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contributo inviato da moreno bucci il 27 maggio 2012
Hollande, poi, ha vinto.
Se ne sono subito visti gli effetti. Dapprima al G8, dove Monti - da bravo professore - è stato incaricato da Obama dell'allocuzione introduttiva, successivamente in Europa, dove la Merkel comincia a soffrire.
Monti ha subito approfittato della presenza di Hollande e, senza manifestare la nuova aria che spirava, si è però subito messo a far sponda alla politica di cambiamento auspicata dalla Francia.
Monti si è certo reso conto che la ricetta imposta dalla lettera della BCE di Trichet e Draghi non è la soluzione. Lavora senza enfasi, si predispone, passo dopo passo, a tessere la tela, cercando di far avanzare impostazioni nuove, se non proprio nuove idee, in seno alla diligenza europea.
Diciamoci pure che esiste un grosso rischio: che le nuove tendenze (definite "per la crescita" non riescano a far breccia com'è necessario in tempi rapidi. Se infatti si dovesse assistere ad un tira e molla, tra una riunione e l'altra dei capi di governo europei, tra la politica del rigore e quella della crescita e si cadesse nella diatriba delle "piccole cose" si rischierebbe molto.

Monti non vuole uscire dal suo "ruolo tecnico", anche se si appoggia ad Hollande.
L'Europa (e la zona euro in primis) ha necessità di un'azione politica di ampio respiro. Così come il PD e la SPD andarono a Parigi per sostenere Hollande, è assolutamente necessario che il partiti socialisti e progressisti della zona euro si mobilitino per un'azione politica comune in favore di una nuova stagione nella politica europea. 
Bisogna che si rivolgano, sui piano politico, mediatico e scientifico a tutta la società per far capire le ragioni di un cambiamento essenziale di indirizzo politico. Se si resta ancora una volta chiusi nei propri confini non riusciamo a far mutare rotta. Non basta il lavoro diplomatico verso la burocrazia europea. E' necessaria una vasta azione politica, di grande spessore. Che poi è l'unica a far avanzare la possibilità di nuove integrazioni politiche nella zona euro.
Solo così si salva la Grecia e si aiutano i greci a non cedere al disfattismo e al qualunquismo.

In Italia Monti cede nella fiducia degli italiani.
La legge cosiddetta "Salva Italia" porta ora i suoi amari frutti, di imposte e accise e la manovra morde  le carni degli italiani. Quando si invocava la patrimoniale pensavamo a far pagare i ricchi e gli straricchi. Monti ha invece imposto la patrimoniale a tutti e gli euro che servono sono  più pesanti quando escono dalle tasche dei ceti medi e dei meno abbienti; sono bazzecole per ricchi e straricchi.
E poiché non ci sono tecnici che tengano, poiché ogni decisione, presa da chiunque, è sempre "politica" , Monti - che si è trovato di fronte anche a odiosi attentati come quello di Brindisi - è obbligato a fare i conti con i sentimenti degli italiani ed al recente terremoto in Emilia.
In più le elezioni amministrative hanno messo a nudo il processo di disfacimento dei partiti nati e sviluppatisi durante la "repubblica berlusconiana", togliendo gran parte del significato dell'appoggio  parlamentare dei partiti dell'abbecedario al suo governo. I balletti sulla riforma della legge elettorale stanno svanendo di fronte alla  nuova offensiva di Berlusconi che, facendosi forte della disfatta (utile per lui) del cosiddetto Popolo della Libertà, torna in campo mirando alla presidenza della Repubblica in stile francese, cioè molto più in alto di prima.
In più dobbiamo registrare strane campagne pro-Grillo sostenuto (ad arte?) durante tutta la campagna elettorale dai media nazionali, dalla carta stampata alle televisioni.

Ci sono motivi non insignificanti per veder Monti avvitarsi nelle dispute partitiche, volte a riposizionare i partiti in vista delle prossime elezioni, vicine o lontane che siano, con nocumento per qualsiasi buona opera che il suo governo possa compiere 
in favore della nazione.  Di fronte alle prese di distanza del PdL (specialmente su imposte e questione Equitalia) Monti ha potuto contare, sin qui, del fattivo apporto del "Terzo Polo" (però messo in forse dai risicati risultati usciti dalle urne) e del PD. Quest'ultimo, appare oggi di fronte alla necessità di scrollarsi di dosso incrostazioni del passato, anche se esse fanno parte delle sue anime fondanti. Per dirla con Pietro Nenni, anche per il PD vale l'ammonimento di "rinnovarsi o perire"

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