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contributo inviato da Achille_Passoni il 4 luglio 2012


Il Presidente del Consiglio è venuto in Senato a riferire sugli esiti dell’importantissimo Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles lo scorso fine settimana. Monti ha spiegato i passi che hanno portato alla redazione del documento finale approvato all’unanimità e il ruolo dell’Italia - importantissimo, come riconosciuto da molti osservatori - nell’inserimento di misure decisive per la crescita e la stabilizzazione dei mercati finanziari.

Un primo aspetto molto significativo del summit è stata l’assenza di documenti preconfezionati: stavolta, a differenza di altri incontri, i leader europei hanno avuto spazio per negoziare e far valere le proprie ragioni, e questo fattore ha certamente aiutato a produrre un accordo “vero”, di sostanza e non soltanto riempito di vaghi impegni formali. Nella sua relazione, il Premier ha sottolineato i due temi chiave dell’accordo raggiunto, che fanno fare all’Europa decisi passi in avanti nella direzione giusta: una grande enfasi nei confronti della crescita, e la creazione di sistemi di governance adeguati per garantire la stabilità dei mercati.

Per quanto concerne la crescita, i risultati sono importanti, e coerenti, fra l'altro, con quanto il Partito Democratico sostiene da tempo. L’Europa arrivava dal fiscal compact, un accordo sulla disciplina dei conti pubblici in cui la crescita veniva relegata a pochi accenni. Il Governo italiano, sulla spinta del Parlamento, si è adoperato per inserire finalmente proprio la crescita al centro dell’agenda comunitaria, chiedendo impegni precisi a livello comunitario. 

Questo perché la crescita è necessaria sia per consolidare il bilancio, sia per restituire l’immagine di un’Europa positiva e propositiva, capace di giocare un ruolo centrale nell’uscita dalla crisi e nella creazione di nuovi posti di lavoro. L’accordo raggiunto mobilita 120 miliardi di euro (l’1% del Pil europeo) per stimolare gli investimenti, le imprese e la creazione di occupazione soprattutto per giovani e donne. Ci sono molti elementi promossi dall’Italia: c’è il finanziamento della crescita con la ricapitalizzazione della Banca europea per gli investimenti, il rafforzamento dei fondi strutturali, l’avvio di una fase pilota dei project bond, l’apertura all’introduzione di una tassa transazioni sulle transazioni finanziarie, il riconoscimento dell’importanza del ruolo degli investimenti pubblici per stimolare la ripresa. 

Oltre al tema centrale della crescita, Monti ha sottolineato l’importanza dell’impegno volto a completare e rendere più stabile l’architettura dell’Unione economica e monetaria. Saranno introdotti infatti una serie di interventi per la stabilizzazione nel breve termine dei mercati finanziari, per rompere il circolo vizioso tra debito pubblico e rischio bancario. È un tema posto con forza dall’Italia, che assieme alla Spagna - e con il sostegno di Hollande -  ha giocato un ruolo decisivo per inserire nel patto per la crescita meccanismi di stabilizzazione come il rafforzamento del ruolo di supervisione della Bce e l’utilizzo più flessibile del fondo salva Stati e del Meccanismo europeo di stabilità (ESM), a beneficio dei Paesi più virtuosi - come l’Italia - che pur essendo attaccati dai mercati sono rispettosi delle regole del patto di stabilità e crescita. Proprio questa è una delle novità più importanti, il cosiddetto scudo anti-spread: i fondi salva Stati ed ESM agiranno nel mercato come titolari di operazioni di acquisto e vendita di titoli, attraverso la Bce come agente. I Paesi che volessero beneficiare di questi interventi di stabilizzazione dovranno chiederli firmando semplicemente un memorandum d'intesa, in cui si impegnano a rispettare le attuali condizioni, senza sottoporsi a ulteriori programmi specifici o al controllo della troika.

Insomma, è stato fatto un bel passo avanti verso un’Europa migliore, più stabile, democratica e solidale. Il governo italiano ha avuto un ruolo centrale, anche grazie al sostegno del Parlamento, che Monti ha ringraziato più volte nel suo intervento: è una dimostrazione concreta di come siano cambiate le cose rispetto a pochi mesi fa, quando in Europa non contavamo nulla e molti ridevano di noi. Ed è un monito per chi ha la memoria corta, che non guasta. Un sentito ringraziamento al Presidente del Consiglio è d’obbligo.
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