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contributo inviato da Achille_Passoni il 10 luglio 2012


Un’ottima notizia sul fronte della lotta al caporalato. Il Consiglio dei Ministri ha predisposto qualche giorno fa un decreto legislativo che conforma il nostro Paese alle normative europee, e adotta una misura particolarmente siginificativa per contrastare questa odiosa forma di sfruttamento: il lavoratore extracomunitario che denuncerà il caporale avrà la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno.

Ma non solo: nel decreto si prevede la possibilità del “ravvedimento oneroso” per il datore di lavoro, cui viene lasciato un lasso di tempo per mettersi in regola, previo pagamento di una somma, per evitare in futuro sanzioni più pesanti. Le pene per chi sfrutta lavoratori immigrati vengono poi aumentate di un terzo se gli irregolari sono più di tre, se sono minori di 16 anni e sono sottoposti a condizioni lavorative di grave sfruttamento. Chi è stato condannato per aver dato lavoro a un immigrato senza permesso dovrà inoltre pagare una sanzione pari al costo medio del rimpatrio del lavoratore.

È un provvedimento sensato e necessario - non certo una sanatoria, come l’ha definita qualcuno evidentemente in malafede - per contrastare efficacemente un fenomeno insopportabile che coinvolge circa 80mila lavoratori, secondo le stime di FLAI CGIL. Persone costrette a vivere segregate in una condizione di schiavitù e degrado, a lavorare senza contratto e senza diritti per lo più nella raccolta stagionale di prodotti ortofrutticoli nel nostro Paese, uomini e donne costretti a comprare dal proprio caporale persino cibo e acqua.

Da oggi, la legge dà loro un importante strumento in più per uscire dal tunnel dello sfruttamento.
TAG:  CAPORALATO  LAVORO  DIRITTI  SINDACATO  CGIL  FLAI  GOVERNO 

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