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contributo inviato da Achille_Passoni il 2 ottobre 2012


Un risparmio sulla pelle di migliaia di persone che hanno svolto lavori usuranti. È quello che fa l’Inps, mettendo da parte soldi già stanziati che invece dovrebbero andare ai lavoratori che ne fanno richiesta, come previsto dalla legge. Lo spiegano bene i numeri trasmessi proprio dall’Istituto al viceministro Martone: nonostante lo stanziamento di 252 milioni l'anno, un tetto previsto di 5mila lavoratori e oltre 3mila domande accolte, nel 2011 al 28 giugno soltanto 932 lavoratori sono stati liquidati.

È una vera e propria beffa per una tipologia di lavoratori che ha dovuto lottare per vedere riconosciuti i propri diritti. La tutela dei lavoratori usuranti è figlia del Protocollo sul lavoro firmato da governo Prodi, sindacati e Confindustria nel 2007, che riconosceva per la prima volta la specificità di quelle mansioni e prevedeva che si potesse ottenere uno sconto di tre anni sull'età pensionabile. Dopo una lunga trattativa con Confindustria, le norme erano state rese più stringenti, con la fissazione di un tetto di 5mila persone l'anno, e uno stanziamento di fondi comunque sostanzioso, pari appunto a 252 milioni l'anno per il decennio 2008-2017.

Il ministro Sacconi tuttavia ha congelato la delega sino ad aprile 2011, quando la situazione sembrava essersi finalmente sbloccata. E invece è arrivata la beffa: l’Inps accetta le domande con enorme lentezza, i posti si perdono e l’Istituto risparmia soldi. È una situazione inaccettabile sulla quale il Governo ha il dovere di intervenire al più presto: quelle risorse spettano di diritto a lavoratori che hanno svolto per anni mansioni durissime.
TAG:  LAVORI USURANTI  INPS  PREVIDENZA  LAVORO  PENSIONI 

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