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contributo inviato da team_realacci il 4 luglio 2012
ROMA - 33.817, tanti sono stati i reati ambientali scoperti nel 2011, quasi 93 al giorno, il 9,7% in più rispetto al 2010. Aumentano i reati contro il patrimonio faunistico, gli incendi boschivi, i furti delle opere d’arte e dei beni archeologici. Triplicano gli illeciti nel settore agroalimentare. E sono già 18 le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni mafiose solo nei primi mesi del 2012, per reati spesso legati al ciclo illegale del cemento. Un dato allarmante che testimonia l’enorme pervasività dei traffici gestiti da ecomafiosi e ecocriminali che nel 2011 hanno accumulato ben 16,6 miliardi di euro. Aumentano i traffici illeciti internazionali mentre i rifiuti gestiti illegalmente e sequestrati si sono attestati sulle 346 mila tonnellate, come se 13.848 enormi tir si snodassero in una fila lunga più di 188 chilometri.

Questi i numeri dell’attacco smisurato al Belpaese e al suo patrimonio ambientale, paesaggistico, culturale e artistico da parte di "ecocriminali e ecomafiosi che saccheggiano e distruggono il territorio mettendo in pericolo la salute dei cittadini e il futuro del Paese", raccolti e descritti dal rapporto 'Ecomafia 2012'. L’indagine annuale di Legambiente sull’illegalità ambientale, che anche quest’anno fotografa "una situazione grave e impressionante, con un business illecito dalle cifre scioccanti, contrastato con impegno e perizia dalle forze dell’ordine che, solo nel 2011, hanno effettuato 8.765 sequestri, 305 arresti (100 in più, rispetto all’anno precedente con un incremento del 48,8%), con 27.969 persone denunciate (7,8% in più rispetto al 2010)".

I clan delle Ecomafie, quindi, "continuano a prosperare: 296 quelli censiti sino ad oggi, sei in più rispetto allo scorso anno". A cambiare invece, sembra essere l’immagine del mafioso di professione, "che si è evoluto nel corso delle generazioni e ora si contraddistingue per buona educazione e cultura, conoscenza delle lingue straniere, aspetto distinto". Tutte caratteristiche "utili a condurre truffe e falsificazioni di documenti anche nei circuiti legali".

Solo nel 2012 , infatti, sono 18 le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazione mafiosa e commissariate (erano 6 lo scorso anno). Un numero "altissimo, superiore anche al periodo buio degli anni 90", che testimonia questa "inesorabile tendenza alla pervasività della criminalità organizzata che sempre più s’infiltra nei circuiti economici e imprenditoriali legali".

Le ecomafie si diffondono "in tutto il Paese- ricorda Legambiente- e non mancano i comuni sciolti per mafia anche al nord come Bordighera e Ventimiglia in provincia di Imperia, Leinì e Rivarolo in provincia di Torino". Così come non mancano i coinvolgimenti con i cosiddetti “colletti bianchi”, soggetti dalla fedina penale pulita, con ruoli nelle pubbliche amministrazioni e in grado di gestire a fini illegali i loro canali burocratico-amministrativi. "Grazie a queste collaborazioni e al dilagare della corruzione, aumentano i casi di gestione illegale dei soldi pubblici": così "in Calabria i cantieri della ‘ndrangheta lavorano sempre a pieno ritmo e in Campania i finanziamenti dell’emergenza rifiuti hanno arricchito i camorristi". Mentre invece "diminuisce il fatturato legale degli investimenti pubblici considerati a rischio nel sud, quello illegale si conferma stabile (16,6 miliardi di euro nel 2011)".

Nello specifico, precisa 'Ecomafia 2012', durante lo scorso anno sono aumentati gli incendi boschivi, che hanno devastato oltre 60 mila ettari di boschi; i reati contro la fauna (commercio specie protette, commercio illegale di pelli pregiate, bracconaggio, combattimenti tra cani, corse ippiche clandestine, macellazione clandestina), sono aumentati del 28% con ben 7.494 infrazioni; il patrimonio storico, artistico e archeologico ha subito un vero assalto con furti aumentati del 13,1% e più 50% di sequestri effettuati. Contro la filiera agroalimentare sono stati accertati 13.867 reati, più che triplicati rispetto al 2010. I sequestri sono stati pari a 1,2 miliardi di euro con un danno erariale di oltre 113 milioni. In lieve flessione (ma con numeri sempre straordinari soprattutto se confrontati col business legale), i reati nel ciclo dei rifiuti e del cemento. 5.284 reati e 5.830 persone denunciate nel primo settore.

La maggior parte dei reati registrati (il 47,7%) riguarda ancora una volta le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, con la Campania in testa (con 5.327 infrazioni), seguita dalla Calabria (3.892), dalla Sicilia (3.552) e dalla Puglia (3.345). Mantiene il quinto posto il Lazio (2.463), mentre la prima regione del nord in classifica è la Lombardia (con 1.607 reati) seguita dalla Liguria (1.464).

La gravità dei fatti e i numeri denunciati da rapporto 'Ecomafia 2012' esigono "una risposta efficace, un nuovo sistema di tutela del patrimonio naturale e culturale che passi necessariamente attraverso la semplificazione normativa, che riduca i margini di discrezionabilità e di incertezza", segnalano da Legambiente. Servono "la riforma del sistema dei controlli, per evitare duplicazioni e sacche di inefficienza, e l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel codice penale, come previsto dalla direttiva comunitaria del 2008, formalmente recepita ma di fatto finora disattesa dal nostro paese".

Il rapporto 'Ecomafia 2012', edito da Edizioni Ambiente, con la prefazione di Roberto Saviano, è stato presentato oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di Enrico Fontana, responsabile Osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente, Corrado Clini, ministro dell'Ambiente, Carlo De Stefano, sottosegretario del ministero dell’Interno, Pietro Grasso, Procuratore nazionale antimafia, Gaetano Pecorella, presidente della Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti (la 'Ecomafie' appunto).


Fonte: Agenzia Dire, www.dire.it
4 luglio 2012
TAG:  ECOMAFIA  RAPPORTO  LEGAMBIENTE  REATI  AMBIENTALI  CODICE  PENALE 

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