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contributo inviato da ilbarbarosognante il 21 settembre 2012





Città Metropolitana: Meolo con Treviso??? Chi l’ha deciso???

La Lega Nord meolese dice no al federalismo da lei tanto decantato. Si può tradurre così la confusa contrarietà alla città metropolitana votata dal centro destra meolese. Il PDL è stato costretto a cedere anche su questo punto alla tirannia della Lega Nord. Evidentemente nessuno di loro è interessato alla razionalizzazione della spesa a favore di servizi migliori per i cittadini.
L’unica certezza nel riordino degli enti locali è la nascita della città metropolitana che dallo 01.01.14 entrerà in vigore. Per le altre province è previsto un riordino che le depotenzierà pesantemente rispetto a prima e rispetto alla città metropolitana.Infatti c’è il rischio concreto che la regione centralizzi le politiche che prima erano di competenza provinciale con il rischio di servizi meno efficienti e più costosi.

Basso e Cagnato continuano a dire di voler discutere con i cittadini ma non fanno nulla di concreto per farlo visto che sarebbe di loro esclusiva competenza. Perchè prima di votare contro l’adesione alla città metropolitana non hanno consultato i cittadini?

Meolo non può essere la periferia della provincia di Treviso o Belluno ma deve stare al centro della Venezia Orientale, facendo rete e squadra, pesando così nei confronti del veneziano. Basso e Cagnato condannano Meolo alla marginalità politica e territoriale.

V E R G O G N A !!!

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METROPOLI, REGOLE NON FANDONIE

18 settembre 2012

Bèh, non ce la aspettavamo più: dopo undici anni dall’inserimento in Costituzione, dopo venti anni dalla legge regionale veneta che provava a definirla e – soprattutto per chi scrive che allora ne dirigeva la testata – dopo quaranta anni dalla pubblicazione di una rivista che nel 1973 ne avanzava l’ipotesi/progetto, pionieristica ma con una efficiente strumentazione scientifica, ecco comparire la “vera e unica” Città metropolitana veneta, che riceve il nome di Venezia, ma che deve in breve tempo e in assoluta autonomia definire la sua forma e aggiustare i suoi confini. La legge 7 agosto 2012, n. 135 la impone, non la propone. Disabituati ad una così ferma prescrizione, i soggetti coinvolti in questa miracolosa velocità crollano in una avvilente ricerca di egoismi istituzionali, piuttosto che di utilità comune. Nascono leggende (questa volta “non metropolitane”) istituzionali, fiscali, finanziarie, culturali, storiche e così via, che mostrano il lato ridicolo della politica locale. Eppure il tema è semplice e la legge lo chiarisce: 1) i Comuni non spariscono e le loro funzioni così come gli esiti elettorali non sono toccate; 2) i governi delle Province spariscono e quel livello di governo non ci sarà più, ma le loro funzioni (e gli addetti) restano; 3) queste, rinforzate e integrate, saranno svolte dalla Città metropolitana, che avrà un organo di governo semplice, poco numeroso, definito con una elezione di secondo grado; 4) il rappresentante di questo nuovo livello di governo si chiamerà “Sindaco Metropolitano” e verrà individuato con un meccanismo opzionale, da definirsi in loco, automatico o per elezione. Dunque, chiunque è in grado di capire queste poche regole e valutarle, sapendo però che la legge comunque dovrà essere attuata e anche in breve. Restano invece sullo sfondo le attribuzioni di questo inconsueto livello di governo, nuovo e speciale perché riferito solamente a dieci territori in Italia, fra i quali appunto Venezia. Ma anche in questo caso la legge è semplice: alle cinque funzioni fondamentali delle Province si aggiungono le nuove funzioni. Testualmente: a) la istruzione pubblica e la tutela ambientale passano intonse alla gestione metropolitana; b) i trasporti, vengono integrati nella nuova funzione “mobilità e viabilità”; c) la gestione del territorio si amplia alla nuova funzione “pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali”; d) lo sviluppo economico relativo ai servizi del mercato del lavoro si integra nella nuova funzione “promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale”; e) infine viene strutturata per la Città metropolitana una nuova funzione orientata alla «strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, nonché organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano». Cinque erano e cinque saranno le funzioni fondamentali previste dalla legge 135/2012. Vorranno le forze politiche locali mettere al centro del loro dibattito questi argomenti? Cosa c’entrano i sentimenti di vicinanza ad altre province (che resteranno comunque depotenziate) o di avversione a Venezia con il futuro di uno spazio urbano ben ordinato, nel quale gli attuali comuni manterranno comunque le loro funzioni e i loro (ahimè) scarsi soldi? Si capirà finalmente che la Venezia Metropoli, avrà il suo centro vitale non in laguna, ma nello snodo demografico, stradale, ferroviario e urbano nella terraferma dell’attuale Comune? Il silenzio delle Università su questo fenomeno, che a lungo ha fatto parte del bagaglio delle scienze del territorio e delle finanze locali, è incomprensibile, ma l’OCSE (il consigliere economico dei maggiori paesi) si è espresso l’anno scorso per la Fondazione di Venezia con un ponderoso rapporto che fornisce già molte risposte. Ad esse alcuni sindaci dovrebbero riandare per non esprimere opinioni sommarie e avventate, poiché, se non ora, dovranno poi rendere conto ai loro elettori delle scelte epidermiche che vanno proponendo.

 Giuliano Segre – Nuova Venezia

TAG:  ZAIA  MURARO  PROVINCIA TREVISO  ORSONI  VENETO ORIENTALE  PARTITO DEMOCRATICO MEOLO  PD MEOLO  CITTÀ METROPOLITANA VENEZIA 

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