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contributo inviato da Stefano51 il 15 luglio 2012

Caro Bersani, vorrei che si spiegasse per bene agli italiani che cosa significa “esodati”. Perché in Italia quando ci si imbatte nelle zozzerie, la prima cosa che si fa è quella di cambiare loro nome. Così le puttane sono diventate escort, giusto per fare un esempio. E gli esplulsi senza se e senza ma dal lavoro, esodati.

Prima il settore privato, adesso il pubblico. Ma la musica non cambia, è sempre la stessa: non si tratterà di una caduta morbida, ma di un bel calcio in culo. Il governo ti da due anni di elemosina (l’80% dello stipendio base stipendiale (che è cosa assai diversa dallo stipendio)  che è una miseria, dal momento che da decenni la prima voce stipendiale è quella che resta al passo e, se i contratti privati e pubblici sono riusciti a raggranellare qualcosa, lo hanno fatto sulle altre voci, come ad esempio i premi di produttività).

Nel mio caso, impiegato pubblico di 62 anni ( a gennaio prossimo) assunto a maggio del 1979 e con uno stipendio netto attuale che si aggira sui 1700 euro, finire fra gli esodati significherà percepire per due anni, ben che vada, MENO DI MILLE EURO NETTI AL MESE. Poi un anno ( o due, o tre: chi lo sa più?) senza alcuna tutela in attesa della pensione.

 Ieri ascoltavo il giovane rappresentante del governo, il fenomeno  Michel Martone (sottosegretario a Politiche sociali con delega per le pari opportunità). Al tg2, commentando l’intervista a una lavoratrice Inps di 58 anni, potenziale esodata, il fenomeno Martone ha detto che la signora "testimoniava ancora una grande energia e avrebbe potuto rimettersi in gioco cercando un altro lavoro". A sessantanni. E sorrideva mentre lo diceva, il fantastico Martone.

Caro Bersani, dove sta andando il partito democratico?  Perché non si può tollerare oltre questa presa in giro della classe lavoratrice. Fra l’altro, i due anni di elemosina prima del definitivo licenziamento non soltanto non traghetteranno tutti alla pensione, ma deprimeranno anche, grazie alla scarsa retribuzione, la stessa pensione già ridimensionata dalla revisione delle aliquote.

Tutto questo per fare cassa sempre sui soliti noti mentre ladri, evasori, corrotti e corruttori, ruffiani e zoccole della politica continuano a imperversare nel paese.

Semmai diventassi un esodato anch’io, caro Bersani, non ci penserò neanche un attimo a rispolverare, a sessantun anni,  l’eskimo dei ventanni e scendere in piazza. E stavolta la mia residua energia non la userò per stringere in mano una inutile bandiera. Le ingiustizie sono diventate troppe ed è giunta l’ora che il conto sia saldato. La vita mi ha insegnato che alla democrazia non si arriva mai prendendo scorciatoie, ma se a sbarrarti la strada è il tuo stesso partito, vuol dire che è giunto il momento di rimettere tutto in discussione.

Cordialmente

Stefano OLivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

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