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contributo inviato da Achille_Passoni il 12 settembre 2012


Era molto attesa e non senza un'alta dose di apprensione la sentenza della Corte Costituzionale tedesca sul cosiddetto fondo salva-Stati. Il via libera della Corte di questa mattina è, perciò, una notizia davvero ottima. Rimuove l'ostacolo ultimo al dispiegarsi del trattato sul Meccanismo europeo di stabilità e del fiscal compact, e le stesse due condizioni che la Corte ha posto - informazione costante delle due Camere sugli andamenti e preventiva autorizzazione delle Camere stesse in caso di superamento di una certa soglia - sono assolutamente comprensibili, anzi penso che non sarebbe sbagliato se le prevedessimo anche per il nostro Paese.

Ora è possibile guardare con fiducia alla possibilità che la Bce intervenga efficacemente a difesa dei Paesi più esposti dagli agguati speculative e per garantire uno spread più veritiero, con tutte le conseguenze positive che questo comporterà sulle minor risorse da destinare a finanziare il debito pubblico, rendendole così disponibili per la crescita e lo sviluppo.

Con la sentenza di oggi si chiude una triade di decisioni importanti per l'Europa , iniziate con il vertice dei capi di governo di fine giugno dove Monti fu protagonista nell'ottenere in particolare dalla Merkel un uso più flessibile del fondo salva-Stati e dellEsm attraverso lo scudo anti spread, nonché un pacchetto di risorse per la crescita, la ricapitalizzazione della Banca europea degli investimenti, il rafforzamento del ruolo di supervisione della Bce. Ci sono state poi le decisioni di Draghi, ratificate all'inizio di settembre dal board della Bce col solo voto contrario del Governatore della Bundesbank, per consentire l'acquisto illimitato di titoli di stato con scadenza da uno a tre anni sui mercati secondari, allo scopo di stabilizzare lo spread dei paesi più esposti alla speculazione internazionale. Le cose ora vanno decisamente meglio, e lo si vede dallo stesso andamento delle borse e dello spread.

Ora, si vada avanti risoluti sul percorso irreversibile dell'integrazione delle politiche fiscali, bancarie ed economiche; un ruolo pieno ed autonomo della Bce; un'assunzione piena e condivisa della necessità di riorientare le politiche comunitarie e dei singoli stati verso la crescita e lo sviluppo e non solo alle esigenze di equilibrio di bilancio e, sopratutto, verso un processo chiaramente scadenzato di costruzione della dimensione politica dell'Europa. È solo andando avanti e completando il processo di costruzione dell’Unione che si darà fiducia e sicurezza ai cittadini europei, tedeschi compresi, riguardo al loro presente e futuro. Solo così si sconfiggeranno quelle forze che stanno lavorando nei vari paesi, Italia compresa, per la distruzione dell'euro e per il ritorno a nazionalismi antistorici, nocivi agli interessi dei cittadini e intrisi di populismi pericolosi per le nostre democrazie.
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