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contributo inviato da Achille_Passoni il 13 luglio 2012


La Toscana risponde a Monti. Il Presidente del Consiglio ha attaccato la concertazione, dicendo che ha generato i mali contro cui il suo governo combatte: una frase sbagliata con la quale non mi trovo d'accordo, l'ho scritto chiaramente su questo blog. E non sono il solo. Regione e sindacati ieri hanno firmato un Accordo per lo sviluppo della Toscana che fa proprio della concertazione tra amministrazioni e parti sociali la leva grazie alla quale individuare le soluzioni per rimettere in moto l'economia.

L'intesa prevede l'impegno a dare vita a nove gruppi di lavoro dedicati a temi specifici (dalla prevenzione delle crisi aziendali alle infrastrutture, dall'accesso al credito a strumenti per la crescita, dalla modernizzazione dei servizi pubblici locali alla gestione del territorio e dello sviluppo rurale, dall'assistenza socio sanitaria alla semplificazione burocratica e alla banda larga) che dovranno formulare proposte concrete, verificabili e monitorabili, da inserire in un "Patto dello sviluppo" che dovrà essere firmato entro il 30 settembre 2012.

Un percorso che coinvolgerà le associazioni datoriali e delle altre categorie economiche. Inoltre, Regione e sindacati si sono impegnati a sollecitare il Governo per l'apertura di una "vertenza nazionale toscana" che riguardi sia la risoluzione delle principali crisi aziendali, sia la definizione di politiche industriali per il rilancio di settori manifatturieri presenti in Toscana.

Non poteva essere altrimenti. La concertazione è nella storia industriale di questa Regione e nel suo sviluppo economico. Un esempio su tutti: il distretto tessile di Prato. Grandi riforme hanno bisogno di consenso e giustizia per essere efficaci e utili al Paese. La concertazione rappresenta uno strumento importante per la programmazione economica, un fattore decisivo di sviluppo per paesi come la Germania e per regioni come la Toscana.
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