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contributo inviato da Achille_Passoni il 24 maggio 2012


Sono settimane difficili per i lavoratori della ex Isi. È circa un anno e mezzo che seguo la vertenza e sono rimasto sconcertato - per la verità non è la prima volta - dalle ultime vicende legate a Fojanese, indagato per truffa aggravata e bancarotta fraudolenta. È quasi come si ritornasse sul luogo del delitto dopo più di un anno, azzerando tutto quello che c'è stato nel mezzo; il fallimento di Isi, la ricerca di nuovi compratori, l'eliminazione degli incentivi alle rinnovabili del governo Berlusconi, la cordata e infine il decadimento dell'aggiudicazione di qualche mese fa. Si ritorna dove tutto era cominciato.

Appunto da quella proprietà di Isi che fin dal mio primo incontro con i lavoratori dentro la fabbrica occupata, veniva definita da loro stessi poco seria, della quale già allora ipotizzarono i fatti che sono emersi in questi ultimi giorni. Fojanese, l'allora ad di Isi, è accusato di aver sottratto oltre 12 milioni di euro nella riconversione della ex Elettrolux da fabbrica di frigoriferi in azienda produttrice di pannelli solari.

Una vicenda che assieme ad altre ci costringe a porci delle domande su come nel nostro Paese sia facile giocare con la pelle delle persone. Si perché da allora i lavoratori navigano nel buio, seppur si sia tentato un generoso salvataggio tramite una nuova cordata, vanificato all'ultimo minuto. A rimanere senza lavoro, bisogna ricordarlo, sono più di 300 persone alle quali è stata promessa troppe volte la ripresa delle attività, promessa sempre tradita.

Una vertenza estenuante e angosciosa, resa tale da un tira e molla di speranze e delusioni che si sono dilazionate nel tempo, sempre fuori dai cancelli nell'attesa del compratore giusto e dell'occupazione. Non è la prima volta che ci troviamo di fronte ad una classe dirigente imprenditoriale irresponsabile che in questo caso - estremo - scappa addirittura con il malloppo. Non è la prima volta che la proprietà di un'azienda si dimostra totalmente disinteressata alla missione sociale dell'impresa a far crescere un territorio, di investirci per poter creare benessere e risorse disponibili per tutti. Anche questa volta si è preferita la scorciatoia. La strada più semplice, quella del guadagno immediato e mascherato, per giunta, dal manto della menzogna.

Ai lavoratori non resta altro che l'attesa. A fine giugno la nuova asta decreterà la presenza o meno di uno o più compratori interessati a riavviare la produzione all'ex Isi. Certo, le numerosi delusioni e le preoccupazioni per il futuro restano e aumentano ogni giorno che passa, anche se qualcosa si muove sul fronte occupazionale, con l'affacciarsi di aziende disponibili ad assumere parte di quei lavoratori. Guai a lasciarsi andare alla sfiducia. La lotta deve continuare e le Istituzioni e la politica devono restare a fianco dei lavoratori della ex Isi.
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