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contributo inviato da team_realacci il 30 agosto 2012

Mercoledì, 29 agosto 2012 - 11:57:00

di Lorenzo Lamperti

"La nuova Aia sarà in vigore da fine ottobre. E' difficile che l'azienda la possa rispettare da subito. Sicuramente per alcuni impianti non avverrà. La conseguenza? Un taglio della produzione". Giorgio Assennato, professore dell'Università di Bari e direttore generale dell'Arpa (Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell'Ambiente), spiega come procedono i lavori del tavolo tecnico sull'Ilva in un'intervista ad Affaritaliani.it: "La passata Aia era imperfetta ma era meglio di niente. Noi avevamo espresso delle riserve ma nessuno ci ha ascoltato"
Sui soldi che dovrà tirare fuori l'azienda: "Dovranno essere parecchi, sull'ordine dei 3 miliardi". Sull'intervento della Magistratura: "I problemi ambientali non dovrebbero essere affrontati dai giudici. Ma per colpa del Parlamento gli organi tecnici sono troppo deboli". Sul futuro dell'impianto: "E' questione di tempo, prima o poi il ciclo del siderurgico finirà".  AIA, LE PROPOSTE DI ARPA PUGLIA

Professor Assennato, stiamo andando nella direzione giusta per risolvere la vicenda Ilva? Non sono un indovino, né un capitano di lungo corso. Non lo so, ma speriamo di sì.

I lavori sull'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale, ndr) sono cominciati con il piede giusto? Credo di sì. Si sta lavorando per riuscire a convincere l'azienda a rispettare le BAT, vale a dire a utilizzare le migliori tecnologie disponibili. L'Aia sarà in vigore da fine ottobre e se l'azienda non riesce a implementarle e a rispettare i range di emissione dovrà conseguentemente limitare la produzione
 

E' credibile che in due mesi l'Ilva sia completamente in regola? E' difficile che ci riesca subito. E sicuramente accadrà che per alcuni impianti non si riuscirà a ottenere questo risultato.

Quindi si va incontro a un taglio della produzione? E' possibile. Dipenderà anche dagli impegni che l'azienda assume.

C'è chi teme che un'Aia fatta in "fretta e furia" possa portare a qualche errore. Anche secondo lei esiste questo rischio? Noi gli impianti li conosciamo bene e sappiamo anche quali sono le criticità. Nessuno ha detto, purtroppo, che in Italia gli organi tecnici non hanno grande voce in capitolo. Noi non possiamo sottoscrivere l'Aia. Avevamo fatto una serie di riserve che sono rimaste inascoltate. Prima di dire che non sono stati fatti i controlli bisognerebbe anche dire che l'Italia non dà forza ai propri organi tecnici.

La colpa del mancato "peso" degli organi tecnici a chi va ascritta? Al Parlamento. C'è un progetto di legge, ormai datato anni, firmato Realacci-Bratti che darebbe una dignità totalmente diversa al sistema delle agenzie. Ma quel progetto non viene approvato.

Il governo Monti ha fatto qualcosa per migliorare questa situazione? Spero faccia pressioni sul Parlamento per approvare quel progetto di legge, ma non risulta che lo abbia fatto.

Tornando all'Aia, non sarebbe stato meglio partire da zero con una nuova Aia piuttosto che fare una semplice revisione di quella dell'anno scorso? La passata Aia era imperfetta, non sbagliata. In assenza di Aia valgono le autorizzazioni della preistoria, quelle date dalla Regione negli anni Novanta che dava dei limiti bassissimi. Senza Aia è ancora peggio. Avere un'Aia imperfetta è sempre meglio che stare senza Aia.

Si può dire che l'Aia 2011 fosse troppo blanda?
Noi avevamo fatto delle osservazioni che nessuno ha voluto guardare, ovviamente. Non è vero che tutti sono stati a guardare e che si sono svegliati solo con l'intervento della Magistratura. Senza i nostri dati le perizie non sarebbero andate da nessuna parte.

L'Arpa ha redatto un parere a supporto dei lavori per il riesame dell'Aia, portando all'attenzione alcuni punti. Se l'Aia recepisse i vostri suggerimenti quanto sarebbe chiamata a sborsare l'Ilva? Ci vogliono interventi cospicui e significativi.

Peacelink e Verdi parlano di circa tre miliardi di euro. Sì, direi che gli investimenti dovrebbero essere di quell'ordine di grandezza.

Quindi i 146 milioni promessi dall'azienda fanno un po' sorridere? Beh sì, quelli vanno bene giusto per comprare i sistemi di monitoraggio.

Secondo lei da parte dell'Ilva c'è la volontà a investire? Me lo auguro, spero che si sia la voglia di fare investimenti cospicui per ambientalizzare lo stabilimento e portarlo ai livelli dei migliori impianti al mondo.

Rispetto al passato con i parecchi ricorsi al Tar di Lecce c'è un atteggiamento diverso con l'arrivo di Ferrante?Su questo non c'è nessun dubbio, l'atteggiamento è diverso. Quanto sia genuino poi lo vedremo.

Gli ambientalisti si lamentano di essere stati tenuti fuori dagli incontri degli scorsi giorni. Non c'è spazio per loro?
Non è vero, Marescotti (Peacelink, ndr) è entrato e ha parlato per mezz'ora. Hanno espresso la loro opinione e potranno presentare documentazioni che saranno valutate dal gruppo di lavoro.

Dalle intercettazioni che sono emerse lei appare un po' il "nemico dell'Ilva". E' così? Ma no, io non sono né il nemico né l'amico come era stato detto prima. Certo, tra le due etichette era molto peggio la prima anche perché non corrisponde proprio al mio carattere. Sono notoriamente collerico e intollerante, tutt' altro che arrendevole. Ho sempre e solo difeso l'interesse dei tarantini.

Com'era il suo rapporto con Archinà? Un normale rapporto tra controllore e controllato. Un rapporto difficile in cui il controllato usava il ricatto occupazionale.

C'era la sensazione che ci fossero controlli pilotati o che comunque l'Ilva esercitasse delle pressioni illecite? Questa è un'azienda multinazionale con una lobby efficiente. Se l'area grigia in cui la lobby da fisiologica diventa patologica lo si potrà capire dalle intercettazioni, e pare che sia così.

E' vero che trasmise i valori sull'inquinamento all'azienda con una "punta di cattiveria e libidine"? Non ho detto proprio così. "Avrei potuto trasmetterli con cattiveria e libidine": così ho detto. Allo stesso modo non è vero che la laurea honoris causa era rivolta solo ad Archinà ma anche a Marescotti di Peacelink. La proposta era nell'ambito di una governance agovernance ambientale trasparente ed efficiente, cosa che evidentemente non si è realizzata.

Nessun dubbio invece su Vendola? Nelle intercettazioni Archinà sostiene di aver concordato con lui una serie di vessazioni nei suoi confronti...Vendola mi ha ribadito che non sapeva assolutamente nulla di questa vicenda e con lui non ho mai avuto nessun tipo di problema, tanto che nel 2011 ha rinnovato il mio mandato per altri cinque anni.

La Regione ha fatto tutto il possibile sulla vicenda Ilva? La Regione Puglia ha fatto delle cose che nessun'altra regione ha fatto, come le leggi sulle diossine, sul beonzoapirene e sulla valutazione del danno sanitario.

E' vero che c'è stata, o c'è ancora, una lotta di azienda e politica contro la Magistratura? Dovremmo interrogarci sul perché ci sia stato bisogno dell'intervento della Magistratura. E il motivo secondo me sta nella debolezza degli organi tecnici. L'intervento della Magistratura non dovrebbe essere fisiologico su questi temi, i problemi ambientali non dovrebbero essere risolti dalla polizia giudiziaria.

E' possibile che i Riva lascino Taranto o comunque c'è un futuro per Taranto?

La vita di quell'impianto avrà un termine, prima o poi. Sicuramente un termine molto più vicino nel tempo di quello della città. Taranto ha una vita millenaria mentre il ciclo siderurgico prima o poi finirà. Spero che la fine dell'Ilva arriverà solo dopo delle scelte di mercato e comunque dopo che l'impianto venga ambientalizzato.

Fonte: Affaritaliani.it

29 agosto 2012

 Leggi l'articolo sul sito di affaritaliani.it

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