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contributo inviato da Claudia Castaldini il 3 settembre 2012

Se i piani e le strategie per migliorare l'efficienza energetica e ridurre i consumi energetici conservano la loro validità, resta il fatto che sarebbe meglio potenziare gli interventi che, soprattutto in alcuni ambiti, restano limitati da molti fattori. Per esempio, sarebbe tempo di intervenire sui consumi per i trasporti che, pur se recentemente contenuti dalla situazione di crisi, restano un ambito fortemente influenzato da fattori culturali e sociali.
Si parla di cifre molto significative nel momento in cui un terzo dei consumi energetici finali in Italia viene destinato ai trasporti, di cui 88% ai veicoli su strada, e che si tratta principalmente di derivati del petrolio; con i dati recenti si ha precisamente il 31% sul consumo finale lordo di 137 Mtep, il che vuol dire che ben 42,5 Mtep sono utilizzati per i nostri spostamenti e per le merci.
Secondo i dati dell'Aea (Agenzia europea dell'ambiente), rispetto ai livelli del 1990 l'Unione Europea è riuscita a ridurre le emissioni di gas-serra totali, ma nel settore trasporti persistono difficoltà, nonostante una flessione nelle emissioni inquinanti.  Per esempio, le automobili nuove nel 2010 sono state più efficienti di circa un quinto rispetto al 2000, ma questi modesti miglioramenti sono stati controbilanciati dalla crescita della domanda. Quest'ultima, fra il 1990 e il 2009 è cresciuta di circa un terzo, comportando un aumento del 27%  dei gas a effetto serra emessi dai trasporti nello stesso periodo, mentre i consumi di energia annui sono cresciuti costantemente. Questo comporta un'enorme spesa in carburanti, il superamento dei limiti di qualità dell'aria in molte zone, conseguenze sulla salute, una frammentazione del paesaggio in strade e autostrade con gravi conseguenze per la biodiversità.
Nel grande consumo dei trasporti si trova certamente una carenza di programmazione e gestione, ma si annidano anche fattori culturali su cui sarebbe tempo di intervenire. Dall'abitudine all'alta velocità alla scelta dei modelli di automobile, momento in cui con le "prestazioni" non si intende di solito quelle di efficienza energetica. Per non parlare di opzioni completamente diverse come il treno, troppo spesso causa di difficoltà per i pendolari, o la bicicletta su cui occorrerebbe investire in infrastrutture e sistema completo di supporto ai ciclisti.
Magari può venire una svolta dal progetto "Vento" che il Politecnico di Milano presenterà domani, martedì 4 settembre, a Torino: una ciclovia che unisce Torino e Venezia, per 679 km, organizzando e modernizzando una serie di piste ciclabili già esistenti in molti luoghi attraversati. Per realizzare la ciclovia occorrono circa 80 milioni di euro, ovvero il costo di 1 o 2 km di autostrada, con i quali è possibile dar vita ad un indotto fatto di officine di riparazione, vendita, parcheggi, luoghi di ristoro, percorsi cicloturistici, trasporto delle bici sui treni, e via dicendo.

I dati sul settore dei trasporti dell'Agenzia Europea dell'Ambiente si trovano al seguente indirizzo:
http://www.eea.europa.eu/it/pressroom/newsreleases/il-settore-europeo-dei-trasporti

La notizia della ciclovia "Vento" si trova invece all'indirizzo:
http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=113230

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