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contributo inviato da Giuseppe Ardizzone il 13 settembre 2012

Una questione spesso dibattuta, ma su cui vale la pena di soffermare l’attenzione, è costituita dalla bolla esponenziale dei “derivati”, la cui massa ha superato abbondantemente, di oltre sei volte, il
PIL mondiale.

Queste operazioni, nate edutilizzate per proteggere le aziende da rischi futuri, sono state congegnate dal mondo finanziario e dalle banche in modo da ottenere un forte guadagno, a debito delle aziende, ottenibile esclusivamente piazzando prodotti contenenti un altissimo rischio di costo per il cliente (ad esempio 10% possibilità positiva 90% negativa).Ciò accade perché, pur agendo come intermediario, il sistema finanziario mette in relazione un'operazione sostanzialmente in squilibrio sdoppiandola fra le due teoriche controparti.Il contratto sarà sempre effettuato con una controparte bancaria (o ente finanziario) ma non avrà il preciso identico contenuto.

La Banca farà pagare un costo (come una specie d’assicurazione) elevato, derivante dalla stessa struttura dell’operazione proposta, per proteggere il cliente dal verificarsi dell’evento temuto (raro). Spesso, il costo dell’operazione viene fatto digerire come necessario per consentire all’azienda di ottenere un profilo di rischio più basso e, quindi, più adatto ad ottenere dei finanziamenti utili per lo
svolgimento della propria attività.

Quando il sottoscrittore comincia a sostenere un costo tropo elevato (in un buon numero di casi) gli
viene spesso offerta la possibile ristrutturazione dell’operazione aumentandone la base teorica di riferimento ed assumendo, alla fine, rischi su una base quantitativa più ampia e, solo in qualche caso, meno azzardati (controbilanciati dal guadagno ottenuto sulla quantità del nuovo importo dell’operazione).
Tutto questo porta ad una distanza sempre maggiore dalla base reale delle operazioni e ad una
moltiplicazione del rischio che supera di gran lunga l’entità che doveva coprire. C'è poi d'aggiungere
che, per tutte le operazioni pluriennali, le convenzioni contabili consentono l'attualizzazione degli utili dell'operazione nell'esercizio in cui la stessa viene conclusa, con un beneficio per i managers o i dirigenti d'azienda che l'hanno realizzata in quell'esercizio...

A livello globale, una massa mondiale di risorse passa dalle attività produttive a quelle finanziarie, che s'ingigantiscono ulteriormente e si arricchiscono con i margini da servizi che ormai costituiscono la voce fondamentale dei propri utili rispetto ai margini da intermediazione (differenza fra i tassi creditori e debitori)

Bisognerà prima o poi procedere ad una dura regolamentazione del settore derivati, ponendo una
relazione precisa con il sottostante reale dell’operazione, eliminando l'ammissibilità di prodotti speculativi (con una soglia di rischio eccessiva) standardizzandone la tipologia come sollecitato più volte dal Financial Stability Board, riducendo o addirittura eliminando la possibilità dell'attualizzazione degli utili ed applicando una tassazione secca ed elevata sull'utile delle operazioni

Una seconda corrente eccessiva di guadagno del mondo finanziario, che vale la pena di considerare, è quella relativa alla possibilità offerta dalla cartolarizzazione dei crediti di bilancio. In base a tale operazione una società X può cedere ad una società Y dei crediti ,che porta in bilancio, applicandole uno sconto in base ai tempi previsti per l’incasso ed alla possibile difficoltà dell’effettivo rimborso. I crediti vengono così raggruppati secondo un criterio di qualità e durata e prezzati secondo uno sconto convenuto.

Da dove prenderà i soldi la società Y per comprare i crediti? Chiederà i soldi al mercato emettendo dei titoli con una differente durata e rendimento in modo da metterli in fase con i crediti oggetto dell’acquisto.

I titoli coprenti crediti più dubbi normalmente ricevono un rendimento maggiore. Spesso la società bancaria X nel momento della cessione dei crediti rimane in qualche modo corresponsabile per un determinato periodo sul buon esito dei crediti ceduti.

Il problema è che con i soldi ricevuti la società X effettuerà nuovi prestiti e sapendo di poterne cedere il credito assumerà via via un atteggiamento sempre meno cauto. Quando la questione riguarda il mondo immobiliare e la concessione dei mutui è facile capire come mai molte banche siano passate dalla concessione di mutui limitati al 50°/60% del valore di perizia di un immobile a quasi l’80%. In alcuni casi, negli Stati Uniti, è stato finanziato addirittura il 100% dell’acquisto immobiliare, concedendo il rimanente 20% sotto forma di prestito personale senza garanzia ipotecaria.

Fino a quando il mercato immobiliare è stato sospinto dalla facilità del compratore di accedere al
credito, anche nel caso d’insolvenza, il valore di mercato dell’immobile è stato spesso superiore a quello di perizia ed è stato facile recuperare il credito.

In alcuni casi lo stesso gruppo di società che acquista i crediti dalle banche, emettendo titoli sul mercato, è in grado anche di avere società che intervengono alle aste immobiliari comprando l’immobile al prezzo di perizia (saldando il credito) per poi rivendere lo stesso al prezzo di mercato realizzando una plusvalenza che consente, con scambi intergruppo, di remunerare vantaggiosamente i titolari dei bonds emessi a fronte dei crediti più rischiosi. Questa “ catena di S. Antonio”funziona come una gigantesca bolla purché alla fine vi sia chi è in grado di pagare i debiti. Quando un sistema comincia a vacillare perché l’indebitamento privato supera, come è avvenuto nel mondo anglosassone, il livello di guardia, la bolla si sgonfia, il mercato immobiliare scende di valore, le insolvenze aumentano ed il valore dei titoli che sono stati emessi a fronte dei crediti dubbi, “ dubita” di ottenere il rimborso e subisce una riduzione procurando perdite ingenti nei bilanci di chi li detiene (in particolare tutto il settore bancario).
Abbiamo cercato di entrare nel merito di queste operazioni non per negarne l’attuazione in maniera
indifferenziata o per negarne del tutto l’utilità.

Queste operazioni sono nate con l’intento di offrire alle imprese strumenti idonei a facilitarne
l’attività, aumentarne la capacità di controllo sui rischi futuri o per ottimizzare l’equilibrio di bilancio. Quello che riteniamo utile è indurre ad una riflessione collettiva sulla loro utilità e quindi incrementare il sostegno a quelle misure di regolamentazione e di riduzione del rischio proposte da varie parti, fra cui la più autorevole è costituita dal Financial Stability Board, ed ancora in larga
parte disattese.



 









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