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contributo inviato da salernorosario il 30 settembre 2012

Anno 2012 N° 40 del 29-09-2012.

IL MEGAFONO.

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE.

30 settembre 2012.

Nell'equilibrio tra i due fondamentali principi di libertà e di eguaglianza la sinistra sceglie l'eguaglianza nella libertà e la destra sceglie la libertà senza l'eguaglianza. Questa è la differenza e non è cosa da poco

E. Scalfari  30 settembre 2012.

1-Come arrivare al dopo Monti in buona salute.

(di EUGENIO SCALFARI La Rep.it 30 settembre 2012).

La dichiarazione di Monti sul dopo-Monti, fatta a New York e riconfermata a Roma dopo il suo rientro dall'assemblea dell'Onu, è esattamente quanto si aspettavano le Cancellerie dei paesi alleati, i mercati e soprattutto i cittadini responsabili del nostro paese. Monti non parteciperà alla campagna elettorale e non ha posto una sua candidatura ad alcuna specifica carica elettiva. Ha semplicemente detto che qualora dopo le elezioni che si svolgeranno nel prossimo aprile il Parlamento e le forze politiche che usciranno vittoriose da quella consultazione avranno bisogno dell'opera sua, lui sarà disponibile

Qual è la vera novità di questa dichiarazione, fatta ora per allora? La novità sta tutta nel linguaggio che in casi come questo è al tempo stesso forma e sostanza: un linguaggio non politico ma istituzionale, così come è istituzionale la sede dalla quale Monti ha parlato. È da undici mesi il capo dell'Esecutivo e si è rivolto al futuro Parlamento e al futuro presidente della Repubblica. Saranno nel prossimo aprile queste istituzioni a valutare se ci sarà bisogno di lui

Il prossimo governo sarà certamente politico, ma anche questo lo è perché anche questo vive sulla fiducia che il Parlamento gli esprime. È composto da tecnici, ma lo stesso Monti offrì ai politici di parteciparvi. La partecipazione non vi fu perché il Pd la rifiutò e bene fece mettendo in tal modo la "strana maggioranza" nella giusta dimensione richiesta.

dall'emergenza. L'emergenza purtroppo continuerà anche nella prossima legislatura ma la maggioranza sarà quella che gli elettori avranno scelto. In questo senso il nuovo Parlamento potrà esprimere una maggioranza non più "strana" ma portatrice d'una visione coesa del bene comune.

È implicito che l'elemento di fondo di quel bene comune è costituito dagli impegni che lo Stato italiano  -  attenzione, lo Stato non solo il governo  -  ha preso nei confronti dell'Unione europea. Quegli impegni consentono una limitata ma importante discrezionalità; possono accentuare il tema dell'equità e dell'eguaglianza einaudiana delle condizioni di partenza tra i cittadini oppure affidarsi alla diseguaglianza come stimolo dell'efficienza. Spetta al popolo sovrano scegliere tra queste due diverse opzioni nei limiti, come già detto, della loro compatibilità con gli impegni verso l'Europa

Monti sa bene che la nuova maggioranza non sarà più "strana" ma effettiva e coesa. Questo non significa che Monti sia disponibile per qualsiasi maggioranza, ma a quella sin d'ora schierata per un futuro Stato federale europeo con la sua moneta comune e con una Banca centrale che abbia i poteri di tutte le Banche centrali di uno Stato. Questa è la maggioranza alla quale il nostro premier ha offerto la sua disponibilità e la sua credibilità internazionale, che di quella disponibilità rappresenta il tassello più importante e difficilmente sostituibile

* * *.

Restano comunque cinque mesi di lavoro al governo attuale e alla maggioranza che lo sostiene. I problemi che attendono soluzione sono i seguenti:.

1 - Una nuova legge elettorale

2 - La legge contro la corruzione

3 - Una legge costituzionale che riesamini il titolo V della Costituzione per quanto riguarda le competenze tra Stato e Regioni

4 - Il taglio della spesa corrente e la riduzione delle accise e delle imposte sui lavoratori e sulle imprese, cioè una riqualificazione fiscale nell'ambito del poco tempo disponibile

5 - Ammortizzatori sociali capaci di attenuare le rabbie accese dalle crisi aziendali

Sono cinque tematiche da far tremare le vene e i polsi, ma non possono essere eluse perché costituiscono il nucleo centrale dell'emergenza. Accoppiano rigore e crescita. Puntano su un accordo con le parti sociali per l'aumento della produttività. Il contratto dei chimici ha rappresentato una buona partenza ed è molto deludente che la Cgil, dopo essere stato firmato dal segretario della categoria, l'abbia disconosciuto come Confederazione. La Camusso conosce bene le condizioni in cui si trovano l'Italia, l'Europa, l'Occidente. Un contratto che aumenta le ore di lavoro e quindi il salario per i giovani e le diminuisce per gli anziani rappresenta un patto generazionale che non accresce il rigore ma l'equità. Questa è la strada alla quale non ci sono alternative e va seguita per i molti altri contratti in scadenza se non si vuole che non siano rinnovati, con quanto ne seguirebbe sul potere d'acquisto dei lavoratori

Il governo può e deve arbitrare questi conflitti se le parti sono disponibili al negoziato. La logica può cambiare quando cambiano le condizioni; pretendere che il cambiamento avvenga prima significa abbaiare alla luna

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Nel nucleo dell'emergenza c'è anche un altro tema e questo è eminentemente tecnico: il governo dello "spread". La contraddizione, apparente, riguarda il diverso andamento delle aste e del mercato secondario. Le aste vanno bene anche quella dei Bpt a 5 e a 10 anni, il secondario invece va male e influisce negativamente sul tasso di interesse praticato dalle banche con la clientela. Dipende dal contagio che proviene dalla Grecia e soprattutto dalla Spagna la quale, nei prossimi giorni, dovrà decidere se ricorrere all'aiuto del fondo salva-Stati e all'intervento della Bce

Questa decisione probabilmente verrà presa nella prossima settimana

Che cosa faranno Monti e Grilli a quel punto? Due scuole di pensiero si confrontano in proposito: c'è chi pensa che l'intervento della Bce in Spagna scoraggi la speculazione e si ripercuota favorevolmente anche sul mercato italiano; ma c'è invece chi sostiene esattamente il contrario. Personalmente credo che questa seconda tesi sia la più probabile; la speculazione abbandonerà la Spagna e si riverserà sull'Italia. La logica porta a questo, la speculazione, cioè le grandi banche d'affari e i fondi che puntano sul rischio realizzano i loro profitti giorno per giorno. Se abbandonano la Spagna sotto il randello di Draghi, si riverseranno probabilmente sul mercato italiano fino a quando anche noi chiederemo l'intervento dell'Esm e della Bce. Ma in quell'intervallo di tempo balleremo la rumba e non sarà un bello spettacolo. Sicché, se s'ha da fare è meglio farlo il giorno dopo la Spagna. La questione è certamente opinabile, la logica no.

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Restano alcuni problemi che si riassumono in tre nomi: Polverini, Formigoni, Renzi

Polverini si è dimessa. Era ora. Adesso deve indicare la data delle elezioni che debbono avvenire entro tre mesi. Così recita la legge. L'interpretazione estensiva secondo la quale entro tre mesi deve essere indicata la data delle elezioni che non avrebbe alcun limite di tempo, è del tutto insostenibile anche se così fece Montino che subentrò a Marrazzo e fissò la data a parecchi mesi di distanza dalle dimissioni del governatore. Allora nessuno fiatò, ma è un caso che non può fare precedente. Se lo facesse potrebbe avvenire che il presidente dimissionario alla fine del terzo mese indica una data elettorale a un anno di distanza e governa da solo senza Consiglio regionale. È sostenibile un'ipotesi di questo genere? Evidentemente no. Le elezioni debbono essere fatte entro tre mesi dalle dimissioni del Consiglio e del presidente della giunta. Se la Polverini si rifiutasse di seguire questa procedura il governo può nominare un commissario che stabilisca la data elettorale nei tre mesi previsti dalla legge.

Il caso Formigoni è altrettanto chiaro: un governatore già indagato di gravi reati non può guidare una Regione come la Lombardia. I consiglieri d'opposizione dovrebbero dimettersi subito e creare i presupposti di una crisi e di nuove elezioni. Non si capisce che cosa aspettino. Il precedente del Lazio è un pessimo precedente e c'è da augurarsi che i partiti della sinistra a cominciare dal Pd non ripresentino alle prossime elezioni nessuno dei consiglieri uscenti.

Renzi. Per quanto riguarda il suo programma politico, per il poco che risulta dalle sue carte e dalle sue prolusioni, si tratta di un'agenda generica che enuncia temi senza svolgerli. I temi sono quelli che campeggiano da mesi sui giornali, le soluzioni però Renzi non le indica. Quindi il suo programma è carta straccia

Una sola cosa è chiara: Renzi sa parlare e richiama molto abilmente l'attenzione sotto l'oculata gestione di Gori, ex dirigente di Fininvest. Renzi piace perché è giovane. È un requisito sufficiente? Politicamente è molto più di centrodestra che di centrosinistra. Se vincerà le primarie il Pd si sfascerà ma non perché se ne andrà D'Alema o Veltroni o Franceschini, ma perché se ne andranno tutti quelli che fin qui hanno votato Pd come partito riformista di centrosinistra

Non a caso Berlusconi loda Renzi pubblicamente; non a caso i suoi sponsor sono orientati più a destra che a sinistra e non a caso lo stesso Renzi dice che queste due parole non hanno più senso. Hanno un senso, eccome. Nell'equilibrio tra i due fondamentali principi di libertà e di eguaglianza la sinistra sceglie l'eguaglianza nella libertà e la destra sceglie la libertà senza l'eguaglianza. Questa è la differenza e non è cosa da poco

Io sono liberale di sinistra per mia formazione culturale. Ho votato per molti anni per il partito di Ugo La Malfa. Poi ho votato il Pci di Berlinguer, il Pds, i Ds e il Pd. Se i democratici andranno alle elezioni con Renzi candidato, io non voterò perché ci sarà stata una trasformazione antropologica nel Pd, analoga a quella che avvenne nel Partito socialista quando Craxi ne assunse la leadership, senza dire che Craxi aveva una visione politica mentre Renzi non pare che ne abbia alcuna salvo la rottamazione. Francamente è meno di niente

La striscia rossa del 27 settembre 2012.

Contro la corruzione non basta indignarsi. Qui non ci sono i soldi per i deboli, per i poveri... E intanto vengono sottratti beni che dovrebbero essere a disposizione della società. Subito una legge

Don Luigi Ciotti.

2-Cene, gioielli, mozzarelle, hotel: tutte le voci dello scandalo Pdl.

(di Angela Camuso l'Unità.it 24 settembre 2012).

 Le cene dal conto quasi sempre a tre zeri. Ma anche la spesa al supermercato. Le casse di vino e champagne in enoteca. Ma pure i rifornimenti abnormi di mozzarelle di bufala. L’ufficio stampa. Ma anche i book fotografici per graziose consigliere. E poi i gioielli, i prodotti hitech, persino le spese in ceramiche e arredamento senza contare i finanziamenti ad associazioni sportive e culturali, talvolta inesistenti. Naturalmente gli alberghi, sempre lussuosissimi.

E uno schiaffo in faccia alla crisi e alla decenza il rendiconto delle spese effettuate col denaro dei contribuenti negli ultimi due anni dal gruppo Pdl della Regione Lazio. Lo documentano le spese in uscita del conto Unicredit numero 0000401372093, intestato «Gruppo Consiliare Popolo della libertà - via della Pisana 130», da cui sono stati succhiati nel periodo di riferimento 5 milioni e 900 mila euro di «fondi destinati al funzionamento del Gruppo», 800mila dei quali, secondo i pm, finiti in tasca al capogruppo dell’epoca, Franco Fiorito, unico indagato per peculato, ma verosimilmente ancora per poco, nell’indagine della procura di Roma che ha scoperchiato a sorpresa la tavola imbandita della grande abbuffata.

Un sistema, ha detto Fiorito, che si basava da una parte su un mucchio di fatture false gonfiate evidentemente emesse da negozianti e presidenti di associazioni amici, o amici degli amici, che adesso rischiano di finire seriamente nei guai e dall’altra da un’assenza scandalosa di qualsiasi azione di controllo

AUTOCERTIFICAZIONI

 Mancando la fattura di comodo all’occorrenza, per l’erogazione di rimborsi a due e tre zeri bastava infatti uno scarabocchio su un qualsiasi pezzo di carta in cui un consigliere, ad esempio, sosteneva di aver speso una cifra a caso (ci sono autocertificazioni del genere per somme fino a 30.000 euro) per spese connesse alla propria attività. Nessuno chiedeva ragione a nessuno di quel fiume di denaro. Non lo faceva il partito, né il consiglio regionale, né l’ufficio di Presidenza dell’Assemblea, né il Co.re.co, cioè il Comitato di Controllo, evidentemente tale solo di nome.

Le spese folli sostenute dal successore di Franco Fiorito al vertice del gruppo Pdl alla Pisana, Francesco Battistoni (anche lui dimissionario, perché travolto dallo scandalo) gridano vendetta se non altro perché lo stesso Battistoni è stato quello che per primo si è stracciato le vesti alla notizie delle ruberie contestate all’ex sindaco di Anagni.

Ebbene Battistoni, a novembre del 2011, a fronte della sua partecipazione a 4 sedute del Consiglio su 5, ha speso al termine di quattro giornate di lavoro una volta cinquemila euro per una cena promozionale sul lago di Bolsena, al Pepe Nero, per 80 coperti, anche se il ristorante risulta possa contenere al massimo quaranta persone. Quindi, tra albergo - l’Aldero Hotel, quattro stelle nella Tuscia Viterbese – e ristorante, altre 1.650 euro, bevande incluse, qualche sera doopo. C’è poi un’altra cenetta al solito Pepe Nero,16 persone con spesa di 800 euro e un aperitivo alle Terme dei Papi per un convegno con i militanti, 1.450 euro. Battistoni spende pure la notte di San Silvestro 3.500 euro al ristorante ”La Ripetta”, anche se, stranamente, sotto la data della fattura la ricevuta ne riporta un’altra, perché c’è scritto: «Cena del 22 per auguri di Natale».

DENARO PUBBLICO.

 Allo stesso modo, il denaro pubblico è stato speso in ricariche e bollette telefoniche per un totale di 76.856 euro. E poi ci sono 46 mila 534 euro di pranzi e cene in trenta diversi ristoranti e bar (9.900 euro da "Pasqualino al Colosseo", 8.800 al "Caffè Martini", 2.501 a "Il Ritrovo", di Cori, 1.501 euro alla pasticceria "Dolce maniera" di Prati, a Roma).

Nelle causali che sul conto Unicredit accompagnano il saldo di quegli incontri conviviali, non c’è traccia utile a risalire a chi del gruppo Pdl ne abbia goduto e con quali ospiti. Stessa storia per le spese in hotel (30.862 euro), di elettronica (5.018 euro) o per l’arredamento di interni (50.990 ero). Buio fitto pure sulla tipologia di contratti e sul compenso di quei consulenti e collaboratori che risultano siano stati pagati con i fondi del gruppo, anche se non è sfuggito agli inquirenti il compenso intascato (oltre 4 mila euro) all’ex fidanzata di Fiorito Samantha Weruska Reali per «collaborazione gruppo consiliare Popolo della Libertà»

LE ASSOCIAZIONI.

Le cene dal conto quasi sempre a tre zeri. Ma anche la spesa al supermercato. Le casse di vino e champagne in enoteca. Ma pure i rifornimenti abnormi di mozzarelle di bufala. L’ufficio stampa. Ma anche i book fotografici per graziose consigliere. E poi i gioielli, i prodotti hitech, persino le spese in ceramiche e arredamento senza contare i finanziamenti ad associazioni sportive e culturali, talvolta inesistenti. Naturalmente gli alberghi, sempre lussuosissimi. E uno schiaffo in faccia alla crisi e alla decenza il rendiconto delle spese effettuate col denaro dei contribuenti negli ultimi due anni dal gruppo Pdl della Regione Lazio.

Lo documentano le spese in uscita del conto Unicredit numero 0000401372093, intestato «Gruppo Consiliare Popolo della libertà - via della Pisana 130», da cui sono stati succhiati nel periodo di riferimento 5 milioni e 900 mila euro di «fondi destinati al funzionamento del Gruppo», 800mila dei quali, secondo i pm, finiti in tasca al capogruppo dell’epoca, Franco Fiorito, unico indagato per peculato, ma verosimilmente ancora per poco, nell’indagine della procura di Roma che ha scoperchiato a sorpresa la tavola imbandita della grande abbuffata.

Un sistema, ha detto Fiorito, che si basava da una parte su un mucchio di fatture false gonfiate evidentemente emesse da negozianti e presidenti di associazioni amici, o amici degli amici, che adesso rischiano di finire seriamente nei guai e dall’altra da un’assenza scandalosa di qualsiasi azione di controllo. Mancando la fattura di comodo all’occorrenza, per l’erogazione di rimborsi a due e tre zeri bastava infatti uno scarabocchio su un qualsiasi pezzo di carta in cui un consigliere, ad esempio, sosteneva di aver speso una cifra a caso (ci sono autocertificazioni del genere per somme fino a 30.000 euro) per spese connesse alla propria attività.

Nessuno chiedeva ragione a nessuno di quel fiume di denaro. Non lo faceva il partito, né il consiglio regionale, né l’ufficio di Presidenza dell’Assemblea, né il Co.re.co, cioè il Comitato di Controllo, evidentemente tale solo di nome. Le spese folli sostenute dal successore di Franco Fiorito al vertice del gruppo Pdl alla Pisana, Francesco Battistoni (anche lui dimissionario, perché travolto dallo scandalo) gridano vendetta se non altro perché lo stesso Battistoni è stato quello che per primo si è stracciato le vesti alla notizie delle ruberie contestate all’ex sindaco di Anagni.

Ebbene Battistoni, a novembre del 2011, a fronte della sua partecipazione a 4 sedute del Consiglio su 5, ha speso al termine di quattro giornate di lavoro una volta cinquemila euro per una cena promozionale sul lago di Bolsena, al Pepe Nero, per 80 coperti, anche se il ristorante risulta possa contenere al massimo quaranta persone. Quindi, tra albergo - l’Aldero Hotel, quattro stelle nella Tuscia Viterbese – e ristorante, altre 1.650 euro, bevande incluse, qualche sera doopo. C’è poi un’altra cenetta al solito Pepe Nero,16 persone con spesa di 800 euro e un aperitivo alle Terme dei Papi per un convegno con i militanti, 1.450 euro.

Battistoni spende pure la notte di San Silvestro 3.500 euro al ristorante ”La Ripetta”, anche se, stranamente, sotto la data della fattura la ricevuta ne riporta un’altra, perché c’è scritto: «Cena del 22 per auguri di Natale». Allo stesso modo, il denaro pubblico è stato speso in ricariche e bollette telefoniche per un totale di 76.856 euro. E poi ci sono 46 mila 534 euro di pranzi e cene in trenta diversi ristoranti e bar (9.900 euro da "Pasqualino al Colosseo", 8.800 al "Caffé Martini", 2.501 a "Il Ritrovo", di Cori, 1.501 euro alla pasticceria "Dolce maniera" di Prati, a Roma). Nelle causali che sul conto Unicredit accompagnano il saldo di quegli incontri conviviali, non c’è traccia utile a risalire a chi del gruppo Pdl ne abbia goduto e con quali ospiti.

Stessa storia per le spese in hotel (30.862 euro), di elettronica (5.018 euro) o per l’arredamento di interni (50.990 ero). Buio fitto pure sulla tipologia di contratti e sul compenso di quei consulenti e collaboratori che risultano siano stati pagati con i fondi del gruppo, anche se non è sfuggito agli inquirenti il compenso intascato (oltre 4 mila euro) all’ex fidanzata di Fiorito Samantha Weruska Reali per «collaborazione gruppo consiliare Popolo della Libertà».

23 settembre 2012.

Soltanto i Comuni danno ancora fiducia. Le Regioni ne avevano già poca, adesso è rimasta soltanto la cenere ed i fumi infetti che essa espande.

E. Scalfari  23 settembre 2012.

3-Il lingotto è soltanto la punta di un iceberg  (Stralcio).

(di EUGENIO SCALFARI La Repubblica.it 23 settembre 2012).

* * * * * * *.

[...] Dovrei ora dire qualche parola sullo scandalo del Lazio e di gran parte delle Regioni italiane a cominciare dalla Lombardia del Celeste e dalla Sicilia di Lombardo

Mi limito solo a dire vergogna aggiungendo che con questa classe politica locale pensare ad un buon federalismo significa sognare ad occhi aperti

Soltanto i Comuni danno ancora fiducia. Le Regioni ne avevano già poca, adesso è rimasta soltanto la cenere ed i fumi infetti che essa espande.

La striscia rossa del 24 settembre 2012.

In tutto il mondo ci sono persone ricche che non contribuiscono alla crescita delle loro nazioni. Anziché investire in scuole, ospedali e progetti di crescita interna pensano soltanto a fare soldi

Hillary Clinton.

4-Cambiare subito.

(di EZIO MAUROLa Repubblica.it 26 settembre 2012).

Ormai è una questione di decenza, e anche di sopravvivenza. La legge anti corruzione non può rimanere ostaggio di una destra allo sbando, arroccata nelle paure personali del suo leader, politicamente suicida al punto da non avvertire l'urgenza assoluta di mettere il nostro sistema al passo con l'Europa: ma anche, e soprattutto, con la sensibilità acutissima del Paese, che non tollera più abusi e furbizie

La cintura di illegalità corruttiva che soffoca l'Italia e la sua libertà tiene lontani gli investimenti stranieri, penalizza le imprese, altera il mercato. Ma soprattutto pesa sul sistema per 60 miliardi all'anno, una cifra enorme che è il segno dell'arretratezza del Paese e del condizionamento di una diffusa criminalità quotidiana

A tutto ciò si aggiungono l'uso disinvolto del denaro pubblico e gli sprechi del sistema politico. Lo scandalo della Lombardia, con le vacanze pagate al presidente Formigoni da un faccendiere della sanità, e la vergogna del Lazio, con cifre da capogiro intascate dai consiglieri regionali per spese private, fanno ormai traboccare il vaso. Ieri Napolitano ha definito la corruzione "vergognosa", il giorno prima Monti aveva denunciato "l'inerzia" della destra

Ora non ci sono più alibi. Il governo non può fare il notaio delle inerzie altrui: vada avanti con forza e il Premier chieda al Parlamento di approvare subito la legge. Chi non la vuole, se ne assuma la responsabilità.

E l'opinione pubblica faccia sentire la sua voce. Il cambiamento può cominciare qui, oggi.

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