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contributo inviato da Achille_Passoni il 20 giugno 2012


Ieri il ministro Fornero ha riferito al Senato sul problema degli esodati. Finalmente! Il Ministro non poteva più rimandare un’informativa e un dibattito assolutamente necessari per fare chiarezza, affrontare e risolvere - per tutti coloro che resteranno senza stipendio e senza pensione - una questione decisiva per decine di migliaia di lavoratori. 

Il Ministro ha fornito informazioni e cifre dopo il balletto dei numeri cui abbiamo assistito nelle ultime settimane, e ha avanzato delle ipotesi di intervento da parte del Governo per aumentare la platea dei tutelati originariamente coperti con il decreto in preparazione (65.000). È stato un sicuro passo in avanti, anche se è innegabile che questo lunghissimo periodo di incertezze e polemiche abbia inutilmente contribuito ad aggravare l’ansia dei tantissimi lavoratori coinvolti e delle loro famiglie. 

Come dicevo, il Ministro ha definito con più precisione la platea dei lavoratori per i quali è necessario un provvedimento urgente, anche nella forma di un decreto-legge. In particolare, Fornero ha parlato dei lavoratori usciti dalla produzione con accordi collettivi nazionali siglati entro il 31 dicembre 2011, che sono oggi in mobilità o in cassa integrazione e che cesseranno il rapporto negli anni successivi al 2012, che vanno tutelati in via prioritaria applicando anche a loro le norme pensionistiche previgenti. 

Vanno tutelati poi i lavoratori che hanno cessato il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011 in base ad accordi individuali o collettivi con la pensione che decorre al 2014,  e i prosecutori volontari con pensione avente decorrenza al 2014 con i vecchi requisiti. Inoltre, non bisogna scordarsi di una questione ancora aperta dopo la riforma, ma che non attiene direttamente al tema esodati: quella riguardante i lavoratori più anziani, che vedono spostarsi sensibilmente l'accesso alla pensione e che rischiano, se le aziende sciaguratamente continuassero nel considerare queste persone un costo da tagliare, di essere espulse dalla produzione con gli insufficienti ammortizzatori e con anni davanti per arrivare alla pensione.

Il Ministro ha fatto riferimento a misure come la formazione, l'uso del part-time, l'individuazione di nuovi settori di lavoro e la responsabilizzazione delle aziende per favorire il reimpiego, la necessità di attivare un tavolo di monitoraggio permanente coinvolgendo le parti sociali, cosa che servirà a evitare futuri equivoci e a decidere e valutare l’efficacia degli interventi. Pensate a come si sarebbe potuto evitare fin dall'inizio questo pandemonio che ha davvero messo in crisi tante famiglie, se si fosse subito fatta la scelta della concertazione.

Insomma, finalmente è stata fatta un po’ di chiarezza e si è imboccata una strada corretta: adesso però, signora Ministro, servono meno parole e più fatti. Il diritto di andare in pensione con le vecchie regole, per coloro che si trovano nella circostanza di non avere più lavoro e pensione perché sono stati spiazzati da questa riforma, va assolutamente ripristinato. Un'ultima cosa: la vicenda Inps, con le cifre buttate allo sbaraglio, non può finire nel nulla!
TAG:  PENSIONI  INPS  ESODATI  LAVORO  RIFORMA PENSIONI  FORNERO  WELFARE   

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