesto dei consumi energetici italiani. Prescindendo dai rischi ambientali diretti, se è vero che un aumento dell'estrazione degli idrocarburi potrebbe ridurne l'acquisto dall'estero, è altrettanto vero che la stessa quota potrebbe essere risparmiata sui consumi, per esempio in un settore famelico come i trasporti. Non basta fare riferimento all'efficienza e al risparmio energetico nella produzione di elettricità e nella produzione di calore quando si parla di idrocarburi:  occorre includere l'ampio ambito della mobilità. Dato che i trasporti nel nostro Paese assorbono il 31% dell'energia che utilizziamo, corrispondenti a circa 42 Mtep, spero che la Strategia includa un Piano dei Trasporti da cui non si può prescindere che descriva la situazione, stabilisca obiettivi, tempi e metodi, sulla base di una linea di indirizzo che determini il percorso da effettuare. In caso di interventi virtuosi volti al risparmio, l'estrazione interna ridurrebbe comunque l'acquisto dall'estero, ma almeno sarebbe inserita in un quadro di risparmio energetico e razionalizzazione complessivo che porterebbe soltanto benefici.

L'ambizioso obiettivo di diventare un hub del gas e la proposta di nuovi gasdotti e rigassificatori si inserisce in tutto e per tutto nel quadro per nulla razionale attuale (di cui abbiamo parlato spesso in questo blog). In sintesi, ricordiamo che abbiamo una capacità ricettiva ben superiore al fabbisogno, con oltre 120 miliardi di metri cubi contro i meno di 80 miliardi di metri cubi, fra l'altro in un periodo in cui il consumo di metano è in calo, e che non ci mancano i gasdotti mentre siamo carenti di rigassificatori. Il prezzo dell'energia da metano non è legato a carenza di materia prima, ma ad una serie di fattori pertinenti il sistema elettrico sul piano tecnico e sul piano del mercato. I proclami che si ripetono da un po' circa la volontà di abbassare per decreto il prezzo dell'elettricità sono destinati a finire nel nulla, se non si interviene con razionalità. Nuovi gasdotti non faranno certo ridurre il prezzo, mentre rischiano al contrario di finire a carico del contribuente. Facciamo ben attenzione, perchè una strategia non ben calibrata in questo campo porta a costi ulteriori per i consumatori, privati e imprese, mentre si parla di volerli abbattere in bolletta, e finisce oltretutto per caratterizzare il sistema energetico italiano per i prossimi decenni, non per un mese o per la durata di questo governo. L'intento poi di diventare un hub del gas, già criticato da Enel non senza ragioni, può portare verso ulteriori posizioni di rischio, comunque da analizzare con attenzione nel dettaglio.
Manca - e non poteva essere altrimenti in questo ambito - la regia politica. Non possono i tecnici definire strategie importanti come quella energetica, con valenza strategica per l'Italia per molti anni a venire, e a mio avviso non debbono farlo. Va proposto un percorso di politica energetica che riguardi l'intero Paese, con l'orizzonte non delle prossime elezioni, ma dei prossimi decenni, nel quadro delle direttive europee attuali, e promuovendo strategie comuni che superino i confini nazionali. Anche questa bozza di Strategia Energetica Nazionale sembra limitata a tamponare problemi contingenti, e sembra priva di una visione complessiva di lungo periodo.
 

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