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contributo inviato da Giuseppe Ardizzone il 3 agosto 2012
 

La recente pubblicazione della “ carta d’intenti” del patto dei democratici e dei progressisti dal titolo “ Italia Bene Comune per la ricostruzione ed il cambiamento” pone le condizioni fondamentali all’interno delle quali sarà possibile costruire e saldare insieme le forze immediatamente disponibili a costruire un nuovo progetto di governo.

La prima scelta irreversibile è rappresentata dal percorso unico fra lo sviluppo dell’Italia e quello dell’Europa.

Ciò significa, da un lato, rafforzare l’ipotesi di una forza europea progressista, che sappia porre insieme agli obiettivi di risanamento e di austerità anche quelli della crescita e dell’occupazione, e dall’altro, procedere con rapidità verso l’unità politica, trasformando la prossima legislatura in costituente degli Stati Uniti d’Europa .

Relativamente agli altri contenuti, uno degli aspetti più interessanti, presenti nella Carta, è la riflessione che il fulcro del conflitto sociale si sia progressivamente spostato da quello tradizionale, fra lavoro salariato ed impresa, a quello tra il mondo produttivo e la rendita finanziaria, che piega al proprio guadagno le esigenze dei produttori. In questo nuovo quadro, si saldano contro la rendita figure professionali diverse, appartenenti a vari ceti sociali.

Porre il lavoro come centro dell’attività politica significa pertanto operare su quattro punti:

1) Ridisegno del sistema fiscale nell’obiettivo di allegerire il peso sul lavoro e l’impresa a carico della rendita dei grandi patrimoni finanziari ed immobiliari;

2) Contrasto della precarietà come aspetto di una politica che punta sulla deflazione del lavoro in un’ottica che continua l’impostazione tradizionale del recupero della competitività del nostro sistema aconomico attraverso successive svalutazioni della moneta;

3) Spezzare il legame fra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti, puntando invece sull’incremento della qualità e dell’innovazione;

4) Varo di misure fiscali a sostegno dell’occupazione femminile come rilancio , in particolare al sud, del lavoro. Prendere inoltre misure di sostegno al lavoro familiare, come la diffusione degli asili nido per failitare la vita delle famiglie , permettere uno sviluppo della natalità e rifondare sulla famiglia e sul lavoro le fondamenta della nostra democrazia.

Il documento si sofferma sulla necessità di operare nel senso della riduzione delle diseguaglianze anche territoriali come base per uno sviluppo armonioso della società. Ribadisce a questo proposito un miglioramento sensibile dell’attività giudiziaria sia civile che penale.

I concetti di Sviluppo sostenibile e di Bene Comune vengono ampiamente recepiti e considerati come linee guida della crescita e dello sviluppo e si sottolinea inoltre il ruolo strategico della scuola e della ricerca per dare vita ad una società basata sulla formazione continua.

In quest’ottica le risorse per la scuola vanno aumentate anche in sottrazione di altri settori della spesa pubblica e va garantito il pieno diritto allo studio nell’obiettivo che nessuno resti indietro.

Anche sul tema dei diritti si cerca una mediazione che pur tentando di non scontentare le posizioni più radicali si ponga nell’ottica della condivisione da parte del più ampio arco di forze possibili.

I punti qualificanti della Carta sono sicuramente condivisibili e rappresentano una linea guida per i successivi approfondimenti, specie su quei punti più controversi su cui, all’interno delle forze politiche in campo, si presentano posizioni diversificate.

Bisognerà pertanto continuare nel dibattito sui diversi temi trattati proprio per evitare che ,in assenza di un reale e fattivo confronto, nonostante la richiesta di lealtà e di disciplina nei confronti delle future decisioni di un possibile governo di sinistra, al momento opportuno non nascano contraddizioni insanabili.

E’ in questa logica che si ritiene opportuno proporre alcune osservazioni.

Sul tema del lavoro il documento insiste sulla condanna (condivisibile) della politica di deflazione salariale, dello sviluppo del precariato e del contenimento dei diritti come rimedio per un recupero della produttività. Non si può non concordare sull’auspicio che la ripresa della produttività sia legata alla qualità e l’innovazione del sistema produttivo; tuttavia, ci sembra che venga elusa la questione collegata alla necessaria mobilità del lavoro dai settori in crisi e meno produttivi ( compreso l’impiego pubblico) a quelli in espansione.

Come assicurare la mobilita del lavoro verso la sua piena e migliore utilizzazione?

La recente richiesta di chiarimenti espressa su iniziativa di quindici parlamentari del PD all’interno di una specifica assemblea a Roma ha posto la questione di una scelta di continuità dell’azione politica del PD rispetto a quella dell’attuale Governo Monti. In particolare sui temi europei, sulla riforma del lavoro, sulle ipotesi di risanamento del bilancio e del debito pubblico. All’interno di questa assemblea il Sen. Ichino ha sollevato il problema della presenza all’interno del partito di posizioni diverse che puntano ad un ripristino delle condizioni precedenti alle misure del Governo sia sui temi pensionistici, sia sulle questioni affrontate dalla riforma “ Fornero” del lavoro. Con altrettanta chiarezza ha ancora indicato il rischio che alcune posizioni individuino nella costruzione della sinistra europea la possibilità di procedere ad uno sviluppo dell’area guidato da un ulteriore indebitamento delle nostre finanze. Certo, un dibattito su questi argomenti può favorire una maggiore chiarezza all'interno del partito.

D’altra parte anche sul tema della scuola e della ricerca sarebbe interessante conoscere e sviluppare un confronto sulla necessità di coniugare il diritto allo studio con lo stimolo ed il premio della meritocrazia .

Sarebbe inoltre utile migliorare i contatti e le relazione fra il sistema della formazione e quello economico.

Il richiamo alla indispensabile azione positiva della giustizia, con il miglioramento dei tempi e della certezza dei diritti, diventa condizione per il richiamo allo sviluppo del mezzogiorno come condizione di quello armonico di tutto il Paese.

Il confronto sul tema delllo sviluppo del Mezzogiorno dovrebbe affrontare comunque alcune questioni:

1) La necessità di rompere il blocco di potere conservatore dominante che poggia sullo sviluppo dell’illegalità diffusa, sui trasferimenti pubblici e sull’evasione fiscale, mentre molti pezzi del territorio sono controllati direttamente da una criminalità organizzata di cui non si riescono a recidere i legami con la classe dirigente locale e nazional;

2) La revisione degli aspetti salariali e fiscali , valutando il possibile legame dei minimi salariali alla produttività media del territorio e ipotizzando forme di esenzione fiscale su nuove importanti iniziative economich;

3) La valutazione delle linee guida dello sviluppo di queste aree e delle infrastrutture necessarie nel quadro di una maggiore presenza economica italiana nel Mediterraneo.

E’ importante ancora sottolineare come il pur presente riferimento ad uno sviluppo sostenibile non esaurisce la questione di dare vita ad un grande piano energetico nazionale che programmi i fabbisogni , le risorse e le azioni da intraprendere nei prossimi anni.

La questione della partecipazione democratica dei cittadini alla vita politica del paese può essere gestita, in questo momento, dalla forze che si richiamano al populismo ed alla destra, offrendo l’illusione della democrazia diretta attraverso l’opzione del regime semipresidenziale. Il problema che invece investe anche il PD, spesso sollevato da vaste componenti dei circoli e delle associazioni in rete oltre che dalle personalità più rilevanti della nuova generazione politica è quello di fornire strumenti di maggiore partecipazione democratica sia nella definizione dei candidati che dei programmi dei partiti. Sarebbe interessante che, insieme alla corretta richiesta di un percorso democratico nella scelta delle candidature attraverso lo strumento delle primarie, queste forze si ponganoi l’obiettivo di contribuire con le proprie idee ed osservazioni allo sviluppo del confronto all’interno del partito e della futura coalizione sul contenuto del programma.Da parte nostra ci auguriamo che queste riflessioni possano essere utili per lo sviluppo del dibattito.

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