.
contributo inviato da verduccifrancesco il 17 settembre 2012
Firmiamo.it
LAVORI FORZATI E GALERA PER CHI MALTRATTA GLI ANIMALI
“Chiediamo che l'attuale legge contro il maltrattamento di animali venga modificata nelle pene. In particolare chiediamo che chiunque sia riconosciuto colpevole di maltrattamento sugli animali sia obbligato ad un periodo minimo di 6 mesi di lavori sociali assolutamente gratuiti a favore degli animali e della comunità (raccogliere cacche, costruire e gestire aree cani, volontariato in canili, gattili ed altre strutture che ospitano gli animali), obbligo di corsi di rieducazione al diritto ed alla tutela degli animali. Ed infine chiediamo che chiunque venga riconosciuto colpevole di aver ucciso un animale dopo aver inflitto un maltrattamento o una tortura sia condannato ad un periodo minimo di anni 2 ad un massimo di anni 5 di galera da scontare oltre all'obbligo per tutto il periodo di lavori forzati a favore degli animali ed a corsi di rieducazione ai diritti ed alla tutela di animali”.

Maltrattare gli animali, si sa, è un’azione infame che l’uomo, nella sua totale presunzione di superiorità, perpetra costantemente da millenni e che va sicuramente condannata anche con leggi appropriate. Non sembra però il caso di chiedere condanne ai lavori “forzati” e anni di carcere, come sostiene l’autore della petizione di cui sopra.  

Sembra però, che all’autore interessi solo il maltrattamento come azione lesiva e non l’uccisione. difatti sostiene che: chiunque viene riconosciuto colpevole di aver ucciso un animale dopo aver inflitto un maltrattamento o una tortura sia condannato …, vale a dire che non è tanto la morte dell’animale alla base della petizione ma il maltrattamento. Ciò significa che l’animale continua ad essere quell’essere inferiore da usare in base alle proprie esigenze ed eliminare quando non serve più - naturalmente deve avvenire attraverso la cosiddetta “morte pulita”.
Da come è stata impostata la petizione, azioni come la caccia “sportiva” e l’uccisione sistematica per “produrre” carne sono esenti da qualsiasi condanna perché, almeno in teoria, non è previsto il maltrattamento.

E anche ciò che riporta l’articolo di repubblica sul traffico dell’avorio - materiale di cui sono fatte le zanne degli elefanti e che viene usato per la costruzione di oggetti, anche sacri - che comporta l’uccisione di decine di migliaia di elefanti all’anno al solo scopo di asportare loro le zanne per utilizzarle nella costruzione di oggetti e di cui sono complici anche le autorità religiose incluse quelle cristiane, secondo quanto afferma il petizionista, non è condannabile e che, addirittura, si può presupporre che sia un commercio legale, visto che l’uccisione non comporta il maltrattamento.

Stando così le cose, è ovvio che il petizionista faccia parte della schiera di coloro che difendono gli animali solo nella misura in cui hanno una certa utilità per loro e non per salvaguardarli nell’ottica di un razionale discorso sul mantenimento dell’habitat naturale in cui viviamo.

Una petizione, dunque, che ha il solo scopo di deviare l’attenzione dal problema reale ad uno fittizio, e molto parziale rispetto al problema reale, nel tentativo di mantenere quel privilegio di cui l’uomo si è sempre avvalso nei confronti delle altre forme di vita e che gli da la possibilità di vita e morte su di essi.
TAG:  ANIMALI  MALTRATTAMENTI  CONDANNE 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
10 marzo 2009
attivita' nel PDnetwork