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contributo inviato da Giuseppe Ardizzone il 29 settembre 2012

Il 29 settembre, a Roma - Tempio di Adriano, si è svolta l’assemblea pubblica, convocata dai quindici parlamentari del PD che desiderano porre l’Agenda Monti al centro delle scelte politiche del proprio partito. L’appuntamento si è reso ancora più interessante dopo la disponibilità, espressa a New York proprio dal Premier Monti, ad accettare un eventuale secondo mandato dopo le prossime elezioni politiche.

Gli interventi hanno sostanzialmente espresso il bisogno di continuità dell’azione di risanamento e di rilancio del nostro Paese, sulla scena internazionale, operato da Mario Monti e dai suoi ministri. E’ stato più volte sottolineato il cambio di passo attuato nell’affrontare le necessarie riforme economiche, sempre rimandate dalle forze politiche che hanno governato l’Italia in questi anni, e la recuperata credibilità nel consesso internazionale.

Particolarmente significativo l’intervento del Senatore Ichino, che ha sottolineato il carattere del tutto innovativo delle riforme Fornero sulle pensioni e sul lavoro. La prima ha spezzato quel continuo ricorso delle aziende all’utilizzo degli esuberi, per attuare la ristrutturazione del proprio assetto del personale. Fino ad oggi, quest’obiettivo veniva realizzato con il passaggio precoce del lavoratore sulle spalle della fiscalità generale, grazie all’utilizzo dello strumento della pensione d’anzianità.

Sull'aspetto "lavoro" Ichino ha inoltre sottolineato come la riforma abbia definitivamente modificato l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, eliminando un quasi diritto di proprietà sul posto di lavoro occupato, per consentire invece la mobilità del lavoro, assistendo il lavoratore in questo percorso. Certo, la riforma contiene errori ed è incompleta; ma, inizia altresì un percorso di avvio di ammortizzatori universali a garanzia del lavoratore.

La presenza di ospiti appartenenti al gruppo di Italia Futura o, come Della Vedova, del FLI ha posto poi al centro del dibattito la questione delle forze che, fuori e dentro il PD, sono disponibili ad appoggiare l’agenda Monti. La sensazione è che il campo sia vasto e che intenda ricoprire uno spazio di domanda presente nel Paese se è vero, come è stato sottolineato, che il gradimento espresso nei sondaggi sulla figura di Monti supera abbondantemente il 50%.

Quello che le forze presenti del PD hanno tuttavia sottolineato è che non necessariamente l’agenda Monti debba coincidere con un secondo incarico allo stesso, dopo le prossime elezioni politiche. Monti potrebbe invece ricoprire comunque degli alti incarichi istituzionali in Italia o in Europa, a patto, tuttavia, che le forze politiche riescano ad esprimere, dopo il voto, una forte governabilità e possano inoltre continuare il percorso virtuoso iniziato da questo governo.

Da questo punto di vista, le preoccupazioni dei presenti vanno da un lato alla mancata riforma del sistema elettorale (oltre che alla debolezza comunque presente del quadro politico attuale e della sua classe dirigente) e dall’altro alla necessità che si operi un profondo chiarimento all’interno del Partito Democratico, volto ad accettare, come base irrinunciabile della politica dello stesso, l’Agenda Monti. Questo, senza necessariamente appiattirsi su quanto è stato fatto o ancora in programma da parte di questo governo ; ma, impegnandosi comunque a non modificare quanto è stato già costruito, completarne l’attuazione e semmai procedere ulteriormente avanti sul cammino delle riforme sostenibili.

L’agenda Monti, sia sul piano interno che internazionale, rappresenta in realtà, secondo quest’interpretazione, il vero spartiacque della politica italiana e dei suoi schieramenti.

Da un lato, vedremo probabilmente assieme forze che, pur con accenti diversi, invocheranno una distanza dalle scelte europee, dagli impegni del fiscal compact e rivendicheranno un’autonomia delle scelte, ritornando ad invocare, in un modo o nell’altro, la possibilità di ricorrere allo strumento della svalutazione- indebitamento- inflazione per far ripartire il ciclo economico all’interno di una struttura del paese squilibrata ed arretrata, fondando tutto il possibile recupero di competitività sullo sfruttamento del lavoro, il contenimento dei diritti e dei salari e la forte riduzione dell’apparato pubblico. Il tutto condito da una forte dose di antipolitica cavalcata con spregiudicatezza.

Dall’altra parte, il compito dei riformisti non sarà semplice né dentro il Partito Democratico né in generale nella società italiana ed in Europa.

E’ vero che il gruppo ispiratore dell’assemblea si ferma nella richiesta di porre l’agenda Monti come base del dibattito interno del partito senza volersi, per il momento, spingere oltre; ma è anche vero che il momento delle primarie e della prossima scadenza elettorale porta inevitabilmente a valutare la vicinanza e la compatibilità dei diversi candidati rispetto a quest’impostazione. Va inoltre considerato un altro aspetto che, ascoltando il dibattito, si è avuto l’impressione che non sia stato sufficientemente sottolineato: la qualità strutturale ed epocale della crisi che stiamo vivendo. Non siamo, infatti, di fronte solo alla crisi del sistema Italia ma di un sistema globale dei rapporti fra i paesi del mondo, dell’utilizzo dei fattori di produzione e del rapporto fra la rendita finanziaria ed il sistema produttivo che rimettono in discussione i rapporti fra le classi sociali e lo Stato all’interno delle nostre moderne società.

La situazione che stiamo vivendo Italia è pertanto talmente grave da richiedere ricette che non si possono limitare alla pur virtuosa impostazione adottata da Monti ma richiedono una nuova e rapida risposta almeno a due questioni:

a) La richiesta di partecipazione diretta e democratica delle persone alla vita politica che, associata alla contestazione della corruzione della classe politica, rischia di porre all’ordine del giorno la questione stessa della democrazia.

b) La definizione di quali strumenti siano necessari per fronteggiare tempestivamente una crisi occupazionale senza precedenti, dal dopoguerra ad oggi, all’interno di una crisi economica mondiale che sta cambiando i rapporti economici fra le nazioni. Questo chiama in causa la possibilità di prevedere non solo un sistema che consenta ad ognuno pari opportunità e diritti, ma anche interventi a favore dei possibili esclusi strutturali o momentanei. Quell’assistenza e quel salario di cittadinanza che consentano di mantenere la dignità di cittadini. Quali possono essere pertanto le caratteristiche di un welfare oggi? Cosa deve privilegiare?

Queste questioni chiedono alla sinistra liberale di procedere “oltre” nel suo cammino pratico e teorico, recuperando una visione più ampiamente socialdemocratica ,attualizzandola, e riuscendo così ad offrire ad una popolazione sfiduciata e disorientata un cammino di speranza.

Quella narrazione che, con tutto il rispetto per l’attuale primo Ministro, mi sembrerebbe riduttivo affidargli ma che è e dovrebbe essere invece la “mission” di un partito come quello Democratico che si candida al governo.

Il pensiero, a questo punto, non può che ritornare alla scadenza delle primarie ed ai suoi candidati. Non possiamo non richiedere alla forze in campo di fornire all’elettorato elementi di comprensione e di scelta fra le alternative proposte. Non è possibile appiattire il dibattito all’interno di una falsa "uniformità", nell’obiettivo di alleanze precostituite che, invece, possono dissolversi al primo soffio di vento.

Aprire il Paese alla speranza significa invece assumersi la responsabilità di una progettualità e portarla avanti.

In questo, l’attuale sistema istituzionale è quanto mai nemico della chiarezza. Ci troviamo con una legge elettorale e con le varie ipotesi di modifica che non sembrano assicurare al vincente la piena governabilità Forse, a questo punto, prima che la politica rinunci al suo compito invocando l’ennesimo governo tecnico e rischiando le rivolte popolari, sarebbe opportuno considerare senza pregiudizi il sistema semipresidenziale alla francese che permise a quel paese, a suo tempo, il superamento di difficoltà politiche simili alle nostre.

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