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contributo inviato da Achille_Passoni il 3 agosto 2012


Oggi al Senato abbiamo votato il cosiddetto decreto sviluppo: un provvedimento complesso che ha l’obiettivo di rilanciare la crescita nel Paese e che contiene anche alcune modifiche della legge di riforma del mercato del lavoro, tra le quali il positivo slittamento di un anno dell’avvio dell’Aspi, il nuovo strumento di sostegno al reddito, che sostituirà mobilità e disoccupazione, con un passaggio graduale articolato in cinque anni. Slittamento che si rende necessario per il perdurare della crisi e dei suoi drammatici effetti sull'occupazione e sull'assetto produttivo del Paese.

Il provvedimento si inserisce nella generale condizione di instabilità finanziaria che attraversa l'Europa, anche in questi giorni. L’Unione è ad un bivio storico: o prevale la responsabilità con l'applicazione delle misure stabilite nei vertici del 28 e del 29 giugno - l'avvio dei cantieri dell'unione bancaria di quella fiscale e, in prospettiva, dell'unione politica; la messa in campo, se necessario, di strumenti temporanei ed eccezionali per ripristinare il normale funzionamento della politica monetaria - oppure c'è il rischio che prevalga un clima nazionalistico e non solidale, in cui tutti avrebbero soltanto da perdere.

La questione dell'instabilità finanziaria spinge a continuare nell’opera di risanamento dei conti pubblici, ma non deve mai far dimenticare l'importanza del lavoro parallelo sulle riforme per la crescita. Ed è qui che interviene il decreto sviluppo che comprende complessivamente ben 103 interventi: erano 70 all'inizio e 33 sono stati aggiunti in Commissione. Sono numeri che dicono qualcosa circa la quantità di problemi che, restati troppo tempo sotto il tappeto, oggi finalmente vengono affrontati.

Provo a riassumere i principali provvedimenti in sette punti. In primo luogo, vi sono misure per le piccole e medie imprese, per le quali si introducono strumenti di finanziamento innovativi. È prevista una nuova disciplina delle cambiali finanziarie e delle obbligazioni partecipative, si amplia, in misura rilevante, l'opportunità di optare per la gestione di cassa dell'IVA, si rafforzano gli strumenti per l'internazionalizzazione, si potenziano i contratti di rete, dando loro una più netta configurazione giuridica e patrimoniale.

In secondo luogo, per quanto riguarda la green economy, c’è l'aumento al 55% degli incentivi per l'efficienza energetica, l'inserimento dell'energia geotermica tra le fonti strategiche ed una nuova ed organica normativa per i veicoli a bassa emissione.

Terzo, si prevede l'apertura dei mercati con passi avanti nel gas naturale, a seguito dell'importante decisione di separare SNAM da ENI, presa nel decreto liberalizzazioni.

Quarto, vi è la semplificazione delle procedure per la realizzazione di infrastrutture energetiche e di quelle per le attività edili, con il nuovo sportello unico per l'edilizia e con la riforma delle concessioni idroelettriche, per dare più attenzione agli investimenti.

In quinto luogo, con riguardo al nodo dei rapporti tra il sistema della giustizia e quello dell'economia, vi è l'introduzione di un filtro di ammissibilità agli appelli nelle cause civili, al pari di quanto previsto negli altri ordinamenti europei e con una riforma del diritto fallimentare che dovrebbe migliorare la gestione delle crisi aziendali salvaguardando il patrimonio produttivo.

Sesto, vi sono innovazioni sul project financing per le infrastrutture. I project bond introdotti nel decreto «liberalizzazioni» acquisiscono un trattamento fiscale uguale a quello dei titoli pubblici.

Infine, in settimo luogo sono stati previsti interventi a più marcato carattere congiunturale, con poche risorse, purtroppo, ma con buona efficacia potenziale. Per il settore dell'edilizia sono previsti la detrazione del 50 per cento sugli interventi di ristrutturazione. Per le infrastrutture vi sono il piano nazionale per le città, l'aumento dell'autonomia finanziaria delle autorità portuali e lo sblocco di programmi di spesa destinati alle infrastrutture portuali, l'uscita dall'emergenza per il terremoto dell'Abruzzo e la definizione delle modalità di intervento ordinario, un intervento attraverso cui transiterà una cifra oscillante tra 1 e 2 miliardi l'anno per la ricostruzione, alcuni interventi aggiuntivi per i territori colpiti dal terremoto dell'Emilia.

Inoltre, l'istituzione del Fondo per la crescita sostenibile rende spendibili circa 600 milioni per il rafforzamento della struttura produttiva, il rilancio delle aree di crisi, la ricerca e l'internazionalizzazione, fermi restando i riparti territoriali a cui le risorse erano legate per legge. Si introduce una normativa più flessibile sulla deducibilità delle perdite sui crediti e, infine, un credito di imposta per le assunzioni a elevata qualificazione e l'intervento su alcune aree problematiche della recente riforma del lavoro, in particolare per le organizzazioni produttive stagionali, l'apprendistato, le partite IVA a monocommittenza e la gestione delle crisi aziendali.

Queste misure ovviamente si innestano sulle scelte di politica fiscale compiute fin dal decreto «salva Italia»: l'incentivo alla patrimonializzazione delle imprese tramite l'ACE, l'abbattimento del costo del lavoro ai fini IRAP, che avvantaggia soprattutto le imprese esportatrici, lo spostamento del sistema fiscale da lavoro e impresa verso rendite e patrimoni, il rafforzamento degli strumenti di lotta all'evasione.

Non smetteremo di incalzare il Governo a fare meglio, soprattutto sul fronte dell'occupazione e della tutela delle fasce più deboli. Abbiamo la consapevolezza che che il lavoro per le riforme e per l'equità è appena cominciato e dovrà durare ancora a lungo, certamente al di là di questa legislatura. Il Partito Democratico è pronto.
TAG:  CRESCITA  EUROPA  SENATO  INFRASTRUTTURE  EQUITÀ  GOVENO  DECRETO SVILIUPPO 

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