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contributo inviato da donato piccinino il 14 settembre 2012

Quante cose cambiano.
Anche che la scuola non inizi più di lunedì, ma di venerdì (e magari domani è già festa). Mi hanno detto che la chiamano "ripresa lenta". A pensarci bene è un ossimoro impietoso. Oppure è un bell'esempio per ricordarci che, molto spesso, le paure e i timori dei bambini sono soltanto i nostri fantasmi (in quel vortice di continue incertezze).
Che sia felice o pianga, che voglia tornarci o no, il primo giorno di scuola è sempre uno dei momenti più emozionanti della vita. Nessuno può dire di non avere provato emozioni particolari.

Quante cose cambiano.
I bambini hanno quasi tutti il cellulare. Dicono perchè devono essere sempre rintracciabili, a tutte le ore, in qualsiasi posto. Dicono anche che così sono più liberi (mah!). Fatto sta che l'idea di darsi un appuntamento o di "telefonare a casa", di scrivere una lettera ai primi innamoramenti, lanciarsi un bigliettino o farlo consegnare "dall'amica del cuore" (complice di turno e prima pettegola) non la cambiarei mai con una chat di gruppo "per fare i compiti" o messaggini senza vocali.

Quante cose cambiano.
Senti parlare di scuola oggi e l'associ all'edilizia fatiscente, il precariato, il bullismo e penso agli insegnanti che sono coloro che, di questi tempi, fanno il mestiere più difficile del mondo.
Sì, sì, proprio così: educare è un mestiere. Educare oggi non è semplice. Educare poi per raccontare quale mondo sarà nel futuro?

E' il mio augurio per quanti oggi hanno "ricominciato la scuola" (noi del Sud siamo fantastici ad inventarci lunguaggi tutti nostri) sperando che non si vendano mai l'abbecedario come Pinocchio, facendo disperare Geppetto per quanti sacrifici aveva fatto, ma pensino che imparare è come la verità: rende liberi.

Agli insegnanti lascio spazio alle parole di don Milani:
"ho voluto più bene a voi, ragazzi, che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto".
TAG:  CULTURA  SCUOLA  EDUCAZIONE  DON MILANI 

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