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contributo inviato da Achille_Passoni il 14 giugno 2012


A qualche giorno dalla direzione nazionale del Pd, è possibile fare qualche ulteriore riflessione sulla relazione del Segretario e sulla linea che il Partito seguirà da qui alle prossime elezioni, lungo un percorso importante di definizione di una proposta politica seria e credibile di governo dell'Italia e di selezione del candidato premier del nostro campo. Intanto, bisogna sottolineare l’impianto complessivamente positivo della relazione di Bersani.

Il Segretario, richiamando lo spirito del Lingotto come patrimonio comune e punto di partenza dell’esperienza riformista del Partito Democratico, ha delineato un partito aperto, davvero includente, in grado di rappresentare i bisogni e le aspettative di milioni di persone, di determinare il cambiamento e l'innovazione di cui ha bisogno l'Italia e, nel contempo, rispettoso di tutto quanto si muove nella società civile e pienamente disponibile a un serio confronto con le istanze che da essa provengono.

D’altra parte, è proprio questa l’idea della vocazione maggioritaria e non certo la sua riduzione alla banalità dell'andare "da soli": avere l’ambizione di non chiudersi, di non delegare ad altri la rappresentanza ma porre al centro della scena politica un Pd ricettivo e plurale, in grado di porsi come punto di riferimento e interlocutore privilegiato per chi vuole cambiare il Paese attraverso le riforme.

Il Partito Democratico in questa fase ha una responsabilità enorme, perché emerge come l’unica forza politica ancora solida, dopo lo tsunami delle amministrative che ha certificato la disgregazione del centrodestra e ha ridimensionato pesantemente le ambizioni del terzo polo, di fatto bloccandole sul nascere, e ha visto l'affermarsi del grillismo, sia elettoralmente che nei sondaggi successivi. In uno scenario come questo, fa bene Bersani a rilanciare il ruolo di riferimento del Pd per tutti i riformisti, ad aprire il partito a delle primarie vere, dove, come è ovvio e naturale, porre la propria candidatura a premier.

Molto giusto è stato anche il ribadire la scelta responsabile di sostenere il Governo sino al 2013 - ponendo fine a "chiacchiericci" (per non definirli in modo peggiore) nati anche in seno alla segreteria del Partito circa un possibile anticipo della conclusione della legislatura - lavorando per orientarne l’azione verso i binari della crescita.

Tutto questo senza dimenticare la necessità di modificare assolutamente la legge elettorale, per riavvicinare i cittadini alla politica e creare un vincolo vero tra eletti ed elettori, garantendo governabilità e rappresentanza. Insomma, mi sembra che il Partito stia andando nella direzione giusta e con la necessaria unità del gruppo dirigente, che si è verificata nel voto unanime sulla relazione del Segretario.
TAG:  BERSANI  PD  DIREZIONE  ITALIA  PRIMARIE  RIFORME  VOCAZIONE MAGGIORITARIA  LINGOTTO 

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