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contributo inviato da team_realacci il 5 settembre 2012
 

Due anni dopo quei sette colpi contro Angelo Vassallo, il sindaco pescatore dell'iconografia antimafia, il primo cittadino di Pollica che amava la sua terra, l'elenco dei cattivi è ancora vuoto: né facce di killer, né moventi certi. E c'è chi, come Ermete Realacci, del Pd, punta il dito contro la "lentezza" della risposta politico-giudiziaria.

"Incredibilmente, le indagini non hanno ancora sortito alcun risultato. Restano senza risposta anche le interrogazioni da me presentate in Parlamento", scrive il "ministro ombra" per l'ambiente del Pd. Una polemica che pesa, proprio mentre  -  stasera, all'Arena del mare di Acciaroli, la Fondazione Vassallo porta, lungo quella costa, la buona politica di tanti amministratori locali. In tempi di antipolitica, si spendono esempi e parole concrete per rinnovare la memoria e il lavoro di Angelo, con 30 sindaci arrivati da nord, centro e sud, "e nessuna primadonna", sottolinea Dario Vassallo, fratello della vittima.

Ci sarà, stasera, accanto a Dario, alla moglie della vittima, Angelina, ai figli Antonio e Giusy, anche il ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca, il sindaco di Pollica Stefano Pisani, don Tonino Palmese referente di Libera, il vicepresidente del consiglio regionale Antonio Valiante, il giornalista Angelo Di Marino. "Per me è come se fosse successo ieri sera  -  racconta sua moglie a Repubblica -  abbiamo fiducia nella Procura, ma certo tutti aspettiamo. Il nome di mio marito è diventato un simbolo, ne sono orgogliosa, era giusto, questo ci aiuta ad andare avanti".

Il dito puntato da Realacci cade sul riserbo degli uffici giudiziari di Salerno, dove il procuratore capo, Franco Roberti, si limita a chiarire: "A ciascuna sollecitazione derivante da varie interrogazioni, la Procura ha sempre risposto. È compito degli organi politici trasferirle poi ai richiedenti". Quanto alle indagini, Roberti  -  procuratore antimafia di lungo corso, capo del pool della Distrettuale che per anni ha indagato sul gotha dei casalesi, sulle faide di Scampia  -  di recente ha risposto a muso duro.

"Non lascerò Salerno finché non avrò consegnato alla giustizia i responsabili dell'omicidio Vassallo. La nostra dedizione è incessante, il nostro impegno provato da mille attività  -  si sfoga Roberti  -  ma l'inchiesta penale non è merce mediatica. Non si improvvisa. È una fatica quotidiana, una costruzione dura, paziente, meticolosa".

Familiari e giustizia sono ancora uniti, nonostante le rispose mancanti. Angelina si distoglie da quel lavoro al ristorante che la tiene ancora "attaccata alle cose che amava lui", e dice: "Io lo ripeto: ho fiducia negli ivnestigatori. Anche se il mio tarlo me lo porto appresso ogni santo giorno: chi è stato, perché. La giustizia prima o poi lo dirà: lo deve ai miei figli, anche alla nostra comunità del Cilento".

E Dario, il fratello, cerca di andare oltre: "C'è un'inchiesta più necessaria, ancora più impellente che non è partita: quella della politica al suo interno. Quanti sindaci sono lasciati soli dai rispettivi leader? Quanti sindaci rischiano, da nord a sud, di ritrovarsi spalle al muro contro i vari nemici?". Così Dario prova a rovesciare le categorie, battezza l'anniversario di stasera come "Festa della Speranza", esercita la memoria su "La bella politica", quasi una provocazione. E ospita "non leader politici ma 35 primi cittadini dai luoghi più distanti del paese, da Botticino (Brescia) a Sapri, da Calderara di Reno (Bologna) a Finale Ligure, da Agerola a Saluzzo (Cuneo)".

Accanto a lui c'è Libera, la carovana italiana che si porta dietro tutte le storie, le memorie, e le volontà di ricostruzione. Don Tonino Palmese però fugge la retorica: "Tenere viva la memoria serve a non disperdere il bene che ha fatto Vassallo, ma anche ad evitare che le mani criminali si riprendano pezzi di territorio nell'indifferenza. Due anni dopo, il Cilento deve anche aprire gli occhi: perché non basta sentirsi al sicuro della bellezza. Vedo rischi di speculazioni a vario livello: fare accoglienza non significa tanto gettare altro cemento e aprire nuove case ai turisti, ma farsi comunità, guardarsi negli occhi, cercare la verità".

Fonte: la Repubblica, ed. Napoli
Autore: Conchita Sannino
5 settembre 2012

Leggi l'articolo in versione originale sul sito di Repubblica.it

TAG:  VASSALLO  DELITTO  OMICIDIO  SINDACO  POLLICA  INDAGINI  REPUBBLICA  SANNINO 

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