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contributo inviato da moreno bucci il 26 giugno 2012
E' ormai chiaro che oltre a cercare di attuare i punti dettati dalla BCE (Trichet e Draghi), punti che Berlusconi si rifiutò di adempiere, Monti abbia giocato molto bene in campo europeo e mondiale. Gode di solida reputazione e di indubbie capacità.

Ha saputo da subito far coppia con Hollande per contrastare  la politica gretta della Merkel,< si è anche esercitato a fare proposte concrete per mettere in piedi una risposta  non recessiva in seno all'Unione europea ed è stato protagonista anche al livello del G20.

In patria Monti è oramai scalzato dal nuovo protagonismo berlusconiano, che si accompagna all'alzata dell'antipolitica alla Grillo. Non è chiaro se Napolitano e Bersani riusciranno a tenere ancora in piedi questo governo. Anche in seno al PD si cominciano a levare le richieste di finirla con i professori e di andare al voto in autunno.

Giovedì prossimo si gioca la partita al Consiglio europeo, a Bruxelles
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Sul tavolo troverà il documento preparato dai quattro magnifici dell'UE:  Barroso, Van Rampuy, Juncker e Draghi.
Non è una banalità, questo è certo. Tenta di mettere in piedi un sistema che tenga assieme il sistema bancario, il deficit ed i bilanci degli stati, il controllo delle politiche di bilancio dei singoli stati dell'eurozona con il rispetto degli impegni sottoscritti a fronte dei prestiti ricevuti.
E' un lavoro di lunga lena, che abbisogna di molta buona volontà da parte di tutti, ma anche di tempo. E', infatti, un documento di medio-breve periodo, che prevede ulteriori incontri a ottobre e a dicembre. Ma ha bisogno di grande unità, altrimenti si ferma e non produce risultati.
Gli eurobond, per esempio, sono previsti soltanto al termine di questo percorso.

Monti si trova tra due fuochi. Da una parte la necessità di fermare la spirale della speculazione, che ad ogni emissione di BTP dà fuoco alle polveri e le nostre emissioni sono sempre effettuate a tassi non indifferenti, che significano milioni di euro da pagare in conto interessi.
Dall'altra la lentezza del processo di cambiamento che si prende tutto il tempo della politica e della burocrazia per compiere i loro riti ed i loro confronti.

Resta da vedere se Monti-Hollande sapranno spingere per soluzioni più rapide.

Ma un problema non superficiale aumenta i pericoli per uno stallo europeo.

Se Hollande è entrato immediatamente in campo e si è prodigato per porre la crescita come obiettivo da porre subito nelle politiche europee, dall'altro c'è la Merkel che ragione per categorie non dissimili, ma più profondamente testate. Non nega, la Germania, che si possa avanzare sulla linea della crescita, ma pone il problema, non insignificante, della cessione di sovranità per poter giungere a mettere in comune il debito degli stati della zona euro e per concordare una politica di crescita.
Del resto nel documento del 28 giugno i primi passi di questa maggiore integrazione economica ci sono: fiscalità, controllo dei bilanci, fino ad un Ufficio del Tesoro e ad un bilancio centrale della zona euro, interdipendenza economica per una crescita sostenibile, occupazione e coesione sociale. 
Controbilanciano questi nuovi assetti, nel documento proposto, maggiore coinvolgimento del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali.

Accetterà Hollande la nuova "road map", o il sinallagma tra crescita e cessione di sovranità metterà in "stand by" tutto il sistema europeo?



TAG:  CRESCITA  UE  MERKEL  BCE  CONSIGLIO EUROPEO  MONTI  HOLLANDE  SOVRANITÀ NAZIONALE 

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