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contributo inviato da Achille_Passoni il 7 giugno 2012


Oggi l’Aula ha approvato il decreto sulla revisione della spesa pubblica e sulla sua razionalizzazione, la cosiddetta spending review, che ora dovrà passare all’esame della Camera. È un provvedimento assolutamente necessario, dato che la spesa pubblica totale in Italia ha superato da tempo il 50% del Pil, ed è una spesa estremamente squilibrata, che finanzia i debiti del passato e una burocrazia inefficiente invece di favorire crescita e investimenti. Da questo decreto ci attendiamo importanti effetti a breve termine, a partire dal risparmio dei 4,2 miliardi di euro necessari ad evitare l'aumento dell'IVA, e a medio e lungo termine, con l’introduzione di procedure di controllo della spesa che siano realmente efficaci.

La spesa pubblica in Italia è talmente elevata che si finanzia, lo sappiamo bene, con una pressione fiscale pesantissima, che supera il 45% del prodotto interno lordo e punisce soprattutto l’impresa e il lavoro: come ricordava il senatore Morando in Aula, il total tax rate che grava sulle imprese in Italia raggiunge addirittura il 64%, ossia 14 punti in più del Paese europeo che viene dopo di noi in Europa, che è la Svezia.

È evidente dunque la necessità di un intervento per ridurre le sperequazioni, con una revisione della spesa che tanto per cominciare fissi un programma di ristrutturazione della pubblica amministrazione, definendo obiettivi di costo e risultato in base ai quali giudicare le performance degli uffici e dei dipendenti pubblici. L’obiettivo immediato non è tanto quello di tagliare la spesa, ma controllarne la composizione e la gestione per recuperare efficienza e ottenere servizi qualificati a costi minori.

Il provvedimento che abbiamo approvato agisce proprio in questo senso, istituendo un Comitato interministeriale e un commissario straordinario con il compito di indirizzare e coordinare la razionalizzazione della spesa. Viene inoltre favorito l'utilizzo dei sistemi informatici per la selezione delle migliori offerte di fornitura di beni e servizi alle amministrazioni pubbliche, e vengono incrementati i poteri della CONSIP e dell'Osservatorio sugli appalti pubblici, per cercare di stabilire un costo standard generale delle prestazioni. Il provvedimento dispone poi la certificazione dei crediti delle aziende fornitrici della pubblica amministrazione, e conferma la compensazione dei crediti verso la P.A. di queste aziende con i debiti dello Stato nei loro confronti.

Ovviamente, il decreto è un passo avanti nella giusta direzione, ma da solo non basta: serviranno ulteriori riforme per favorire una vera e propria riorganizzazione complessiva della pubblica amministrazione, rendendo più efficiente e responsabile l'utilizzo delle risorse pubbliche. Certo, il tema è vastissimo e complesso, ma la riforma della P.A. e la liberazione di risorse ora bloccate è un capitolo importantissimo del tema più ampio che riguarda la crescita e dello sviluppo. Un tema decisivo per il futuro del Paese.
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