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contributo inviato da Achille_Passoni il 10 settembre 2012


L’Italia è tornata protagonista in Europa. L’ho sostenuto tante volte riferendomi all’azione del governo Monti, che ha dato al nostro Paese una nuova credibilità e lo ha rimesso al tavolo decisionale dell’Unione in una fase così delicata per il futuro economico e politico del Continente. Ma stavolta mi riferisco in particolare a un altro italiano, Mario Draghi, che con grande tenacia e abilità diplomatica ha guidato il board della Banca Centrale Europea verso una decisione storica, un passo importantissimo verso la lunga soluzione alla crisi finanziaria europea.

Il via libera al piano anti-spread che prevede l’acquisto illimitato di titoli di Stato con scadenza da 1 a 3 anni dei paesi più a rischio - a condizione di rispettare gli impegni sulle riforme - ha fatto crollare immediatamente il differenziale tra Btp e Bund tedeschi, e fornito quelle rassicurazioni sul futuro dell’euro che soltanto la Bce poteva dare con tale forza.

Draghi è riuscito a compattare il comitato esecutivo della Bce ottenendo un voto quasi unanime (un solo contrario, con ogni probabilità uno dei due tedeschi) su una linea che per lungo tempo è stata fortemente contrastata dalla Germania: finché vivrà la percezione di un euro a rischio, la fiducia dei mercati resterà bassa, al di là dei fondamentali economici dei paesi. Per questo, era necessaria una mossa forte che chiarisse che la moneta unica è irreversibile, e mostrasse la volontà ferrea delle istituzioni europee di difendere l’euro a tutti i costi.

Adesso, è fondamentale continuare sulla strada del rafforzamento dell’Unione da un punto di vista politico ed economico, per dotare l’Ue di una maggiore legittimità democratica, coordinare le politiche fiscali dei paesi membri e scacciare definitivamente l’idea che sia conveniente scommettere sul disfacimento della moneta unica. Sarà un processo lungo e complesso, ma è l’unico possibile. Un processo del quale l’Italia può e deve essere protagonista.
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