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contributo inviato da team_realacci il 26 settembre 2012

"Stop alla produzione", l'ira degli operai

Il gip di Taranto Patrizia Todisco ha bocciato il piano di risanamento e vieta la produzione: "Dall'Ilva proposte al ribasso: non si mercanteggia con la salute". La notizia ha scatenato l'ira degli operai.  Ieri pomeriggio i primi presidi sull'altoforno 5 che sono proseguiti per tutta la notte. "Disposti a tutto per difendere il lavoro e la salute".

La decisione tanto paventata dalle istituzioni e dall'Ilva alla fine è arrivata. Il gip di Taranto patrizia Todisco ha detto no al piano formulato dall'Ilva di interventi immediati per il risanamento degli impianti inquinanti. No anche al mantenimento di un minimo di produzione chiesto dall'azienda. La decisione è contenuta nel provvedimento depositato poco fa dal giudice in cancelleria. Bocciato, quindi, il piano da 400 milioni di euro presentato da bruno ferrante nei giorni scorsi. In giornata il gip emetterà un altro dispositivo riguardante le tre richieste di revoca della custodia cautelare per Emilio e Nicola riva e Capogrosso.

"Con amarezza dobbiamo rilevare che nel piano, ilva si impegnava ad effettuare lavori per risanamento che in realtà erano già negli atti di intesa del 2003-2004, evidentemente non rispettati", hanno scritto i pubblici ministeri nelle cinque pagine di parere negativo al piano di ilva."Non c'è spazio per proposte al ribasso da parte dell'Ilva circa gli interventi da svolgere e le somme" da stanziare. E' scritto nel provvedimento di Patrizia Todisco.
"I beni in gioco, salute, vita e ambiente e anche il diritto a un lavoro dignitoso ma non pregiudizievole per la salute di alcun essere umano, lavoratore compreso, non ammettono mercanteggiamento".

Il Piano di investimenti immediati redatto dall'Ilva è stato consegnato il 18 settembre scorso dal presidente dell'azienda, Bruno Ferrante, in procura.Il Piano non è piaciuto da subito: non convinse neppure i sindacati, che già il 18 settembre all'uscita dall'incontro con Ferrante che glielo aveva presentato, giudicarono "inadeguate" le risposte dell'azienda rispetto alle indicazioni operative già allora formulate dalla Procura.
Poi, il Piano non è piaciuto agli ingegneri-custodi giudiziari Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento, che il 20 settembre si espressero per una bocciatura sostanziale in un documento contenente una relazione tecnica e consegnato al procuratore di Taranto, Franco Sebastio, e ai pm che si occupano dell'inchiesta per disastro ambientale a carico dell'Ilva. Il giorno dopo giunse il 'no' della procura sia al Piano sia alla richiesta aziendale di mantenere una capacità produttiva minima per tenere in equilibrio la tutela dell'ambiente e del lavoro.

"Avevamo formulato una parere che almeno al momento ha trovato accoglimento". E' il primo commento del procuratore di Taranto, Franco Sebastio, alla decisione del gip Patrizia Todisco di rigettare le richieste avanzate dall'Ilva sulla prosecuzione dell'attività produttiva e il conseguente piano di investimenti immediati per risanare gli impianti dell'area a caldo sequestrati il 26 luglio perchè inquinanti. Nel decreto odierno il gip fa proprie gran parte del parere negativo espresso dalla Procura sulle richieste aziendali e le indicazioni date dal tribunale del riesame nell'agosto scorso.

Il piano consegnato dall'azienda prevede un impegno finanziario di 400 milioni di euro, 146 dei quali già impegnati per interventi in corso o programmati. Troppo poco, sembra a tutti coloro che si sono espressi negativamente. Troppo scarsi gli investimenti previsti soprattutto rispetto alla direttiva consegnata poche ore prima, la sera del 17 settembre, dai custodi giudiziari all'azienda, nella quale si indicavano dettagliatamente tutti gli interventi da eseguire per risanare l'area a caldo del Siderurgico.
Gli interventi previsti dall'azienda nel Piano avrebbero una durata variabile da un anno, per i più semplici, a quattro anni per quelli più complessi. La vera novità del Piano aziendale riguarda i parchi minerali, per i quali l'Ilva ha affidato uno studio finalizzato ad un progetto di copertura dell'area (70 ettari). Ma il no del gip ha vanificato tutto. La notizia è stata accolta con forte preoccupazione dagli operai che da ieri sera stavano protestando salendo sugli altiforni e ora annunciano anche lo sciopero della fame.

Già in quattordici hanno passato la notte sulla passerella dell'altoforno cinque, il più grande d'Europa, fermi a 60 metri di altezza. In mattinata altri nove operai sono saliti sul camino E312 dell'area agglomerato dello stabilimento siderurgico dove si sono incatenati esponendo tre striscioni di protesta. E sono più di seicento i lavoratori che da questa mattina hanno presidiato l'ingresso della direzione dell'Ilva e dove è insorta una discussione tra due gruppetti di lavoratori, alcuni dei quali vogliono difendere con ogni mezzo la fabbrica e il posto di lavoro; altri sottolineano di avere parenti che si sono ammalati di tumore per l'inquinamento e chiedono interventi di ambientalizzazione, anche a costo di fermare gli impianti. Una giornata che si preannunciava di grande tensione in attesa della decisione del gip sulla sorte dello stabilimento. Ieri pomeriggio erano saliti i primi dieci operai sulla torre del nastro trasportatore dell'altoforno 5 mentre da questa mattina altri otto lavoratori sono saliti questa mattina per protesta sulla passerella in cima al camino E312 dell'area agglomerato, a circa 70 metri d'altezza. Gli operai hanno issato tre striscioni con le scritte 'la nostra salute è la vostra salute', 'Noi strumentalizzati da salute e lavoro, voi da chi?' e 'Noi per ambiente salute e lavoro'.

Tra i dipendenti c'è anche "un padre disperato", così si firma dall'Afo5 in una lettera consegnata al segretario Uilm, Antonio Talò; "ansia, paura, rabbia, delusione - ha scritto - questo è il mio stato d'animo. L'incertezza del futuro e la paura di perdere tutto quello che ho creato con fatica e sacrifici mi sta facendo diventare pazzo"."La nostra è una protesta pacifica- ha detto un operaio di 26 anni in protesta sull'altoforno cinque - un'iniziativa spontanea per difendere il nostro posto di lavoro. Vogliamo garanzie. Viviamo con rispetto il dramma di chi ha problemi di salute ma il lavoro è anche un diritto. La maggior parte di noi ha una famiglia e un mutuo sulle spalle". Una notte passata a cento metri di altezza "ci auguriamo che tutto vada bene e vogliamo che si trovi un punto d'incontro tra la Procura e l'azienda e che gli impianti siano resi ecocompatibili, altrimenti siamo pronti a partire per Roma. Siamo disposti a tutto pur di difendere il nostro posto di lavoro, abbiamo figli, abbiamo famiglia, abbiamo mutui. Ci auguriamo che tutto vada a buon fine".

La protesta è iniziata ieri sera con un gruppo di operai che ha trascorso tutta la notte sulla torretta di smistamento dell'altoforno cinque gli operai dell'Ilva. Alternandosi fra loro a gruppi di cinque e senza bloccare o rallentare la marcia produttiva dell'impianto, hanno deciso di mantenere il presidio a circa 60 metri di altezza in un punto dove transitano i nastri di carica e che è comunque accessibile agli addetti all'altoforno stesso. Uno degli operai ha anche consegnato un messaggio al segretario della Uilm, Antonio Talò, che nella nottata si è recato sull'impianto, chiedendo che i posti di lavoro siamo salvati.

Fonte: Repubblica.it
Autore: Mario Diliberto
26 settembre 2012

TAG:  ILVA  TARANTO  GIP  TODISCO  BOCCIATO  PIANO  RISANAMENTO  AZIENDA  LAVORO  SALUTE  ALTOFORNO 

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