.
contributo inviato da Achille_Passoni il 21 settembre 2012


Sono tante le crisi aziendali in Toscana. La maggior parte le conosco, le ho portate Aula con interrogazioni parlamentari, cercando le soluzioni con il Governo, o esprimendo la vicinanza alle loro lotte in altre forme. Crisi aziendali profonde che colpiscono settanta aziende e ventimila posti di lavoro. Dalla Lucchini ai Cantieri Apuani, passando per le Selex e la Beltrame di San Giovanni Valdarno, per citarne solo alcune.

Ci sono casi, come per l'ex Isi di Scandicci, che hanno vissuto il dramma della prima chiusura, la speranza di un recupero del posto di lavoro, l'illusione e la disillusione, tutto in pochi mesi. In Toscana sono crisi aziendali che spaventano perché se prima erano provocate dalle delocalizzazioni, ora nove su dieci sono crisi finanziarie e in sei casi su dieci sfociano in procedure fallimentari di concordato.

I dati di agosto della cassa integrazione non fanno che innalzare il livello di allarme. Sono state 3.236.000 le ore e la crescita sul periodo corrispondente del 2011 è di quasi il 20%. Su base aggregata, sono quasi 33.000.000 le ore autorizzate a fronte delle 31.207.000 del 2011. L'aumento è quasi tutto legato alla cassa integrazione straordinaria che ad agosto cresce del 62%, e su base annua del 16%. Colpiti tutti i comparti della manifattura, dei servizi e del commercio.

Quella che si sta delinenado è una vera e propria "vertenza Toscana" a rischio ci sono 20.000 posti di lavoro con una crisi strutturale preoccupante per il processo di deindustrializzazione che ha innescato e il conseguente impoverimento di un territorio industrialmente ricco. Su questo continuerò a chiedere un intervento del Governo, che ancora tace sulle scelte di politica industriale e sulla visione di Paese che intende sostenere.
TAG:  LAVORO  CRESCITA  CRISI  DISOCCUPAZIONE  SVILUPPO  TOSCANA 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
4 marzo 2010
attivita' nel PDnetwork