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contributo inviato da moreno bucci il 17 settembre 2012

L’agosto tanto temuto si è rivelato invece propizio persoluzioni favorevoli all’euro. E’ stato un agosto “lungo”, poiché si èprotratto fino al 12 settembre, giorno in cui la corte costituzionale tedescaha dato il via al fondo salva stati.

Ma il capolavoro, ancora una volta, lo ha compiuto Draghicon la sua politica di contenimento della speculazione anti-euro. E’ bastatofar passare l’idea che si sarebbe intervenuti con acquisti illimitati percontenere il tasso di collocamento dei bond degli stati in pena per far calmarei bollenti spiriti della speculazione americana contro la zona euro.

 E’ stata una tappa importante. Da una parte perché è statochiaro a tutti, forse anche ai finlandesi ed agli olandesi, oltre che aitedeschi, che il bailamme sui mercati non era fisiologico, ma effetto di unasfrenata speculazione che soltanto la miopia dei neo-liberisti della destraeuropea al governo  impediva di vedere.

 Quanto male è stato fatto dalla speculazione e da chi non havoluto vedere e capire: Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia paganoancora le conseguenze di quegli errori.

Senza tralasciare la teoria dei “compiti a casa”, delpareggio di bilancio inserito nella costituzione, del fiscal compact, ecc. ecc., tutte misure che hannoimpoverito i paesi ed i popoli.

 Non tutto è finito, forse. Ma certamente conviene riprendereil discorso sulla ripresa, su quella che è stata chiamata la “crescita”.

Salvo nuovi pensatori, finora non ci sono alternative ad unapolitica keynesiana per riprendere a crescere. Ma ad essa è necessarioaffiancare una decisa politica industriale, senza la quale molti paesi,compresa l’Italia, non riusciranno a far ripartire il settore manifatturiero.

 Ci vogliono idee chiare e visione politica.

 Sono qualità del tutto assenti dal “gruppo Monti”, ormairidotto ad annaspare nello stagno senza riuscire a raggiungere la riva.Diciamolo chiaramente: col passare del tempo questi “billionaires” non hannotirato fuori nessuna idea originale. Non sono neppure riusciti a far pagarequalcosa a quel 2-3% di straricchi che sono proprietari del 50% del patrimonionazionale. E “pour cause”.

  Strauss-Kahn, riaffacciatosi sopra il pelo dell’acqua, haproposto, per ovviare alla emissione di eurobond, che i paesi che pagano menointeressi sul debito pubblico diano qualcosa a quei paesi che pagano dipiù.  Buoni propositi, ma forse confusi.

Su questa falsariga si può lavorare, ma in un’altradirezione: consideriamo i tassi di emissione dei bond pubblici prima dellaemissione degli eurobond: Germania 1.7, Francia 2.0, Italia 5.0, Spagna 6.0,Grecia, 8.0. Ebbene passiamo alle emissioni “euro” bond, che vengono posti sulmercato per i bisogni di tutti i paesi. Se il tasso di emissione risulta del3.0, ad esempio, saranno i paesi ad emissioni preventive più alte ad erogare aGermania e Francia il differenziale tra i tassi previ (1.7 e 2.0) ed il 3% diora; cioè la Germaniariscuote il differenziale di 1.3 e la Francia quello di 1.0) e gli altri paesi (Grecia,Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia) pagano questo differenziale, con ilrisultato di sborsare molto meno di quanto costa loro il debito pubblico.

 Che la Fiatvoleva smettere di produrre in Italia l’ho già scritto molto tempo fa. Non ciritorno. Monti però non si distingue da Berlusconi.

 L’energia in Italia costa più cara che all’estero. Ebbene seuna multinazionale svizzera vuole rilevare un impianto in Italia, si può farcomprare l’energia direttamente a questa società, che l’importerà da Svizzera, Austria, Francia.dove il prezzo è  più favorevole, per lequantità delle quali ha bisogno.

Enel si potrebbe contentare di un modesto compenso diintermediazione.

 

TAG:  MONTIO  DRAGHI  EURO  CRESCITA  STRAUSS.KAHN  EUROBOND  ENERGIA  INDUSTRIA 

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