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contributo inviato da Achille_Passoni il 28 settembre 2012


Il sottosegretario De Vincenti ha risposto per conto del ministro Passera all'interpellanza che ho presentato assieme ad altri 52 senatori del Partito Democratico per chiedere un pronunciamento del Governo sulle scelte strategiche di Finmeccanica, in primis sull'orientamento annunciato più volte dall'ad Orsi di abbandonare le aziende del settore civile - come AnsaldoBreda - per impegnarsi soltanto in quello militare. La notizia positiva è che il Governo ha manifestato l'intenzione di convocare un tavolo con il Gruppo Finmeccanica per affrontare i problemi dell'azienda e fare il punto della situazione, così come sono positive le garanzie che sono state ribadite sul mantenimento della presenza territoriale di AnsaldoBreda e sulla salvaguardia dell'occupazione.

Come abbiamo ribadito in Aula sia io nell'illustrazione dell'interpellanza che il vicepresidente Chiti nella sua replica, va bene la ricerca di partner a patto che in Italia resti una presenza industriale forte nei trasporti e nell'energia. Riteniamo sbagliato tuttavia che Finmeccanica riduca il suo perimetro produttivo al solo settore militare, che non può rapprestnare il solo core business di un Gruppo così importante per il Paese. In questo, non ci possono essere ambiguità: non si può pensare di rendere AnsaldoBreda uno "spezzatino" per acquirenti indebolendo l'Italia.


Pubblico di seguito il testo integrale del mio intervento in Aula, e la replica del sottosegretario De Vincenti.

"La risposta del Governo alle richieste di pronunciamento sulle scelte strategiche di Finmeccanica nei settori trasporti ed energia, in particolare riguardo ad AnsaldoBreda e AnsaldoEnergia, ma più in generale, sulla politica industriale del Gruppo arriva oggi, e me lo consenta Signor sottosegretario, con un ritardo enorme.  

L’interrogazione di cui sono primi firmatari il vice presidente del Senato Chiti e i presidenti Quagliariello e D'Alia è stata presentata addirittura l’otto marzo scorso. Ma ancora prima sono stati presentati numerosi atti di sindacato ispettivo sullo stesso tema a prima firma mia, della Senatrice Pinotti, del Vicepresidente Chiti e altri ancora.  

È stato necessario presentare un’interpellanza urgente ai sensi dell’articolo 156bis, sottoscritta da 53 senatori, per avere finalmente un riscontro su un tema fondamentale per il futuro industriale del Paese.   E nel frattempo, si è lasciato sinora che il vertice Finmeccanica, impresa pubblica – è bene ricordarlo, perché qui vi è il nodo politico decisivo della nostra richiesta di pronunciamento del Governo - assumesse decisioni che producono rilevantissimi effetti su settori produttivi d’interesse strategico per il nostro Paese, sull’occupazione e sulle economie di interi territori. Il tutto in assenza – almeno questo è apparso - di indirizzi da parte del Governo.  

In sostanza, il punto politico sollevato dalle interrogazioni e dall’interpellanza riguarda la politica industriale che questo Governo intende portare avanti. È chiaro che un Esecutivo in carica da meno di un anno non può essere ritenuto responsabile di problemi e situazioni che, a mio giudizio, derivano da scelte compiute negli ultimi dieci anni. Anzi, dovrei dire “non-scelte”, perché i precedenti governi di centrodestra evidentemente non sapevano nemmeno il significato di queste due parole, “politica industriale”, non essendosene mai preoccupati e avendo lasciato il Paese nel suo assetto produttivo, privo di un benché minimo indirizzo.  

Così come capisco bene che vi siete trovati a gestire centinaia di crisi aziendali in tutto il Paese, e che è certamente complicato trovare repentinamente soluzioni soddisfacenti per tutti, ma soprattutto inserite in un quadro di scelte d’indirizzo chiare e utili agli interessi strategici del paese.Eppure, definire questo quadro è assolutamente necessario ed improcrastinabile. In particolare per quando riguarda Finmeccanica, è arrivato il momento di intervenire e di far sentire la voce del Governo. Sono in gioco infatti le prospettive produttive di un Gruppo importantissimo e la stessa collocazione del paese nella competizione internazionale, in mercati e settori che saranno decisivi in sè e anche per trainare la ripresa economica dell’Italia e dell’Europa stessa.    

Un Gruppo come Finmeccanica, per la sua dimensione, importanza e qualità d’innovazione che lo contraddistinguono, pur nel rispetto delle necessarie autonomie gestionarie non può, perciò, essere lasciato privo di indirizzi strategici precisi. Inoltre, e qui manifesto un convincimento privato, credo che il Governo debba esprimersi anche sulle vicende giudiziarie che si sono abbattute sui vertici del Gruppo, da ultima quella di ieri che riguarda Breda Menarini. Penso che in altri paesi manager così “chiacchierati” farebbero un passo indietro senza bisogno che glielo si chieda. Da noi non è cosi!   Tornando al tema sollecitato dagli atti di sindacato ispettivo, signor Sottosegretario, è inutile sottolineare che la risposta che a nome del Governo lei si accinge a darci è molto attesa da tutti i lavoratori, dalle loro famiglie, dalle regioni e dalle città coinvolte.  

Penso a Genova, Napoli, Reggio Calabria, Palermo, penso in particolare alla Toscana e a Pistoia, dove, appunto, le scelte annunciate da Finmeccanica avrebbero conseguenze economiche e sociali pesantissime, determinando insopportabili condizioni d’incertezza per il futuro produttivo ed occupazionale e delle economie dei territori. La dismissione delle attività del settore civile del Gruppo, puntando soltanto su quello militare, comporterebbe infatti la vendita di asset come AnsaldoBreda e AnsaldoEnergia, che rappresentano un patrimonio industriale strategico e di primaria importanza per quella che è la più grande holding pubblica italiana, lasciando questo mercato in mano a imprese straniere.  

AnsaldoBreda si trova in una situazione irragionevole, con un piano di risanamento che è costituito essenzialmente da tagli al personale e non contiene alcuna concreta strategia di rilancio competitivo e produttivo e di chiarezza sull'assetto societario.   Ne è l’ennesima riprova la lettura del comunicato congiunto delle segreterie territoriali e Rsu di Pistoia sull’incontro tenutosi la scorsa settimana tra i vertici di AnsaldoBreda e i sindacati.  

L’azienda non ha fornito spiegazioni convincenti e notizie utili in tema di carichi di lavoro, di un piano di consegne, sullo stato di avanzamento delle lavorazioni in produzione. Ciò che è emerso è, ancora una volta, la situazione di stallo in cui si trova l’azienda, condizionata com’è dalle scelte di budget che Finmeccanica dovrà compiere entro la fine del prossimo mese di Novembre.   Dal punto di vista finanziario poi, l’unica forma di garanzia di Ansaldobreda al momento è data dalla capacità di produrre e consegnare le commesse in atto del treno Vivalto e dello Stadler, e ciò condiziona tutto il funzionamento dell’azienda.  

Gli investimenti produttivi e l’acquisto dei materiali necessari alla realizzazione delle nuove commesse sono infatti legati alla capacità di autofinanziamento dell’azienda, che fin qui è stata sufficiente a far fronte soltanto ad alcuni dei fabbisogni della produzione, con peraltro un pericoloso ritardo nei pagamenti ai fornitori che rischia di produrre uno stato di insolvenza. In questa situazione, emerge l’irresponsabilità – come viene definita dai sindacati e dalla Rsu - del Gruppo Dirigente di Finmeccanica, che, nonostante l’impegno dimostrato dai lavoratori, continua a non sostenere in alcun modo Ansaldobreda e il suo necessario processo di risanamento. Senza il necessario supporto finanziario/produttivo l'Azienda non potrà né raggiungere i livelli di competitività che il mercato richiede, né mettere in produzione nuove commesse come i 50 nuovi treni Etr 1000. Un paradosso!  

La buona volontà mostrata sinora dai lavoratori e da una parte del gruppo dirigente – è giusto darne atto anche in questa sede - di Ansaldobreda nel cercare di salvaguardare l’azienda e mandare avanti la produzione non può bastare. Secondo quanto affermato dalle rappresentanze sindacali, il prossimo mese di marzo è lo spartiacque che segna la sorte di AnsaldoBreda, al di là del quale non si riesce a vedere un orizzonte che non sia la vendita.  

Una prospettiva che avrebbe conseguenze nefaste sui livelli occupazionali dei 2.400 lavoratori Breda e delle circa 40 società dell'indotto e del cosiddetto «incentrato», attive intorno ai quattro stabilimenti.   Senza l’immediato sostegno e le garanzie dell’azionista Finmeccanica, gli sforzi fin qui fatti rischiano infatti di essere completamente vanificati. Lo stesso discorso vale per Ansaldo Energia, che soltanto a Genova impiega più di duemila lavoratori, e che rischia di essere svenduta nonostante l'andamento degli ordinativi del 2011 sia positivo, decisamente migliore di quello dell’anno precedente. Un altro paradosso!  

Per il mercato dell’energia - destinato a diventare sempre più strategico per paesi industriali come il nostro – si prevede un trend di crescita del 5 per cento all'anno per i prossimi 20 anni. È davvero incomprensibile, dunque, come un grande Gruppo industriale come Finmeccanica possa pensare di abbandonare un settore che mostra grandi potenzialità, lasciando al proprio destino aziende che fanno utili in un periodo di grave crisi e che occupano migliaia di persone in tutta Italia.   Signor sottosegretario, per tutte queste ragioni torno a ripetere che un pronunciamento del Governo non è più procrastinabile.  

Come si sottolinea nelle interrogazioni e nell’interpellanza, Finmeccanica è il primo gruppo italiano nel settore dell'alta tecnologia, per un totale di oltre 70.000 addetti, ha un ruolo di primo piano nell'industria europea dell'aerospazio e difesa e vanta strutture produttive e competenze di grande rilievo. Il mercato internazionale mostra che i Governi delle economie avanzate stanno decisamente riducendo gli investimenti nel settore della difesa, per incrementarli in settori come la sicurezza, l'ambiente, i trasporti e l'energia.  

In questo scenario, anche al netto degli interessi strategici del Paese, risulta davvero incomprensibile e miope la scelta del Gruppo di svendere il settore civile. Ma torno al cuore della questione politica che abbiamo inteso sollevare.   Stiamo parlando di decisioni fondamentali per il presente e il futuro dell'economia nazionale. Il Governo ha ribadito più volte la sua volontà di sostenere la crescita e lo sviluppo industriale del Paese. Bene! Le cose di cui parliamo qui vanno esattamente in quella direzione. La preoccupazione grande dei richiedenti  sta proprio nel fatto che, purtroppo, la strada indicata dall’ingegner Orsi, vada in senso opposto.

Oggi è il tempo di un ripensamento sull'intera strategia di Finmeccanica, salvaguardando assolutamente il suo perimetro d’intervento; le attività civili non possono essere dismesse. A tal fine, è necessario che il Governo metta in atto tutte le strategie possibili a questo scopo, compresa il possibile utilizzo di risorse pubbliche afferenti alla Cassa depositi e prestiti.

Signor Sottosegretario, sono in ballo migliaia di posti di lavoro, il futuro produttivo di territori già pesantemente colpiti dalla crisi e, in definitiva, gli interessi strategici stessi dell’intero Paese.



Di seguito, la risposta del sottosegretario De Vincenti. Cliccando qui potete leggere le repliche di Roberta Pinotti e Vannino Chiti.

Signor Presidente, l'interpellanza e le interrogazioni presentate sollevano un tema fondamentale per la politica industriale e per la strategia di politica economica del nostro Paese; gli interroganti, inoltre, mettono in evidenza una serie di problemi che sono fortemente all'attenzione del Governo. Come ricordano i senatori, Finmeccanica è una delle realtà industriali più importanti del Paese, presente in settori strategici, capace di operare e competere in ambiti internazionali, al suo interno vi sono punti di vera e propria eccellenza internazionale. Al tempo stesso, è un gruppo che deve affrontare complesse situazioni di mercato che richiedono iniziative volte a migliorare la competitività e a superare squilibri patrimoniali. È stato quindi elaborato un programma di ristrutturazione e di rilancio del gruppo che è in corso di realizzazione e che il Governo segue con estrema attenzione, verificando che sia realizzato nei tempi e nelle modalità previste.

Il programma, in particolare, valorizza i settori e le aziende nei quali Finmeccanica eccelle in modo specifico: ricordo l'aeronautica, l'elicotteristica, l'elettronica applicata alle tecnologie satellitari e alle telecomunicazioni, sistemi di controllo delle reti di trasporto ed energia, apparati per la produzione di energia elettrica. Entro questo quadro di riferimento si collocano anche i problemi di ridefinizione del perimetro del gruppo. Non si tratta qui, senatore Passoni, di svendere singole attività, ma di focalizzare il gruppo più attentamente su un core-business coerente al suo interno e poi di valorizzare le attività che all'interno di quel core business non si pongono ma che comunque meritano di essere valorizzate e sulle quali si tratta di trovare interlocutori industriali che garantiscano a queste imprese un futuro e un loro posizionamento forte sui mercati internazionali. A questo proposito, senza dimenticare il ruolo e la natura societaria di Finmeccanica, il Governo auspica che ogni decisione che preveda la riduzione del perimetro di azione venga attuata salvaguardando la presenza territoriale degli impianti, le competenze e i livelli occupazionali, il know-how acquisito.

Per quanto riguarda in particolare la società AnsaldoBreda, come evidenziato dai senatori interroganti, la stessa rappresenta la più importante industria italiana del settore ferroviario; la sua struttura produttiva, articolata su quattro stabilimenti (Pistoia, Napoli, Reggio Calabria e Palermo), occupa complessivamente oltre 2.400 dipendenti diretti con un indotto di ulteriori 2.500 dipendenti. L'azienda ha risentito in questi anni della crisi del comparto, che ha però ulteriormente accentuato fattori di debolezza strutturali che condizionano l'azienda: in particolare il sottodimensionamento rispetto ai diretti concorrenti e un assetto industriale inefficiente.

Tale situazione ha comportato una costante perdita di esercizio dal 2005 ad oggi - circa 1,5 miliardi di perdite in sette anni -, con conseguente esigenza di ripianamento da parte della capogruppo Finmeccanica. A fronte di questa grave situazione, l'orientamento del Governo si è focalizzato, in via prioritaria, sull'esigenza di recuperare efficienza e competitività dell'impresa, attraverso azioni di contenimento dei costi e di razionalizzazione della struttura produttiva. Sulla base di questi indirizzi, l'azienda ha predisposto un piano industriale che è stato presentato alle organizzazioni sindacali la scorsa primavera. Nello specifico, sono stati previsti la riduzione del costo di produzione del manufatto finito, un miglioramento della qualità e dell'affidabilità del prodotto, nonché la riduzione dei tempi di consegna. Per il raggiungimento di tali obiettivi sono stati previsti percorsi formativi per la riqualificazione del personale, mirati all'acquisizione di specifiche competenze necessarie per implementare i nuovi processi produttivi. Nelle previsioni, l'attuazione di tale piano dovrebbe consentire il raggiungimento dell'equilibrio economico e finanziario entro il 2014.

La riorganizzazione dell'azienda in chiave di guadagni di competitività, efficienza e qualità del prodotto, è propedeutica alla ricerca di un partner industriale che favorisca il raggiungimento di una massa critica sufficiente per competere sui mercati internazionali e che consenta di superare il sottodimensionamento dell'azienda. Il Ministero dello sviluppo economico continuerà a seguire la vicenda, verificando che le azioni di efficientamento siano effettivamente realizzate. A tal proposito, si riserva di convocare nelle prossime settimane l'azienda e le organizzazioni sindacali, per una verifica del lavoro effettivamente svolto e dei risultati raggiunti.

Con riferimento, più brevemente (ma non perché sia meno importante, naturalmente), alla situazione di Ansaldo energia, sappiamo che questa è - invece - un'azienda con bilanci in attivo, che però - a nostro modo di vedere - potrebbe trarre forte vantaggio da una partnership industriale che la renda ancora più competitiva e che migliori la sua capacità di misurarsi su mercati sempre più integrati. Quindi, è auspicabile - anzi, sarà obiettivo del Governo - la verifica che la scelta di un eventualepartner risponda ai criteri che già sopra ricordavo in termini più generali: salvaguardare l'attuale presenza territoriale degli impianti, le competenze, i livelli occupazionali e il know-how accumulato. Diversamente, ci troveremmo di fronte ad una cessione che priverebbe il Paese di un asset industriale, di un'azienda di grande rilievo.

Qualora si dovesse verificare un quadro contraddittorio rispetto a quanto appena prospettato, il Governo valuterà l'eventuale possibilità di ricorrere all'utilizzo di poteri speciali, così come previsti dalla normativa recentemente approvata dal Parlamento. In merito - poi - agli specifici quesiti posti dalla senatrice Pinotti nella sua interrogazione e ripresi anche dal senatore Passoni nel suo intervento, circa l'intervento finanziario del Fondo strategico italiano controllato dalla Cassa depositi e prestiti, si fa presente che la missione precipua del Fondo strategico italiano è quella di acquisire partecipazioni, di norma di minoranza, in società che rientrino in settori strategici, così come definiti dal decreto del Ministero dell'economia e delle finanze dell'8 maggio 2011. Inoltre, i vincoli statutari di cui all'articolo 4 dello Statuto del Fondo prevedono che «le imprese oggetto di investimento da parte del Fondo dovranno essere in una stabile situazione di equilibrio finanziario, economico e patrimoniale, nonché caratterizzate da adeguate prospettive di redditività e con significative prospettive di sviluppo, idonee a generare valore per gli investitori».

Da questo punto di vista, l'azione che Finmeccanica è chiamata ad attuare e il Governo a verificare, di recupero di competitività e di efficienza - mi riferisco, in particolare, alla situazione di Ansaldo Breda -, nonché di riposizionamento sui mercati internazionali di Ansaldo energia, è propedeutica a qualsiasi discorso su un eventuale intervento del Fondo strategico.
Infatti, il Fondo strategico interviene entro i limiti statutari che ho appena ricordato. Ci tengo a sottolineare questo punto perché la natura del Fondo strategico di Cassa depositi e prestiti è molto importante agli occhi del Governo.

La funzione del Fondo strategico è di promozione degli investimenti in aziende che aprano nuove prospettive di competitività al Paese, tutelando al contempo la redditività di questi investimenti. Siamo parlando di Cassa depositi e prestiti, una società che deve garantire al risparmio delle famiglie italiane un rendimento sicuro nel lungo periodo e quindi deve investire in attività solide, forti e, negli obiettivi del Fondo, capaci di dare un tasso di più forte innovazione al sistema economico italiano.

Ciò premesso, resta il fatto che la natura privatistica e imprenditoriale del Fondo lascia alla piena autonomia e responsabilità degli amministratori dello stesso le scelte da fare. Tuttavia, l'orientamento del Governo è quello che ho appena ricordato.
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