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contributo inviato da Achille_Passoni il 6 settembre 2012


Oggi il sottosegretario Martone ha risposto a nome del Governo alle mie due interrogazioni (la prima e la seconda) sulla Champion di Scandicci, azienda che ha deciso di chiudere lo stabilimento imponendo ai dipendenti - per la maggior parte giovani donne - un trasferimento nella sede di Carpi, a 150 km di distanza, rifiutando ogni dialogo con lavoratori e istituzioni locali. Forse però sarebbe più corretto dire che quella di Martone è stata una “non risposta”: il sottosegretario ha ricostruito burocraticamente la storia della vertenza, senza rispondere alle domande che ponevo e senza fare il passo avanti che avevo chiesto per garantire almeno la mobilità alle lavoratrici impossibilitate a trasferirsi. Pubblico di seguito il resoconto del mio intervento, qui potete leggere cosa ha detto Martone.

"Signora Presidente, signor Vice Ministro, faccio una premessa. Io chiedevo, nelle mie interrogazioni, che il Governo facesse un passo (peraltro non ho capito se il passo presso l'azienda sia stato fatto oppure no), perché il problema, oltre alla cronaca che giustamente il Vice Ministro ha fatto della vicenda, assume significati sociali e politici di un qualche rilievo. Io chiedevo al signor Ministro un intervento, anche a fronte del fatto che le istituzioni locali avevano cercato in tutti i modi di aprire un confronto con quest'azienda per trovare soluzioni a problemi consistenti, che sono stati da me illustrati nelle interrogazioni e a cui anche lei, signor Vice Ministro, ha fatto oggi riferimento.

L'azienda ha rifiutato qualsiasi rapporto con le istituzioni locali; ha rifiutato il rapporto con il sindacato: sostanzialmente, ha rifiutato di affrontare il tema. Anche a questo riguardo, faccio una premessa. L'azienda è assolutamente legittimata a fare tutte le scelte di assetto produttivo, di siti produttivi, di unificazione dei siti che reputa utili per il suo sviluppo. Questo è fuori discussione. È una responsabilità, giusta, che deve assumersi un'azienda. Il punto che viene sollevato in questa vicenda specifica della Champion riguarda il fatto che siamo in presenza di un gran numero di lavoratrici, le quali si trovano di fronte ad un'imposizione di trasferimento del posto di lavoro, con tutte le conseguenze dal punto di vista familiare e personale che la condizione lavorativa di una donna rende evidenti.

Ebbene, per molte di queste donne è stato impossibile addivenire ad un trasferimento così come richiesto dall'azienda. In un caso come questo, a invarianza di costi per l'azienda, e a fronte di una responsabilità sociale di quest'ultima a venire incontro alla soluzione di un problema oggettivo, quale è quello legato ad una condizione particolare, perché non si è intervenuto? Perché non si è voluto, ad esempio, che le oltre trenta dimissioni potessero essere ratificate attraverso risoluzioni consensuali? Lei mi insegna che una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro può determinare, anzi determina l'iscrizione alle liste di mobilità. Lei mi insegna altresì che l'iscrizione alle liste di mobilità, in una fase occupazionale come quella attuale, rende più facile una ricollocazione rispetto ad una condizione nella quale le aziende non hanno un incentivo ad assumere. Ora, dal momento che l'incentivo viene solo dalla lista di mobilità, perché si è pervicacemente impedito di trovare questa soluzione che le istituzioni locali erano disponibilissime a portare avanti?

Allora, signor Vice Ministro, noi possiamo fare tutte le riforme del mercato del lavoro che vogliamo, e lei sa che una l'abbiamo fatta e che vi abbiamo lavorato seriamente, ma se le norme che si vogliono immaginare, giuste o sbagliate che siano, contestate o sacrosante, non sono sempre accompagnate da una responsabilità delle parti sociali - nel caso in esame, in particolare, dell'impresa - non potranno mai risolvere i problemi che abbiamo di fronte, perché i problemi delle persone si affrontano guardando ad essi là dove si pongono.

Prendendo atto che il Governo non ha fatto quanto avevo chiesto che facesse, oggi avanzo un'altra richiesta, e cioè un'interpretazione del Ministero che consenta alle lavoratrici di cui stiamo parlando di poter essere iscritte nelle liste di mobilità. Occorre trovare una modalità interpretativa delle norme attuali che consenta la soluzione del problema. Le istituzioni locali sono pronte, da sole però - come lei ben sa - non possono fare molto di più di quanto stanno già facendo. Se il Ministero, di fronte a un caso così specifico, potesse intervenire con un'interpretazione della norma che consenta una sua estendibilità per risolvere il problema, sarebbe importante. Ci sono più di trenta lavoratrici che versano in una condizione davvero drammatica.
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