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contributo inviato da MarcoBorciani il 23 maggio 2012
Il 23 maggio è, certamente, una di quelle date che, nel bene o nel male, fanno la storia di un Paese: nella fattispecie italiana, ahinoi, lo è nel male.
La strage di Capaci ha un portato valoriale, affettivo ed emozionale enorme per chiunque ne abbia memoria e per chiunque ne abbia contezza responsabile. Come tanti porto anch'io il mio ricordo personale di quella giornata e di come appresi la notizia: certo, a soli 7 anni, allora, non potevo capire ciò che avevo davanti, ma oggi quei piccoli frammenti di una giornata come quelli sono qualcosa che custodisco gelosamente perché crescendo ne ho appreso il senso drammatico e, al tempo stesso, eroico.

Ciò che stona terribilmente con la storia personale e civica di Giovanni Falcone, così come per Paolo Borsellino, è pensare che in tanti anni non siano ancora state acclarate le chiavi di volta negli iter giudiziari per individuarne colpevoli e mandanti.
L'impressione che ho, ma che immagino non sia solo mia, è che tante (troppe) volte ci si sia avvicinati alla verità oggettiva di quei fatti, ma che la si sia solamente lambita, senza agguantarla una volta per tutte. Depistaggi, falsi indizi e false indagini, errori macroscopici volutamente commessi. Tutto questo ancora oggi ci impedisce di capire quale fosse la ratio ultima di quei due attentati catastrofici.
Probabilmente tra i tanti che abbiano letto e si siano documentati, molti si sono fatti un'idea di ciò che, invece, non è stato appurato: tutte quelle persone, e io tra quelle, nutrono una sete infinita di conoscere a fondo una volta per tutte cosa avvenne e perché.
Questa mancanza di verità e di oggettività rende terribilmente sconsolante qualunque commemorazione, ancorché sincera e non retorica, di quelle date e di quegli eroi nazionali. Ancor più se pensiamo, e dobbiamo pensarlo, che quelle pagine di storia patria debbano essere raccontate alle nuove generazioni. Come possiamo raccontare loro cosa furono quei giorni e quegli anni? Come possiamo responsabilizzare le loro coscienze civiche, se nemmeno noi abbiamo punti fermi da cui partire?
E poi, soprattutto, quale memoria sincera e non retorica di Falcone e Borsellino può essere pienamente coerente con il loro alto e nobile esempio, se noi oggi siamo ancora all'oscuro delle verità fondamentali di quelle stragi (incluse quelle del '93)?
Troppi interrogativi restano irrisolti su quegli eventi e sulla storia a seguire: senza piena luce rispetto a questi aspetti, forse, non può esistere una onesta commemorazione di quelle vittime sacrificali.

A proposito del "fuor di retorica" di cui sopra, vorrei fare una menzione speciale al film di Claudio Bonivento prodotto da La7, "Vi perdono - ma inginocchiatevi": un'opera straordinaria per durezza e carica emotiva al tempo stesso. Una visuale, finalmente, diversa su quei fatti: raccontando la storia personale dei 3 uomini della scorta che morirono a Capaci a fianco del Giudice Falcone, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco di Cillo, il film apre un varco anche sulla storia personale di quei 3 uomini e sulla vita "border line" degli uomini della scorta. 
Menzione che ritengo doveroso fare anche per i documenti presentati a corredo del film da Mentana, il quale ha rinvenuto e riproposto straordinari video e interviste di quell'epoca, volte ad evidenziare il senso di profonda solitudine e amarezza in cui i due Giudici si trovarono ad operare in quegli anni.

A suggello della memoria di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo, e dei 3 uomini della scorta Montinaro, Schifani e di Cillo, vorrei citare le righe conclusive del libro "COSE DI COSA NOSTRA" scritto dallo stesso Giovanni Falcone con Marcelle Padovani, parole profetiche ed autobiografiche al tempo stesso, direi:
Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. in Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.
TAG:  GIOVANNI FALCONE  FRANCESCA MORVILLO  ANTONIO MONTINARO  ROCCO DI CILLO  VITO SCHIFANI  STRAGE DI CAPACI  PAOLO BORSELLINO  COSE DI COSA NOSTRA  MARCELLE PADOVANI 
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