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contributo inviato da team_realacci il 1 agosto 2012

L'impianto siderurgico dell'Ilva di Taranto ha avuto «evidenti impatti sull'ambiente» e «probabile impatto sulla salute» di quanti ci hanno lavorato e ci lavorano attualmente, ma gli effetti negativi rilevati «vanno messi in relazione alle normative del tempo e alle autorizzazioni nel tempo ricevute dagli impianti, come è accaduto per tutti gli impianti del genere in Europa». L'invito a tener conto dell'evoluzione delle norme ambientali e dell'adeguamento degli impianti arriva dal ministri dell'Ambiente, Corrado Clini, che oggi riferisce i punti salienti del "dossier Taranto" sia alla Camera che al Senato (nel pomeriggio).

Il parallelo con i motodi diesel
Per quello che é «il più grande impianto siderurgico d'Europa, tra i più grandi del mondo», con una «importanza strategica» per l'Italia e per la provincia di Taranto (da solo, assicura il 75% del Pil locale) Clini ricorda come la fabbrica sia stata «progressivamente autorizzata nelle sue diverse fasi secondo le leggi vigenti, per cui parte delle problematiche rilevate dalle indagine epidemiologiche danno conto di uno stato della salute della popolazione, con evidenti eccessi di mortalità, che fanno riferimento presumibilmente a contaminazioni derivanti da impianti che operavano nel rispetto delle leggi». Per far capire il nesso norme ambientali-impatto dell'inquinamento, Clini cita il caso dei motori diesel che vent'anni fa sono stati «causa o concausa di malattie dovute all'inquinamento ambientale», anche se quei motori «rispettavano gli standard dell'epoca».

Stato degli impianti e indagine sui rischi
Riferendosi ai dati sull'eccesso di mortalità per tumori nella zona di Taranto il ministro spiega poi che il fenomeno ha una «caratteristica articolata», e che non si «esclude ci sia un collegamento tra il rischio ambientale e il danno alla salute, ma la questione merita una «indagine più approfondita». In altre parole, si tratta di capire «se lo stato attuale degli impianti può essere messo in relazione con le patologie riscontrate e se costituiscono ancora oggi una sorgente di rischio». Nel suo intervento alla Camera, il ministro fa il punto sulle procedure di valutazione ambientale che in Italia sono «molto lunghe, troppo se comparate con altri paesi europei. Anche le bonifiche dei siti industriali prevedono «procedure complesse, non molto lineari»: per l'area siderurgica di Taranto, il processo di bonifica é iniziato nel 2003 e la procedura non é ancora conclusa. Un dato che si rispecchia nel bilancio delle aree messe in sicurezza: «su 57 siti da bonificare, sono 3 o 4 casi di bonifiche avviate e 2 quelle realizzate».

Responsabilità delle imprese e rischio occupazione
Nessun commento dal ministro alle ultime scelte dei magistrati che indagano sull'inquinamento dell'area siderurgica: «non ho nulla da dire sulla iniziativa della magistratura, ma ora lavoriamo per rafforzare la capacità delle amministrazioni pubbliche e la responsabilità delle imprese a rispettare le leggi». La situazione a Taranto, conclude, «è molto delicata e circa 20mila persone sono molto preoccupate per una eventuale chiusura degli impianti». Domani il ministro vedrà a Taranto rappresentanti di sindacati e Confindustria «per cercare di gestire la situazione di Taranto, i programmi che sono in corso e quelli che abbiamo individuato da sviluppare in maniera coordinata tra le diverse componenti».

Vendola: ambientalizzare dovere delle imprese
Per Ermete Realacci, responsabile Green economy Pd, «l'informativa conferma gli enormi ritardi che si sono accumulati nel corso dei decenni di attività nell'impianto di Taranto per responsabilità delle proprietà che si sono succedute, delle istituzioni e della politica, con pesanti costi sia per la salute che per l'ambiente». Comunque contrario alla chiusura dell'impianto, Realacci auspica, oltre alla bonifica dell'area, l'avvio di politiche urgenti «che consentano all'impianto di operare con le migliori tecnologie possibili e di ridurre drasticamente l'impatto su salute e ambiente». Intervistato questa mattina a Radio Anch'io (Radio 1 Rai) il Governatore della Puglia, Nichi Vendola, parla di doveri ambientali delle imprese e opportunità per il rilancio: «Noi siamo di fronte ad un'occasione straordinaria, ad un salto epocale. Dobbiamo avere il coraggio di trasformare una grande crisi in una grande opportunità». Per Vendola, «i grandi gruppi della chimica, della siderurgia, del cemento e tutta l'industria pesante deve essere chiamata oggi ad assumersi le proprie responsabilità. Ambientalizzare con le migliori tecnologie gli impianti produttivi é un dovere inderogabile».


Fonte: il Sole 24 Ore
1 agosto 2012

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