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contributo inviato da Giovanna D'Arbitrio il 11 settembre 2012
           

“Bella Addormentata” di Marco Bellocchio, presentato alla recente Mostra Cinematografica di Venezia, pur essendo un bel film che ha riscosso l’applauso più lungo del pubblico, a quanto pare non ha destato altrettanto entusiasmo nella giuria dalla quale non ha ricevuto alcun riconoscimento.

 

 Il 9 febbraio del 2009 Eluana Englaro muore dopo 17 anni di coma vegetativo nella clinica “La Quiete” di Udine, su richiesta dei genitori di sospendere l'alimentazione forzata.  Prendendo spunto da questo fatto di cronaca, il regista ci racconta tre storie ad esso connesse: un senatore (Toni Servillo) che ha aiutato la moglie moribonda a porre fine a indicibili sofferenze, deve ora decidere se votare contro la legge sull'alimentazione assistita oppure a favore di essa, assecondando la linea politica del suo partito, condivisa anche dalla figlia Maria (Alba Rohrwacher);  una nota  attrice(Isabelle Huppert), madre di Rosa in coma vegetativo, segue il caso di Eluana con un profondo coinvolgimento emotivo e fede religiosa ossessiva, rinunciando alla sua carriera e trascurando un altro figlio (Brenno Placido); Rossa (Maya Sansa), infine,  tossicodipendente ricoverata in ospedale dopo un tentato suicidio, viene salvata da Pallido, un bravo medico che si prende cura di lei.

 

In un'Italia 'cinica e depressa', come afferma uno psichiatra (Roberto Herlitzka) durante un significativo dialogo con il senatore, emergono tante caratteristiche negative di una società alla deriva, influenzata da strumentalizzazioni politiche e religiose piuttosto che responsabili scelte. Il film è in effetti anche  una  graffiante satira su classe dirigente italiana, chiasso mediatico,  amoralità, rumorose manifestazioni e processioni  davanti alla clinica “la Quiete”.

 

La vera bella addormentata del film forse è il personaggio di Rossa, ben decisa ad uccidersi, ma poi  “risvegliata” da  un medico sensibile ed amorevole che le ridona il desiderio di vivere. Attraverso la sua storia appare chiara la differenza tra sonno e morte autentica: un coma vegetativo  irreversibile non è un sonno da cui ci si sveglia facilmente con il bacio del Principe Azzurro. E chiaro appare anche il contrasto tra il cinismo di medici che scommettono su Eluana e disprezzano Rossa (tossicodipendente per loro non degna di cure) e la sensibilità amorevole di Pallido che si prodiga invece per salvare una vita. Il filo conduttore del film in realtà, quindi, non è la morte, ma l’ amore che guida le libere scelte umane e dà un senso sia alla vita che alla morte.

 

Interessanti le affermazioni del regista che ha detto: - La mia ispirazione per questo film è stata l'intensa emozione che ha circondato la lunga morte pubblica di Eluana Englaro. Sono rimasto scioccato, in particolare, dal grido di reazione del popolo italiano, dei media, della classe politica e della Chiesa, in netto contrasto con il mio senso di solidarietà e con la mia ammirazione per il padre della ragazza.  Ho capito, tuttavia, che non potevo tener conto del mio solo punto di vista e che avrei dovuto allargare i miei orizzonti e lasciare che il tempo espandesse la mia prospettiva. Avrei dovuto aspettare... E così ho aspettato due anni prima di rimettermi al lavoro sull'idea, approfondendone ogni aspetto e dando luogo a storie del tutto estranee a quella di Eluana -.

 

 Ovviamente il film suscita tante discussioni  e molti si chiedono  come mai il coma vegetativo desti sempre tanto interesse,  mentre si parla poco di espianti di organi, effettuati a “cuore battente”, avvalendosi della legge silenzio -assenso che non sembra offrire sufficienti garanzie etiche. Il testamento biologico, invece, potrebbe essere una valida soluzione per ogni cittadino responsabile che voglia decidere sul futuro del proprio corpo (finché capace d’intendere e di volere), accettando o rifiutando cure mediche prolungate, alimentazione forzata, terapie contro il dolore ed anche eventuali donazioni di organi (previa opportuna, dettagliata informazione sulle tecniche di espianto).

 

Il misterioso confine tra vita e morte, ancora inesplorato ed ignoto, dovrebbe incuterci un rispetto tale da evitare atteggiamenti categorici e supponenti, privi di umiltà e comprensione verso coloro che soffrono, per la difesa stessa della dignità umana e delle libere scelte.

Giovanna D’Arbitrio

 

 



 

TAG:  CASO ELUANA ENGLARO  VITA  AMORE E MORTE  LIBERE SCELTE  TESTAMENTO BIOLOGICO 

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