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contributo inviato da verduccifrancesco il 4 giugno 2012
 Ansa 
Paola Severino, ministro della giustizia, ipotizza di utilizzare i detenuti per la ricostruzione delle zone terremotate. L’iniziativa riguarderebbe i detenuti non pericolosi e già in regime di semi libertà.
L’idea è stata espressa durante la visita del ministro al carcere Dozza di Bologna.
Dice il ministro: "In un momento come questo che richiede interventi tempestivi penso che si potrebbe vedere anche parte della popolazione carceraria protagonista di un'esemplare ripresa".

"Vorrei che fossero coinvolte tutte le carceri della regione e se fosse possibile non solo".  "Ho sempre pensato che il lavoro carcerario sia una risorsa per il detenuto, un vero modo per portarlo alla risocializzazione e al reinserimento nella società".
Facendo l'esempio di Bologna il bacino di detenuti in cui si potrebbe pescare per Severino, escluderebbe i 101 detenuti in alta sicurezza e potrebbe riguardare i 246 tossicodipendenti o il 57% di extracomunitari che compongono la popolazione carceraria della Dozza. Si potrebbe lavorare "su queste due fascie".

Per la Severino, questo raggiungerebbe il doppio obiettivo di far sentire utile la popolazione carceraria e di farla apparire utile alle persone colpite dal terremoto.

Una bella pensata, non c’è che dire, sempre che non si tenga conto dei 13.000 posti a rischio in Emilia, mentre in Italia, secondo il ministro dello sviluppo economico, ci sono tra inoccupati che non cercano lavoro, disoccupati, cassintegrati e sotto-occupati 7 milioni di persone, a cui si possono collegare quattro famigliari a testa, che vivono la crisi; e significa 28 milioni di persone.
Ricostruire significa anche creare posti di lavoro per chi il lavoro non ce la. Questo significa che è opportuno usare imprese edili del posto, visto che oltre alle case è stata colpita la produzione, e assumere i disoccupati sempre del posto, e se non bastano si assume personale delle regioni vicine.
Usare i carcerati, anche se la teoria su cui si basa l’ipotesi è giusta, significherebbe togliere lavoro a coloro che, a causa del terremoto, l’anno perso. E, pertanto, significa anche non mettere in circolazione soldi che servono a rimettere in moto le altre attività commerciali aumentando così il numero dei lavoratori a rischio.
TAG:  TERREMOTO  EMILIA  SEVERINO  MINISTRO GIUSTIZIA 

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commenti a questo articolo 0
commento di pasquino50 inviato il 5 giugno 2012
Ma che bella pensata!...
Fa il paio con l'uscita del Monti-pensiero sul calcio...
Quando smetteranno di dare fiato insulso alle loro strampalate idee?
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