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contributo inviato da Giuseppe Ardizzone il 24 giugno 2012
Sabato 23 giugno, all’interno dei locali della Fiera di Roma, si è svolta l’Assemblea Nazionale dei Segretari dei Circoli del PD; mentre, contemporaneamente, a Firenze circa mille amministratori locali, dello stesso partito, venivano raccolti da Matteo Renzi attorno allo slogan “Big Bang Italia obiettivo comune”. Quello che colpisce in questa giornata, al di là dell’ovvia differenza organizzativa, è la decisione del Partito Democratico di privilegiare il rapporto con la propria base sul territorio, per riannodare la possibile frattura esistente con la società civile. La presenza capillare dei circoli, il loro costante lavoro nei confronti dell’area territoriale assegnata, (che spesso sfocia nell’impegno assunto all’interno delle amministrazioni), la ricchezza dell’esperienza degli amministratori locali, quotidianamente alle prese con i problemi della comunità di cittadini, che hanno investito in loro la propria fiducia, rappresentano un bagaglio di esperienza ed un patrimonio inesauribile cui attingere per combattere quella che tutti i sondaggi indicano come una grave disaffezione della società civile, non solo nei confronti dei partiti, ma addirittura delle istituzioni democratiche. Questa distanza, questa sfiducia rappresenta un malattia di tutta la comunità che, se da un lato ci chiama a riconoscere ed estirpare il virus portatore del male, dall’altro c’induce a cercare i rimedi per rimettere in salute l’organismo malato, facendolo riappropriare di un sano rapporto con la partecipazione politica e con le proprie istituzioni. Senza nulla togliere, pertanto, alla peculiarità delle differenze presenti fra le due manifestazioni, che anzi vanno sottolineate perché rappresentano un’ulteriore ricchezza, non possiamo fare a meno di rilevare la correttezza del richiamo complessivo del partito alla sua realtà di base e la volontà forte di porsi come riferimento per la crescita civile dell’intera società italiana. Certo, il momento è difficile, ed in questo senso avere a disposizione sia la forza dell’apparato del partito (che non è solo organizzazione e sistema di gestione ma anche tradizione, storia culturale, ideologica ed esperienza), sia la freschezza irriverente di una nuova generazione, che chiede spazio e voglia di responsabilità, è quanto di meglio ci si poteva augurare. Bisogna saper mediare le diverse esigenze per trasformarle in una forza compatta capace di affrontare quella sfida che, un lucido e realista Segretario del partito Pier Luigi Bersani ha saputo indicare nella relazione di chiusura all’Assemblea Nazionale dei Segretari dei Circoli: vi è sul nostro partito la grande responsabilità storica di indicare al paese una strada percorribile di speranza e di equità per le classi lavoratrici, all'interno di un grande processo di unità politica e democratica europea.Un patto dei democratici e dei progressisti con delle primarie aperte per la scelta dei candidati. Nella sua chiusura dei lavori, il segr. Bersani ha descritto con chiarezza i pericoli della possibile saldatura di un nuovo fronte populista e conservatore attorno alla crisi della rappresentanza, all'antipolitica, alla crisi delle istituzioni utilizzando anche l'arma delle problematiche antieuropee come collante.E' singolare e pericolosa, infatti, la strana convergenza anti-euro fra Grillo e Berlusconi. Movimenti di questo tipo sono presenti in tutte le situazioni elettorali europee. E' probabile, pertanto, che questi temi saranno presenti anche nella nostra futura competizione elettorale. Va spiegato con chiarezza che l'uscita dall’euro può minare il cammino del processo unitario europeo, con un ulteriore peggioramento della crisi economica generale e la perdita di valore dei risparmi e dei salari. Un arretramento rispetto alle prospettive di crescita comune portate avanti negli ultimi cinquant'anni. Fare ricorso all’impegno dei circoli e degli amministratori locali, coniugando assieme a loro la forza e l’esperienza della struttura del partito, l’entusiasmo innovatore della gioventù che chiede spazio, la competenza di tutti gli intellettuali che si sentono di assumere nuovamente il vecchio ruolo di “ compagni di strada “, a suo tempo assegnato loro dal Partito Comunista Italiano, riuscire a vivere la diversità dell’origine storica e culturale del Partito Democratico come fonte di ricchezza e non come segno né di confusione né di indeterminatezza, è la scommessa che si troverà a vivere questo partito per assumere il ruolo di guida e di governo della società italiana, traghettandola fuori dalla crisi. Forte delle lezioni della storia, dovrà guardare con fiducia al futuro utilizzando con serenità anche i nuovi strumenti di democrazia diretta e le possibilità organizzative e di partecipazione offerte dalla Rete.
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