.
contributo inviato da roberto seghetti il 12 giugno 2012
           

Euro, dollaro, Europa, Usa, elezioni in Europa, elezioni in Usa. Mettiamo in fila alcuni fatti, gli interessi in gioco e alcune evidenze.

Gli interessi in gioco.

Il presidente Usa, Barack Obama, ha tutto l’interesse a salvare l’Europa perché, se l’economia del Vecchio Continente declinasse bruscamente o addirittura saltasse l’euro e la stabilità finanziaria europea, le ripercussioni sull’economia Usa sarebbe così forti da mettere a rischio per diversi anni anche la vita dei cittadini statunitensi, senza contare i pericoli per la ri-elezione del presidente nel voto di novembre. Nasce da qui la forza del richiamo e della pressione sui leader dei diversi paesi europei perché affrontino coralmente la crisi senza farsi uccidere uno alla volta dalla speculazione.

Le forze politiche progressiste europee hanno tutto l’interesse a favorire un salto di qualità nell’unione europea e a dare una risposta globale alla crisi, perché questo tipo di politica fa riprendere il cammino del sogno europeo e mette invece in difficoltà le destre che hanno il mito politico dell’ognuno per sé, del più forte che è anche il più bravo, del popolo migliore, dei popoli del sud che sono ingestibili, della chiusura, della paura, senza tacere della voglia di assomigliare al modello sociale americano abbandonando la via, per usare il titolo di un libro di Tommaso Padoa Schioppa, dell’ “Europa forza gentile”.  

La grande finanza angloamericana non ha interesse a una vittoria di Obama aiutata anche da stabilità in Europa, perché nel suo secondo mandato il presidente potrebbe trovare la forza di imporre regole più stringenti per la finanza. Tantomeno le grandi banche Uk e Usa, i fondi e le case di affari anglosassoni sono interessati a una forte stabilità europea. Per tre motivi. Primo: un’Europa Stabile e forte può rappresentare un pilastro di appoggio per regole generalizzate più stringenti. Secondo: anche Usa e Uk sono in crisi; se gli investimenti in Europa risultassero più appetibili, se ne gioverebbero le grandi istituzioni finanziarie europee (e gli Stati europei) non quelle anglo americane (o il Tesoro Usa, che deve collocare tanto debito quanto quello dell’intera Europa). Terzo: se si salva il modello europeo e Obama vince le elezioni, la riforma sanitaria già varata diventa solo il primo passo verso un possibile cambiamento del modello Usa. E un cambiamento del modello Usa significa un indebolimento secco per l’opzione liberista, senza lacci, senza lacciuoli, senza eccessivi controlli. E un possibile maggior impegno su temi sociali che toglierebbe denari e mezzi agli investimenti nell’industria pesante, segnatamente militare, con ripercussioni di lungo periodo di tipo geopolitico. Ricordo a quest’ultimo proposito le affermazioni di Niall Ferguson, professore alla Università di Harvard, in un lungo e cristallino articolo su Aspenia, rivista dell?Aspen Institute Italia: “Ecco come si verifica il declino di

un impero. Inizia con l?esplosione del debito e termina con una inesorabile riduzione delle risorse per le forze armate. E? per questo che gli elettori fanno bene a preoccuparsi per la crisi del debito Usa”.

Alcuni fatti.

Secondo l’ufficio studi sul bilancio Usa, se vi saranno alcuni intoppi, si rischia che nel 2039 il debito pubblico Usa possa essere pari al 215 per cento del Pil. I meccanismi di libertà di azione della Federal Reserve attutiscono questo dato. Ma da ciò che accade nel mondo sembra che di una tale, catastrofica prospettiva in realtà non importi nulla ad alcun investitore. Nessuno dubita o si permette di dubitare che gli Usa reggeranno il colpo. L’unico momento in cui si accendono i riflettori riguarda lo scontro tra democratici e repubblicani sui tagli al bilancio, o quando i cinesi minacciano di non sottoscrivere più titoli del Tesoro Usa. Risultato: i titoli del Tesoro Usa vengono collocati con interessi irrisori. In Usa ben poco di questo debito è stato acceso per finanziare il Welfare, molto per finanziare le spese militari che consentono agli Usa di essere il paese più forte e regolatore. 

Anche l’Europa mostra alti livelli di debito pubblico, ma non come quelli Usa. Messo tutto insieme il debito pubblico europeo è pari all’82,5 per cento del Prodotto interno lordo europeo. Ma il fatto che dietro ogni parte di debito c’è solo lo Stato-Nazione di riferimento indebolisce tutto. Deficit e debiti sono dunque sotto i riflettori e “mangiano” risorse per evitare che la crisi si avviti.

Si discute allora di mettere insieme Pil e debito, in modo da utilizzare tutta la forza della principale piattaforma economica del mondo, cioè l’Europa? No, di questo parlano solo le forze progressiste. Per il resto si parla di libertà di licenziamento, di riduzione delle spese mediche, di taglio delle pensioni. Il Welfare, cioè la sostanza del modello sociale europeo, compreso quello della probissima Germania, è il vero accusato dal mondo della finanza. E tutto spinge verso l’adozione di un modello più simile a quello Usa, dove le spese per il Welfare sono irrisorie, le difese per il lavoro sono basse, le spese militari sono alte.

L’ultima coincidenza.

Da ieri, messa al sicuro la Spagna, nel mirino è finita l’Italia.

Dalle agenzie di stampa: CRISI: WSJ, AUMENTANO SFIDE ITALIA, TROPPE ANCHE PER MONTI? DOPO SALVATAGGIO SPAGNA ROMA POTREBBE TROVARSI SOTTO RIFLETTORI (ANSA) - NEW YORK, 11 GIU - Le sfide per le riforme che si profilano per l'Italia potrebbero essere "troppe per un uomo solo, anche se quell'uomo è Mister Monti". E' quanto si legge in un commento pubblicato in mattinata sul sito internet del Wall Street Journal. "Ora che la Spagna ha avuto il suo salvataggio, l'Italia potrebbe ritrovarsi sotto i riflettori della crisi" ancora una volta.  L'Italia è in "profonda recessione e lo slancio verso le riforme sta svanendo", prosegue il quotidiano economico. Nel maggio 2011 l'allora governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, aveva diagnosticato chiaramente la causa della cronica mancanza di crescita del paese. E a un anno di distanza molte cose restano ancora da fare. "Il pacchetto di riforma del lavoro di Monti, che punta ad agevolare le assunzioni" e rendere meno difficili "i licenziamenti, è un passo chiave ma è stato annacquato: - mette in evidenza il Wall Street Journal -. Concede ancora l'ultima parola al giudice in molti casi quando tocca decidere se un lavoratore può essere licenziato per motivi economici". L'economia italiana è rientrata in recessione nel terzo trimestre 2011, da allora si è contratta dell'1,7% e non mostra alcun segno di ripresa. Il secondo trimestre - secondo BNP Paribas - rischia di essere debole quanto il primo, quando il Pil si era contratto dello 0,8%. "Una profonda recessione riaccenderà i timori sulla sostenibilità del debito. Senza crescita, il debito continuerà ad aumentare e potrebbe raggiungere il 137% del Pil nel 2014 dal 120,6 del 2011, secondo le stime di Citigroup. "L'appoggio per il governo Monti sembra svanire", con le elezioni di maggio che hanno mostrato la crescita dei partiti di protesta. "Monti deve usare il suo capitale politico interno che gli rimane per rilanciare il programma di riforme immediatamente, invece che attendere di essere costretto da un'altra crisi".

Ancora dalle agenzie di stampa: CRISI: ALLARME NYT, SFIDE ITALIA QUASI INSORMONTABILI. (ANSA) - NEW YORK, 11 GIU - Anche il New York Times lancia l'allarme Italia. "Sarà la prossima a cadere?". "Monti sta lottando per riformare l'Italia all'ombra della crisi dell'euro", si legge in un commento pubblicato sul sito del quotidiano newyorkese, in cui si sottolineano le "sfide probabilmente insormontabili e gli ostacoli strutturali che caratterizzano la società e la politica italiana". Il Nyt sottolinea anche il peso dell'aumento della partecipazione italiana al Fondo salva Stati europeo. "Ora che la Spagna diventa il quarto Paese dell'Eurozona ad accettare un salvataggio internazionale - si legge sul Nyt - le autorità italiane si trovano nuovamente di fronte a una domanda che le ossessiona da quando la crisi del debito europeo è iniziata tre anni fa: quando l'infezione finanziaria attraverserà i nostri confini?"."E' lontano dall'essere chiaro - prosegue il quotidiano - se Monti riuscirà ad evitare che l'Italia sia la prossima grande tessera del domino a cadere". E citando fonti ufficiali italiane, il Nyt scrive che "privatamente sono allarmate dal fatto che anche i 100 miliardi di euro per il salvataggio delle banche in Spagna potrebbero non fermare il contagio". Per questo - prosegue il New York Times - "nonostante Monti abbia una reputazione di leader di buon senso con una grande credibilità internazionale, si trova ad affrontare una serie di problemi che possono definitivamente portare gli investitori a puntare su questo Paese 'too big to fail'", troppo grande per fallire.

Ancora dalle agenzie di stampa. Anche per Bloomberg BusinessWeek, "dopo il salvataggio delle banche spagnole l'Italia potrebbe essere il prossimo Paese ad avere bisogno di aiuti esterni". "Roma ha potuto tirare un sospiro di sollievo per poco tempo", si legge, con un riferimento al nuovo aumento degli spread delle ultime ore che "riflette le persistenti paure dei mercati che la terza economia del continente europeo possa essere la prossima a tremare".

 

TAG:  DEBITO  OBAMA  NYT  WSJ  BLOOMBERG  WELFARE  SPESE  MILITARI  TITOLI  EUROPA  USA   

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
21 febbraio 2008
attivita' nel PDnetwork