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contributo inviato da donato piccinino il 30 giugno 2012
Belle notizie.
Don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso dician­nove anni fa dalla mafia, sarà proclama­to beato. Questa non è una semplice notizia, ma una lieta notizia.
Don Pino è stato ucciso in odio alla fede, è morto per il Vangelo. Troppo facile descriverlo come il classico prete anti-mafia (ma senza scorta).
Don Pino era uno da "prima linea" e ai mafiosi faceva paura perchè le sue battaglie per la legalità andavano molto oltre toccando la fragilità della società, il servizio agli emerginati e ai più deboli.
Don Pino era un prete di fronteria che non temeva la solitudine, capace di vivere la sua missione senza chiudersi in recinti ma vivendo la concretezza di una precisa storia e di una precisa società.
Don Pino amava Dio e quindi amava gli uomini (ma il contrario è altrettanto vero: chi non ama Dio, non ama gli uomini e la mafia è questo).

Scrive Francesco Merlo:
"Di sicuro il processo di beatificazione di don Puglisi, avviato da Benedetto XVI, è il primo atto di potenza spirituale di questo Papa così teologico, così professore, così lontano dalla vox populi che è sempre vox dei. E difatti il parroco di Brancaccio, che adesso è in attesa di diventare un’immaginetta della Chiesa, era già un’icona, una faccia molto amata e molto raffigurata, con pennellate naïf, sui cruscotti, sui carrettini, sui muri. E la gente assiste come ad una messa allo spettacolo bello e stralunato che Ficarra e Picone gli hanno dedicato: <E dire che noi glielo avevamo detto: ‘zio Pino, con tutto quest’amore si dia una calmata, perché altrimenti a lei finisce male’>. Insomma, da molto tempo don Puglisi è chiamato <santo> nella Palermo profonda. Persino uno dei killer che gli ha sparato, disse: <Ho ucciso un santo>. Che anche la Chiesa lo riconosca finalmente come santo è, al tempo stesso, un atto dovuto e la promessa di una svolta (...)
Don Puglisi si misurava con la mafia, era cresciuto nella sua stessa tragedia sociale, si nutriva degli stessi miti ma, rovesciandoli in ogni centimetro del territorio e maneggiando le sue stesse armi, si riappropriava inesorabilmente del  quartiere. E non è santo perché  accolse sorridendo il suo sicario – <vi aspettavo> -, ma perché, capovolgendo i miti della mafia, convinse la gente del Brancaccio, la sua gente, a guardare all’incontrario il proprio mondo, la propria casa, la propria famiglia e anche la propria chiesa, e a scoprire che all’incontrario è meglio.

Molto più della causa di canonizzazione del giudice Rosario Livatino, introdotta lo scorso anno dall’arcivescovo di Agrigento, la scelta di beatificare don Puglisi è il primo vero tentativo di contrapporre all’universo del mafioso devoto quello dell’antimafioso devoto. Ecco perché è stato ucciso: stava togliendo alla mafia la sua ragione sociale e cioè il territorio, i suoi miti, le sue processioni, i suoi santi, la sua religione".





TAG:  DON PINO PUGLISI  MAFIA  STATO. CHIESA  BEATO  GIUSITZIA 

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