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contributo inviato da team_realacci il 10 luglio 2012
ROMA - L’agricoltura italiana è sempre più terrorizzata: più di 240 reati al giorno, praticamente otto ogni ora, oltre 350 mila agricoltori (un terzo del totale) che hanno subito e che subiscono gli effetti della criminalità organizzata che, come una piovra, allunga sempre più i suoi micidiali tentacoli sulle campagne italiane. E’ quanto denuncia il quarto rapporto sulla 'Criminalità in agricoltura' della Confederazione italiana agricoltori (Cia) predisposto in collaborazione con la Fondazione Humus e presentato e illustrato oggi presso la sede del Cnel dal presidente confederale Giuseppe Politi.

"Furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, il cosiddetto 'pizzo', discariche abusive, macellazioni clandestine, danneggiamento e incendi alle colture, aggressioni, truffe nei confronti dell’Unione europea, 'caporalato', abusivismo edilizio, saccheggio del patrimonio boschivo, agropirateria, controllo delle filiere agroalimentari, dalla produzione alla distribuzione: così l’agricoltura produce 'reddito' per l’azienda 'Mafie Spa' per oltre 50 miliardi di euro all’anno, pari a poco meno di un terzo dell’economia illegale nel nostro Paese (169,4 miliardi di euro)", segnala la Cia.

L’attenzione rivolta dalla criminalità verso l’agricoltura "è rilevante perché il settore è un terreno fertile nel quale si può sviluppare un 'business' di dimensioni rilevanti- si legge nel quarto rapporto sulla 'Criminalità in agricoltura' della Confederazione italiana agricoltori (Cia)- infatti le organizzazioni criminali non operano più solamente nel mercato della droga, della prostituzione e del gioco d’azzardo, né guardano unicamente i settori sui quali c’è ormai una consolidata letteratura come edilizia, smaltimento dei rifiuti, autotrasporto e sanità".

La 'piovra' "ha nel mirino l’agricoltura e cerca di incrementare i propri affari illeciti esercitando il controllo in tutta la filiera alimentare, dai campi agli scaffali- continua il rapporto- e ciò avviene attraverso l’accaparramento dei terreni agricoli, l’intermediazione dei prodotti, il trasporto e lo stoccaggio fino all’acquisto e all’investimento in centri commerciali tutti passaggi utili alla creazione del valore vengono presidiati".

Naturalmente questa presenza capillare "'strozza' il mercato, distrugge la concorrenza e instaura un monopolio oppure un oligopolio basato sulla paura e la coercizione- denuncia la Cia-impongono i prezzi d’acquisto agli agricoltori, controllano la manovalanza degli immigrati con il caporalato, decidono i costi di logistici e di transazione economica, utilizzano proprie ditte di trasporto (sulle quali viaggiano anche droga e armi), possiedono società di facchinaggio per il carico e scarico".

L’intero comparto agricolo, anche a causa della grave crisi economica che sta attraversando, "rischia più di altri di essere completo ostaggio delle mafie che nelle campagne nascono e nelle campagne continuano a mantenere molti interessi di mafia come le aziende agricole, che rappresentano uno dei maggiori investimenti delle organizzazioni criminali" sottolinea la Cia nel quarto rapporto sulla 'Criminalità in agricoltura'. Oltre a ciò le mafie delle campagne, "coniugando modernità e arcaicità, praticano abigeato e caporalato, usura ed estorsioni, furti e 'cavallo di ritorno', truffe e imposizioni di merce".

Nel 'dossier' della Cia si rileva che la criminalità in campagna è autoctona, "che può servirsi anche di extracomunitari (per lo più clandestini), ma che adopera per lavori di semplice manovalanza (carico e scarico di merce)". Non si è in presenza di semplici banditi rurali, "ma la loro spietata arroganza, la spregiudicatezza delle azioni confermano che siamo di fronte ad una vera e propria criminalità organizzata o comunque a persone strettamente collegate a forti organizzazioni malavitose che provvedono a trasformare in pingui affari il risultato delle azioni criminose". Infatti, una parte consistente del ricavato mette in moto "una serie di mercati illeciti che hanno bisogno, per essere sostenuti, di un’organizzazione efficiente, disposta a tutto e spesso legata, a sua volta, ad altre organizzazioni per assicurarsi la copertura dell’intero territorio nazionale e anche quello, per alcuni prodotti, internazionale- conclude il rapporto- la gravità della pesante presenza della criminalità nelle campagne è ben presente nell’autorità giudiziaria e di polizia".

Nel 2003 è stato istituito, nell’ambito della Direzione nazionale antimafia, uno specifico servizio per combattere l’allarmante fenomeno.

Fonte: Agenzia Dire
www.dire.it
10 luglio 2012
Ufficio stampa On. Realacci
TAG:  CRIMINALITÀ  MAFIA  AGRICOLTURA  RAPPORTO  CIA 

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