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contributo inviato da Giuseppe Ardizzone il 13 luglio 2012
 

Mentre si moltiplica l’indifferenza e la protesta contro la politica tradizionale, accusata di fare solo i propri interessi a discapito di quelli della collettività, l’autobus di Grillo acquista passeggeri.

E’ un modo diretto di manifestare la propria insoddisfazione senza essere costretti a sposare né un’ideologia né una chiesa. Basta manifestare il proprio dissenso e la propria indignazione additando a giro il colpevole di turno, spesso azzeccandoci.

A tutto questo, molto pericolosamente, si sta aggiungendo, l’individuazione di un nemico esterno, impalpabile, misterioso ma potentissimo al punto da poter decidere della vita dei popoli.

Una volta vengono chiamati “mercati”, un’altra “le grandi banche d’affari”, un’altra ancora “il dominio della finanza “ ecc. I suoi attori poi sono individuati negli organismi internazionali come il FMI, la BCE, l’onnipossente Goldman Sachs, le riunioni dei capi di governo dei principali paesi europei, il governo tecnico Monti. Tutti a chiedere sacrifici sempre ai più deboli, imponendo ricette prive di una reale verifica democratica. Tutto viene vissuto come un’ingerenza nella vita delle nazioni.

Si presenta pertanto l’altro grande tema politico che, unito alla crisi di credibilità della classe dominante e della rappresentanza politica, può rendere la miscela esplosiva: l’orgoglio nazionale.

Non che non sia un sentimento corretto e da sostenere; ma, prende un aspetto negativo quando viene utilizzato come difesa da un possibile attacco esterno di matrice imprecisata.

La pericolosità di questa situazione è che si basa su di un malessere reale che trova fondamento in problemi profondamente sentiti dalla popolazione.

Che i partiti siano sconvolti dagli scandali sulla gestione dei fondi pubblici è una realtà!

Che il ricambio della classe dirigente non avvenga è altrettanto vero. Che la politica venga utilizzata spesso per occupare vaste aree della gestione delle imprese pubbliche è ancora più vero ecc. ecc. ecc.

E’ altresì vero che la crisi economica finanziaria, che ci sta mettendo in ginocchio, sia stata provocata da un uso allegro della finanza e che le perdite subite da questo settore siano state ripagate dai bilanci degli stati sovrani, ed in ultima analisi dai cittadini.

E’ vero anche che le grandi istituzioni finanziarie mondiali continuano ad operare senza un cambiamento complessivo delle regole a cui dovrebbero essere sottoposte.

E’ vero che la presenza del progetto Europa pone la necessità di cedere pezzi della sovranità popolare da parte dei paesi che ne fanno parte, in cambio dell’aiuto economico o della complessiva mutualizzazione del debito.

E vero ancora che le conseguenti politiche tese ad imporre i sacrifici necessari per riguadagnare credibilità sui mercati non intervengono con altrettanta efficacia per ridurre la disoccupazione e gli squilibri territoriali.

Tutto questo all’interno di una crisi che sta comportando una revisione dei rapporti interni fra le classi sociali e addirittura fra gli stati sovrani (avvicinati nelle loro interdipendenza dalla crisi e dalla globalizzazione sempre più forte dell’economia) e che porta ad un generale smarrimento dei punti di riferimento complessivi.

Tendono a rivedersi e ripresentarsi copioni che pensavamo superati ma che, alla luce della realtà attuale, acquistano una nuova vita.

E' a fronte di queste paure e di queste proteste che può essere interpretato il successo crescente in tutta Europa della Destra sociale, che riscopre l’orgoglio nazionale come difesa da una globalizzazione che usa spesso dei menu truccati per una troppo libera circolazione di capitali e di merci prive di necessarie regole che salvaguardino adeguatamente i popoli dallo scambio diseguale e tutelino universalmente condizioni di vita e di lavoro accettabili.

La stessa Destra, all’interno della tutela nazionale dei cittadini (nei confronti di un’immigrazione incontrollata con i problemi conseguenti d’integrazione), scopre poi la sua capacità “ sociale”, già conosciuta nella storia passata europea con l’affermarsi del fascismo e del nazismo che realizzarono progetti di sostegno popolare.

Lo Stato Hegeliano, come stato etico, i cui funzionari svolgevano il più alto servizio nei confronti dei cittadini e della “Patria”, combattendo sia i privilegi e la corruzione della “plutocrazia” nazionale ed internazionale”, sia l’estremismo della sinistra radicale.

D’altra parte, anche la sinistra radicale è oggi fortemente convinta della necessità di rimpossessarsi della democrazia, in un’ottica nazionale, lottando apertamente contro la finanza mondiale, la delocalizzazione ed il liberismo selvaggio che, nel mondo globalizzato, tendono a condurre un attacco coordinato contro le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia, con politiche sostanzialmente deflative dei salari, esclusivamente per continuare ad arricchire una minoranza di persone, che detengono la maggioranza dei capitali mondiali.

La questione del ricambio, delle classi dirigenti e della credibilità della “ politica”, da un lato, e la questione del rapporto dell’Italia con l’Europa, in questo quadro di crisi, acquistano pertanto un effetto decisivo all’interno di quella che si presenta come una lunga campagna elettorale da qui al 2013.

Nonostante la presunta indifferenza, segnalata dai commentatori, sembra invece che le classi dirigenti dei partiti politici avvertano con chiarezza i termini della questione e la posta in gioco.Chi preparandosi a cavalcare lo scontento, chi assumendosi il ruolo della moderazione e della razionalità.

La modifica della legge elettorale potrebbe dare un primo segnale d’attenzione nei confronti di questo diffuso malessere, come sollecita il Presidente Napolitano.

Lo scenario internazionale ovviamente potrà accelerare o peggiorare la situazione e lo scontro politico; ma, come sempre, non ci saranno scorciatoie utili per evitare i problemi.Nel frattempo: vigilanza democratica.

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